Jobs act: mano alla Politica!

Jobs act: mano alla Politica!

di Francesco Bizzotto

Pietro Ichino, Pietro Garibaldi, Tito Boeri, Tommaso Nannicini: l’impegno in Politica dei professori fa loro onore; la sanno lunga; hanno visione e passione per la cosa pubblica; nei loro profili trovi scintille di skill (“Ha lavorato come economista nel Dipartimento di ricerca del Fondo Monetario Internazionale”). Nelle scelte politiche (pesi, priorità, motivazioni, equilibri) vengono mandati avanti e lasciati soli. La Politica è cosa particolare, sottile vertice interdisciplinare (oltre che della carità, diceva Paolo VI). E i prof sono spesso piagati dal “virtuosismo matematico” e poco inclini a “riconoscere l’importanza delle variabili psicologiche nei fenomeni economici” (Herbert Simon).

Il Jobs act per esempio. I prof dicono cose vere e insistono, dopo il patatrac elettorale: Renzi (bene: l’occupazione) e Camusso (male: la licenziabilità)? “Sappiamo oggi in modo scientifico che avevano ragione entrambi”, dicono Tito Boeri e Pietro Garibaldi su lavoce.info (articolo riportato da questa News la scorsa settimana). È troppo. Con il Jobs act – in sostanza: decontribuzione fiscale e contratto a tutele crescenti, senza l’art. 18, per i nuovi – si è alzato di quasi il 20% il numero di imprese con oltre 15 dipendenti; sono cresciute le tutele per gli esclusi dal lavoro stabile e l’occupazione (800mila posti); è aumentata la flessibilità del lavoro (fermi i licenziamenti all’1,4%); si è creata l’Agenzia nazionale per le Politiche attive ANPAL, che sta convincendo le Camere di commercio (le imprese) a fare chiarezza sulla Domanda di lavoro, per orientare famiglie e scuole e per formare a quel che serve; si è ridotta la conflittualità in azienda del 70%.

Ora, come nel Gioco dell’oca, si torna daccapo: M5S e Lega parlano con Camusso e pensano di reintrodurre l’art. 18 (il diritto al reintegro in azienda del lavoratore licenziato senza una giusta causa). Dico che una Politica coraggiosa (Matteo Salvini e Beppe Grillo per primi, non solo il Pd sconfitto) farebbe bene a riflettere su pregi e limiti del Jobs act, e su cosa serve al sistema economico (imprese e lavoratori).

Serve un approccio positivo, non solo reattivo, negativo, di rimessa, perdente per definizione; un approccio che non valga solo per disoccupati, espulsi e malmessi. Farsi carico di proposte di civile convivenza. La Crocerossa poi costerà molto meno.

Puntiamo a Politiche di Mobilità per tutti (il 68% è insoddisfatto), per mettere il lavoratore giusto con l’imprenditore giusto; che possano scegliersi e impegnarsi, creare, innovare, farsi apprezzare. E il conflitto? Solo di merito, per fare bene: concorrere, misurarsi. Cresce ed è grande l’imprenditore che regge questa concorrenza! Si tratta di passare (Marco Bentivogli) da ottiche di protezione (del lavoro) a ottiche di promozione. La Sinistra accetti la concorrenza tra lavoratori (tabù e terrore dei vetero marxisti) e rilanci: il lavoro come fattore di concorrenza tra imprese. E il conflitto di relazione? Lo portiamo fuori dall’azienda, nel territorio. Ha detto a Il Sole 24 Ore dell’11 cm. Federico Visentin, presidente della Mevis (leader nei componenti metallici): “Quando una relazione si viene a rompere è sempre un fallimento. Ma come si può pretendere che in quella situazione ci possa venire imposto di continuare a convivere?” Ha ragione da vendere.

Manca l’Istituzione che porti il problema sul territorio (i Centri per l’impiego riformati, partecipati e potenziati) e faccia quel che abbiamo sempre rinviato: le Politiche attive.

E le tutele? Innoviamo! Ad esempio, “assicuriamo” il lavoro con 3 garanzie: continuità del reddito, formazione mirata e ricerca d’impiego. Si può agire bene per questa via.

Chiamare l’Assicuratore significa mettere in campo un soggetto economico che faccia, in una logica di mercato, da Cavaliere bianco: non guadagna sui disoccupati ma, al contrario, se ci sono pochi e piccoli “sinistri”. Il suo ruolo? Rendere misurati i rischi specifici attivandosi in diverse direzioni: soprattutto per anticipare i problemi e prevenire i licenziamenti, le crisi aziendali. Ridurrà il rischio e renderà compatibile il Reddito di cittadinanza o di inclusione. E le imprese saranno ancor più libere e imbattibili sui mercati.

Ci aiutino i professori a fare un test lombardo in un contesto di accordo europeo.