Riflessioni su PD e M5S mentre continuano le consultazioni…

Riflessioni su PD e M5S mentre continuano le consultazioni…

di Andrea Parini

Direi che: (1) M5S e Lega hanno descritto un’Italia che ha perso lavoro, reddito, diritti sociali (pensioni, art. 18) e devastata dalla corruzione, dalla immigrazione islamica, dalla inefficienza politica; (b) per cinque anni hanno dato la colpa di questo degrado al PD con attacchi, insulti, accuse di corruzione e di aver governato a danno degli italiani; (c) hanno promesso agli italiani di proteggerli, di ripristinare i diritti (o privilegi) perduti, di aggiungerne altri e di creare il Paese di Bengodi; (d) hanno guadagnato voti, arrivando il M5S al 32% (più 7% rispetto al precedente massimo) e la Lega al 18% (più 7% rispetto al precedente massimo) mentre il Pd e Forza Italia perdevano ciascuno il 7% circa; (e) ma ora debbono governare e mantenere le promesse; oppure debbono tradire le promesse dando la colpa a qualcun altro.

In teoria sono possibili varie maggioranze “politiche”: per esempio il governo dei “vincitori (PD+Lega e altri), oppure il governo di un vincitore col perdente PD. Salvini esclude un governo centrodestra – PD, riedizione di quel “Patto del Nazareno” da cui si era escluso nella passata legislatura; Di Maio vorrebbe un governo presieduto da lui, con la Lega ma senza Berlusconi; Salvini dice che due condizioni sono troppe. Traduzione dal politichese di Salvini: “caro Di Maio, o accetti che il Presidente del Consiglio ora lo faccio io, magari con l’impegno di una staffetta per cui lo fai tu nella seconda metà della legislatura, ed allora isolo Berlusconi e ti porto la Lega, Fd’I, ed un pezzo di FI; oppure il Presidente del Consiglio ora lo fai tu, ti ciucci tutto il centrodestra Berlusconi incluso, e so’ cazzi tuoi spiegarlo alla tua gente”.

Quindi, incartatasi la trattativa M5S – Lega, ora Di Maio apre al PD (ma senza chiudere del tutto alla Lega: il “buona fortuna” detto a Salvini non significa “addio per sempre”). E’ legittimo pensare che Di Maio voglia usare la trattativa col PD per premere su Salvini, che infatti reagisce nervoso. Cosa deve fare il PD?

Io credo che debba avere una posizione chiara: siamo alternativi al M5S, preferiremmo stare all’opposizione dei “vincitori” ma possiamo (forse) pensare a governi di emergenza con un programma limitato ad un anno fino a nuove elezioni politiche, ed a due condizioni: che ci siano dentro tutti, anche M5s e Lega, e che i presunti vincitori abbiano prima ammesso il loro fallimento. Ogni altra scelta, col PD che partecipa a governi “politici” e di legislatura, è un suicidio ed è un danno per il Paese che non toccherebbe con mano quanto M5S e Lega siano “buoni a nulla e pronti a tutto”.

Lo dico con buona pace dei “compagni” che pensano che il passaggio all’opposizione sia la fine della loro carriera politica, di chi è “con i 5stelle perché protestano come noi, e la protesta è di sinistra, ora e sempre”, o di chi è succube di quei salotti buoni che dopo aver sparato una cazzata dietro l’altra, dall’alto della loro saggezza presunta, si sono stupiti ed offesi del fatto che il PD anziché cadere in ginocchio per l’ammirazione abbia posto volgari questioni del tipo “Avete scoperto l’acqua calda, e comunque il problema politico non è fare la cosa giusta, ma trovare il consenso per fare la cosa giusta”. Quegli stessi salotti buoni che si sono ben guardati dal sostenere pubblicamente le politiche impopolari che proponevano, e che hanno corteggiato i nuovi politici sperando di rendere il PD più malleabile, salvo spaventarsi quando i nuovi hanno vinto.

E credo anche che il PD debba prendersi un congruo tempo per una riflessione non banale, non limitata ad uno stucchevole “Levati tu che mi ci metto io” evitando le solite stupide querelles tipo “la politica degli ultimi anni è stata carente per colpa di Renzi, viva uno nuovo o semi usato come Martina, e Franceschini for ever”. Questo è il trucco da due soldi di un gruppo dirigente (post comunista, ma tanti altri si sono rapidamente adeguati) che ha cambiato nome al partito quattro volte, pur di non cambiare linea e massimi dirigenti.

A mio avviso la riflessione deve parlare del desiderio di protezione che gli italiani esprimono e che il PD ha sottovalutato, protezione sia sociale (lavoro, pensioni, sanità) che civile (vogliamo ammetter di aver sottovalutato la paura nata dalla immigrazione, in particolare dagli immigrati che rifiutano l’integrazione?). Parlerei anche delle ideologie o credenze politiche antiche e superate di cui siamo ancora portatori (e lo dico a chi era socialista come me, e ancor più a chi era comunista e nutriva la speranza di una palingenesi dimostratasi anti storica).

Parlerei di errori di comunicazione, che discendono da tecniche errate, da idee errate, e anche molto dalla accettazione di nuovi paradigmi culturali: l’idea della sinistra era pedagogica, ci abbiamo rinunciato per difficoltà e quieto vivere accettando l’idea che “i cittadini vanno bene come sono”, idea che non è la quintessenza della sinistra bensì la base della conservazione (ed il modo migliore per fottere i cittadini meno acculturati).
Tutte riflessioni che vanno fatte prima, e non dopo, le scelte di alleanze, governo, programma.