Milano non ha rivendicato la guida dell’Italia, si è posta al servizio mostrando azioni, proposte e modelli riproducibili

Milano non ha rivendicato la guida dell’Italia, si è posta al servizio mostrando azioni, proposte e modelli riproducibili

di Arianna Censi

I due recenti studi realizzati rispettivamente dalla Camera di Commercio e dalla start up economica Twig, confermano che l’area metropolitana milanese oltre che essere la parte più avanzata e dinamica del nostro Paese é anche l’unica in grado di confrontarsi e competere con le grandi metropoli europee.

Un solido sistema produttivo ed una fitta rete di servizi all’avanguardia calamitano risorse umane ed economiche che inevitabilmente generano innovazione e  ricchezza. I numeri danno solida forma al sentire comune. La città di Milano è il primo capoluogo di provincia italiano per reddito pro capite, ben quattro Comuni appartenenti alla Città metropolitana di Milano sono tra i dieci più “ricchi” d’Italia ma ciò non basta per essere vincenti nella competizione globale.

Il centro-sinistra meneghino in questi anni ha ripercorso e aggiornato in salsa ambrosiana le collaudate strade tracciate dalle forze progressiste europee che governano la maggior parte delle grandi metropoli, ma non vi è stato sono ad ora alcun serio tentativo di elaborare una proposta politica complessiva da esportare a livello nazionale.

La sfida ora credo è da lanciare. Milano non ha rivendicato la guida dell’Italia,  si è posta al servizio mostrando azioni, proposte e modelli riproducibili. Di contro la nostra area metropolitana è divenuta sempre più un’isola assediata dal declino e dal populismo che da esso trova forza e vigore. Per contro, il processo di aggregazione europea avanza speditamente e la libera circolazione di merci e persone creano opportunità che, se intercettate, generano relazioni e legami che travalicano gli angusti confini. Questo ha delle ricadute importanti nei singoli Stati e non sempre positivi se non governati. E’ come se, progressivamente, lo sguardo di Milano si sia rivolto verso oltralpe piuttosto che verso in resto del Paese.

Chiaramente si tratta di una tendenza globale che travalica i confini nazionali. Ad esempio Sadiq Khan è diventato sindaco Londra con un programma teso a renderla ancor più aperta ed inclusiva, mentre al numero 10 di Downing street albergano coloro che stanno conducendo il Regno Unito fuori dall’Europa.

Milano Città metropolitana ha una tara che non le permette di liberare pienamente le proprie potenzialità. l’Italia, unica tra i grandi Paesi europei, non ha un efficace sistema di governance dei temi strategici di interesse sovracomunale. Le oggettive difficoltà di Milano in materia ambientale e di qualità dell’aria devono essere letti come delle cartine di tornasole di questa situazione.

La Legge Delrio ha meritoriamente istituito le Città metropolitane, ma le ha colpevolmente lasciate in un limbo non definendone pienamente l’identità e non fornendogli strumenti per incidere veramente su partite quali il trasporto pubblico locale, mobilità, pianificazione strategica e territoriale grande elemento di politiche sostenibili.

Purtroppo, ad oggi, Milano non è stata in grado di imporre ai Governi di turno di dotarla di strumenti adeguati per governare la complessità. Se non si porrà soluzione a questo tema inevitabilmente il morto trascinerà con se il vivo.

Oggi, come ieri, la Città metropolitana di Milano non chiede alcun “aiutino”.  Ha infatti, prima in Italia, messo a punto, in stretta collaborazione con i Comuni del territorio, il proprio Piano strategico, lo strumento di governo delle tematiche di area vasta previsto dalla legge. In esso, tra le altre cose, si possono leggere le previsioni di intervento su temi quale l’assetto del territorio, l’ambiente, la sostenibilità e il sistema dei trasporti (le vere priorità di area metropolitana).

Chiediamo dunque di avere solo quanto ci spetta. Essere messi, finalmente, nelle condizioni di poter lavorare al meglio delle nostre possibilità al servizio del nostro territorio e del nostro Paese.