Il Nord Milano e la sua nuova identità. Sfida per un nuovo modello di cooperazione per lo sviluppo

Il Nord Milano e la sua nuova identità. Sfida per un nuovo modello di cooperazione per lo sviluppo

di Daniela Gasparini

Il nuovo Parlamento dovrà affrontare urgentemente le modifiche della legge 56/2014 Delrio, che era una legge “ponte” in attesa dell’esito del referendum costituzionale che avrebbe dovuto sopprimere le Province come ente costitutivo della Repubblica e, contemporaneamente, rinforzare l’obbligo di cooperazione tra i Comuni per la gestione dei servizi e delle politiche sovra comunali. Non era invece provvisorio ma definitivo lo sblocco del modo in cui costituire le Città Metropolitane, rendendo effettivo quanto già previsto dal 1990.

Nella precedente legislatura il Parlamento non è riuscito a modificare la legge, non solo perché c’era poco tempo dopo il 4 dicembre 2016,  ma soprattutto non c’era accordo – nella maggioranza come nella minoranza parlamentare – sulle modifiche  riguardanti le Province e sulle necessarie modifiche alla legge per la parte  relativa alle Città Metropolitane, che alla prova dei fatti aveva mostrato molte lacune. Posso però dire con certezza che era comunque trasversalmente maggioritario il pensiero che le Città Metropolitane sono in realtà solo quelle con popolazione superiore ai tre milioni di abitanti  Roma, Milano, Napoli e forse Torino.

Vedremo cosa farà il nuovo Parlamento. Ma in attesa di un nuovo governo  come si attrezza la Città Metropolitana di Milano per richiedere i correttivi necessari della legge per uscire dal “grigio” in cui è precipitata?

La mia ricetta è che servirebbe una “legge speciale” per ognuna delle Città Metropolitane superiori a 3 milioni di abitanti e, per quanto riguarda Roma, si riveda le legge per Roma Capitale. Per tutte però l’obiettivo è di arrivare ad avere il Sindaco Metropolitano eletto direttamente dai cittadini, perché non sta funzionando l’automatico riconoscimento del ruolo di Sindaco Metropolitano al sindaco della città capoluogo.

Oggi la Città Metropolitana, così com’è, non viene vissuta come “casa comune dei comuni” e i cittadini non la percepiscono come motore dello sviluppo e modello di cooperazione tra i comuni per affrontare le sfide della competizione territoriale, dell’ambiente, dell’innovazione, della mobilità, etc.

Purtroppo proprio sul tema della cooperazione tra i comuni, tra di loro e con la città capoluogo – il cuore della sfida culturale e istituzionale della legge Delrio – assistiamo al maggior ritardo. Già prima del 2000 il  PTCP, e poi il Piano Strategico Città di Città del 2005, avevano delineato aree omogenee per vocazione territoriale, composte da più comuni, con  l’obiettivo di programmare e gestire insieme servizi sovra comunali e la programmazione territoriale. Successivamente con il Piano Strategico previsto come funzione obbligatoria da parte delle legge Delrio, si sono sostanzialmente confermate le 7 aree omogenee già riconosciute. Aree omogenee che, una volta finita la fase formale di perimetrazione e regolamentazione, non sono mai state avviate operativamente, venendo quindi meno alla funzione più importante della Città Metropolitana che dovrebbe prima di tutto essere il motore della riorganizzazione e della cooperazione tra i comuni.

Nonostante questo quadro di incertezze, Assolombarda, che ha sempre sostenuto la necessità di un governo metropolitano, si è riorganizzata tenendo conto delle aree omogenee definite dalla Città Metropolitana, individuando un responsabile “politico” per ogni area omogenea.

Nel Nord Milano questa decisione di Assolombarda, sta offrendo ai sindaci ed alle imprese una occasione concreta per fare “squadra” e elaborare un’agenda del Nord Milano che contenga una visione del futuro, in grado di riorientare e sostenere lo sviluppo economico e l’attrattività del territorio stimolando una discussione pubblica tra tutti gli attori istituzionali, associativi e imprenditoriali, definendo le priorità, identificando le proposte e ipotesi di progetti.

Il Nord Milano ha grandi opportunità per ridefinire la sua vocazione “da area delle grandi fabbriche fordiste” a “area della life science” o scienze della vita, in quanto qui si concentra il 9,2% del totale degli addetti al settore industriale life science della città metropolitana e il 7,6% dei servizi sanitari privati e che le azioni  in atto (pubbliche e private) con il trasferimento dell’Ospedale Besta, dell’Istituto dei Tumori e del San Raffaele (che si aggiungono agli ospedali già presenti: Bassini, Sesto, CTO, Multimedica)  e la presenza dell’Univesità Bicocca rafforzerà ancora di più questa vocazione.

Il Nord Milano è stato da anni riconosciuto come una realtà territoriale che comprendeva 7 comuni (Paderno Dugnano, Bresso, Cormano, Cusano Milanino, Cinisello Balsamo, Sesto San Giovanni e Cologno Monzese) e tanti sono stati i progetti e le azioni che i 7 comuni hanno svolto insieme. Assolombarda riconosce nella sua organizzazione territoriale delle zone questa realtà, anche se il comune di Cologno Monzese ha chiesto ed ottenuto di uscire dall’area omogenea del Nord Milano per far parte dell’area dell’Adda Martesana.  Parliamo di un territorio con 316.557 residenti, 93.082 addetti nel settore privato (il 6,55 della città metropolitana) in cui sono in atto azioni strategiche per lo sviluppo:

  • la mobilità con il prolungamento della M1, il nuovo hub intermodale a Bettola, la quarta corsia dinamica A4, il prolungamento della M5 a Monza, la realizzazione della metro tranvia Milano-Seregno;
  • interventi di trasformazione urbana come la bonifica aree Falck e il progetto Città della Salute;
  • il Consolidamento di funzioni di eccellenza nel campo della formazione, della ricerca e della produzione innovativa (sistema universitario Bicocca, polo Zambon, spazi coworking, sistema ospedaliero pubblico e privato);
  • interventi ambientali al parco del Grugnotorto, parco aree Falck.

Assolombarda sta svolgendo un ruolo di promotore straordinario, l’auspicio è che le amministrazioni comunali facciano prevalere il loro ruolo istituzionale e che a prescindere dai colori politici delle singole amministrazioni sappiano cogliere da questa azione di sollecitazione al cambiamento la volontà per sperimentare un nuovo modello di cooperazione a beneficio dei cittadini e delle imprese del territorio.