Giovani e futuro

Giovani e futuro

di Francesco Bizzotto

“Il futuro – promessa è diventato futuro – minaccia” dice Miguel Benasayag in L’epoca delle passioni tristi (Feltrinelli, 04, p. 40). E Umberto Galimberti (30.03.’18 – Colloquia 10.0) ne trae che il futuro è imprevedibile e quindi “non retroagisce come motivazione” sui giovani. Il problema, mi pare, è di adulti e Istituzioni, che pensano a una crescita quantitativa senza limiti e chiudono gli occhi sulla minacciosa prospettiva. Il futuro merita l’impegno dei giovani proprio perché è imprevedibile e incerto – non è una promessa. La perdita di fiducia dei giovani è nei confronti dei creduloni adulti, il cui futuro è minaccioso. Infatti, dice Benasayag (p. 42): “Occorre che gli adulti considerino il futuro e ciò che deve essere costruito come qualcosa di positivo e desiderabile”. E conclude: “La configurazione del futuro dipende in buona parte da ciò che sapremo fare nel presente” (p.22). Fare cosa?

Smascherare la folle illusione (Politica) della crescita senza limiti, ovvero senza gestire i Rischi insiti nelle Possibilità. Promesse per il futuro non ne esistono. Scienza e tecnica aprono potenziali incerti perché “tutto ciò che è in potenza è in potenza gli opposti” (Aristotele). Non si tratta di Possibilità (positivo) e Rischio (negativo), come siamo soliti dire, fare, separare.

L’incertezza è interna alla Possibilità, e dire Rischio implica avere già misurato l’evento atteso (è una probabilità). Dovremmo pensare per immagini. Ci serve un ideogramma che contenga gli opposti: la Possibilità / Pericolo da esplorare e valutare; da gestire e ridurre a Rischio. In questo, Aristotele non ci aiuta: bada alla sostanza più che alle relazioni processuali (ai Rischi).

Noi siamo soggetti responsabili in cammino. Non c’è realtà senza relazione, senza Rischio. Una difficile messa a punto, forse per un limite dell’intelligenza. Infatti

“È il risultato delle azioni che ci interessa. […] Noi siamo interamente tesi al fine da realizzare. […] La mente si dirige di colpo allo scopo, ossia alla visione schematica e semplificata dell’atto nel suo essere immaginato come compiuto. […] L’intelligenza rappresenta dunque alla attività solo degli scopi da raggiungere, ovvero dei punti di stasi. E, di scopo raggiunto in scopo raggiunto, di stasi in stasi, la nostra attività si sposta attraverso una serie di salti, durante i quali la nostra coscienza si distoglie il più possibile dal movimento che si compie per conservare soltanto l’immagine anticipata del movimento compiuto. Henri Bergson, L’evoluzione creatrice (1941), Cortina ‘02,

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Un limite da spavento. Come lavorarci sopra per crescere e tenere insieme i due lati della Possibilità (il vantaggio atteso e il danno temuto, il pericolo implicato, da trasformare in Rischio misurato e quindi agibile, processabile con relativo successo)? Invito i Giovani a svolgere il tema; a ribaltare i paradigmi. Papa Francesco offre molti spunti. Faccio due vertiginosi accenni:

1° Impariamo (affermiamo) il valore del concentrarsi sulle possibilità: riflettere a fondo, darsi tempo e limiti, fare dialogo e pause, rallentare per vedere bene, soppesare, prepararsi e agire con delicatezza e appropriatezza (la Giusta Misura Métrion degli antichi Greci), entrare nei processi (azioni, percorsi) con piedi leggeri, spirito artistico, cuore poetico. Ovvero, recuperare l’agire lirico e libero (spirituale?) dei padri del deserto (e di beghine e begardi) cristiani, dei sufi musulmani, dei dervisci, dei taoisti, dei buddisti impegnati alla Thich Nhat Hanh, dei mistici dell’ebraismo (qabbālāh), dei nativi americani. Vito Mancuso ci può dire. Un po’ come ha fatto Stoccarda quando ha deciso per il passante ferroviario. Un modo, una forma che predispone al Risk management; a Gestire bene le Possibilità & i pericoli; farne Rischi belli, che meritano.

E, 2°, diamo spazio al soggetto di mercato che tratta i pericoli e ha interesse a ridurli a Rischi (oggi per via di Prevenzione, perché la Statistica è collassata): l’Assicuratore prefigurato dall’Europa – Solvency II – e da Bianca Maria Farina, coraggiosa presidente dell’Associazione delle compagnie italiane – Ania. Sì. Osare, innovare, manifestare il futuro.

“Per i Greci era fondamentale conoscere se stessi e avere il senso del limite. E non oltrepassarlo, pena la rovina. Esprimi la tua virtù in Giusta Misura. E conoscine il limite. L’Occidente? Ha una cultura dell’illimitato.” U. Galimberti, intervista a Radio Soul, 09.04.’16