La Situazione Impianti sportivi in Lombardia e il modello Milano

La Situazione Impianti sportivi in Lombardia e il modello Milano

di Paolo Gatti

In Regione Lombardia sono censiti 25.861 luoghi di sport pubblici, di cui 16.711 sono impianti sportivi e 9150 centri sportivi, il 17% dei 148.860 censiti dal Coni in Italia.

Per quantità, la Lombardia è la regione con il maggior numero di luoghi di sport in Italia.

Ma la quantità non basta. Da anni esiste un deficit di qualità.

Il 65% degli impianti lombardi è stato costruito infatti prima degli anni Ottanta e oggi non è più adeguato alle varie normative vigenti. Questi impianti sono aperti in deroga alle normative grazie all’assunzione di responsabilità da parte degli amministratori del territorio.

In Lombardia due impianti su tre sono in attesa da anni, e in alcuni casi da decenni, di una riqualificazione.

Sei impianti sportivi su dieci sono poco fruibili.

Dal 2012 al 2015 in Lombardia sono stati chiusi 509 luoghi di sport.

Per colmare questo deficit di qualità servirebbe una montagna di soldi.

E’ stato stimato in 1,5 miliardi di euro l’investimento necessario per riqualificare l’intera impiantistica sportiva lombarda.

A novembre 2017 il Ministero della Salute, in collaborazione con il Coni e con l’Istituto Superiore di Sanità, ha reso pubblico uno studio sull’impatto economico e sociale dell’attività sportiva.

Un aumento dell’attività sportiva determina:

  • La riduzione dei costi per le spese sanitarie aggiuntive
  • La diminuzione delle assenze lavorative
  • La riduzione delle morti precoci e dei casi di depressione e di disturbi
  • È un forte fattore di socializzazione e d’integrazione
  • Riduce il rischio per i minori di finire nelle mani della criminalità
  • È produttore di benessere individuale.

La riduzione dell1% del tasso di sedentarietà determinerebbe immediatamente un risparmio di 200 milioni annui sulla spesa sanitaria e un valore di 4 miliardi annui come valore della vita salvaguardato. Un aumento dell’attività fisica alla portata di tutti potrebbe comportare in Italia un risparmio fino a 2,33 miliardi all’anno sulla spesa sanitaria.

Il modello Milano – IL Comitato dei Concessionari Sportivi Milanesi/C.C.S.M.

Il Comitato dei Concessionari Sportivi Milanesi è nato il 18 marzo 2017 presso il Comune di Milano e rappresenta al momento 68 dei 108 concessionari sportivi della città di Milano.

Il Comitato è nato per dare al Comune di Milano la possibilità di avere un unico interlocutore e per cercare di creare un tavolo di lavoro comune e creare insieme un attuale regolamento in materia di concessioni sportive

I Concessionari sportivi si rifanno al modello del “privato sociale” applicato all’impiantistica sportiva pubblica.

Per “privato sociale” si intendono tutti quegli operatori in genere associazioni e società sportive dilettantistiche che si occupano di promuovere l’attività sportiva sociale sul territorio senza fini di lucro.

I concessionari svolgono una funzione pubblica, con risorse economiche miste private e pubbliche andando a cercare di colmare la cronica mancanza di risorse economiche di tutti gli Enti locali del Paese e garantire un servizio pubblico a tutti i cittadini che è: il diritto allo sport ed all’attività motoria

Il connubio pubblico e privato del Modello Milano determina inoltre:

l’impiego del tempo libero di giovani ed anziani e le altre categorie protette; la difesa della funzione sociale dell’attività motoria, sportiva, agonistica e ludica; la tutela della salute; la formazione delle giovani generazioni; il benessere e la qualità della vita dei cittadini; la prevenzione del crimine; il controllo delle periferie; la creazione di posti di lavoro.

Obiettivi del Comitato per il continuo miglioramento del modello Milano

Fattiva collaborazione con l’Amministrazione comunale

Ricondurre il connubio tra pubblico e privato sociale all’interno di un sistema virtuoso con procedure chiare e semplificate, organi di controllo collaborativi, momenti di condivisione con procedure efficaci e condivise

Valorizzare l’esclusivo interesse del servizio sociale offerto alla cittadinanza.

Valorizzazione economica – di servizio – di tempo dedicato.

Difesa dell’inestimabile patrimonio rappresentato dall’associazionismo sportivo di base. Non avremmo sport di vertice senza l’attività di base.

Tutela degli impianti sportivi pubblici in concessione; attraverso una precisa analisi e valutazione del concessionario – la durata delle concessioni in essere in relazione degli investimenti effettuati eccedenti la convenzione (derivanti da situazioni di omologhe sportive dei campi e risparmio energetico). Investimenti oltre la convenzione che si sono dovuti effettuare senza una corretta valutazione in relazione alla durata stessa della convenzione ma che hanno oltremodo migliorato il servizio della domanda sportiva per il cittadino

La congruità delle attività proposte in relazione alle categorie protette e quote rosa; l’effettiva riconoscibilità del concessionario stesso e le conseguenti certificazioni di qualità di garanzia ed i rapporti con le altre componenti dello sport locale regionale nazionale ed internazionale – i rapporti con le istituzioni e le associazioni di categoria di settore e non di settore

La creazione ed ottenimento di un nuovo ed aggiornato regolamento condiviso tra enti locali e concessionari che permetta la prosecuzione di questo virtuoso modello di pubblico e privato permettendo la possibilità di gestione degli impianti stessi suddividendo il discorso del RINNOVO dalle NUOVE CONCESSIONI.

Le regole e le leggi sono cambiate in corso di concessioni ma dobbiamo scongiurare il pericolo che questo modello si possa distruggere.

Ma abbiamo bisogno di nuove norme per programmare e tutelare gli investimenti a medio e lungo termine del privato sociale a servizio del pubblico per:

durata delle concessioni in base agli investimenti e alle gestioni virtuose; meccanismi di rinnovo delle concessioni da approfondire e ridiscutere; diritto di superficie; diritto di prelazione da valutare in relazione alla qualità gestionale del concessionario; regolamentazione delle relazioni tra i concessionari con Coni, Federazioni ed Enti di promozione sportiva; semplificazioni delle procedure e normative edilizie; verificare insieme le possibilità relative al discorso del Partenariato Pubblico e Privato che sembra essere la panacea di tutti i problemi ma che, forse, si dovrà meglio verificare in relazione ai vari parametri del Partenariato stesso in relazione alla tipologia delle opere, la loro congruità, gli elevati rischi di impresa di gestione, disponibilità e domanda.

 

La legge regionale per l’affidamento della gestione degli impianti sportivi di proprietà di enti pubblici territoriali. Possibilità di modifica della legge regionale

La deliberazione 1300 del 14 dicembre 2016 dell’ANAC avrebbe definito i tratti distintivi della Rilevanza Economica degli impianti sportivi pubblici:

  • Gli impianti sportivi dotati di rilevanza economica sono quelli la cui gestione è remunerativa e quindi in grado di produrre reddito.
  • Gli impianti sportivi privi di rilevanza economica sono quelli in grado di erogare servizi utili alla collettività ma che nessun privato ha interesse a fornire in quanto diseconomico.

TALE DEFINIZIONE E’ STATA SUPERATA DALLA NUOVA LEGGE DI BILANCIO 2018 QUINDI NON DAREI TROPPO RISALTO AD ANAC MA DOBBIAMO INSISTERE SU:

La Rilevanza Economica andrebbe valutata caso per caso facendo riferimento al bacino di utenza, alla tipologia d’impianto, ai costi, alle modalità di gestione, alle tariffe per l’utenza, alle attività praticate.

Non dovrebbero avere Rilevanza Economica gli impianti improduttivi o che producono utili non sufficienti alla copertura dei costi di gestione. Se l’attività commerciale è asservita all’attività istituzionale (sportiva) non ha fine di lucro.

L’ente pubblico territoriale può escludere la Rilevanza Economica dell’impianto quando intende affidare la gestione a soggetti non aventi scopo di lucro per promuovere finalità d’interesse pubblico a favore della comunità di riferimento.

Possibilità di affidamento diretto degli impianti senza rilevanza economica agli utilizzatori, anche se si dovrebbe non fare distinzione tra gli impianti pubblici con o senza rilevanza economica ma andrebbe privilegiato lo statuto delle associazioni soprattutto in relazione alle nuove società sportive cosiddette lucrative

Introdurre norme a salvaguardia e tutela dei gestori storici degli impianti sportivi pubblici per dare loro la possibilità di continuare a perseguire la strada di continui investimenti economici per la riqualificazione delle strutture e garantire che gli impianti siano sempre a norma con standard di qualità efficienti.