Intervista a Elisabetta Strada: “Un movimentismo civico per perseguire il bene comune”

Intervista a Elisabetta Strada: “Un movimentismo civico per perseguire il bene comune”

A cura della Redazione

D: Elisabetta Strada, Civica Milanese. Tre candidature tre elezioni; con Pisapia nel 2011, con Sala nel 2016 ed ora con Gori in Regione. Possiamo considerarla una sorta di “voting machine” della politica meneghina o c’è dell’altro?

R: “C’è SOLO dell’altro!!!  Sono una normale donna che si divide tra lavoro e famiglia, come molte altre, alla quale piace approfondire il contesto in cui vive, cercare, laddove le è possibile, di intervenire in prima persona a portare il proprio contributo. Senza preconcetti ideologici, costruendo relazioni positive indistintamente”.

 

D: Si sente quindi di dire che fa parte e rappresenta la cosiddetta “società civile”?

R: “Forse per semplicità giornalistica e di linguaggio si potrebbe liquidare il tutto così. Siamo invece in presenza di un solido e robusto tessuto, composto da tante donne e tanti uomini che preferiscono alle urla ideologiche, l’operare in silenzio, avendo ideali di riferimento ben definiti, per cercare tutti insieme di dare risposte alle infinite contraddizioni e disuguaglianze che colpiscono le ns. comunità. Queste persone, a Milano, prima, ed ora anche nell’Area Metropolitana, hanno inteso riconoscere nel mio impegno anche il loro. Ho quindi la presunzione ed anche un po’ di sana ingenuità nell’affermare che il loro voto non è la classica delega elettorale, bensì l’adesione ad un cammino insieme. Questa metafora mi piace particolarmente perché mi riporta al mio vissuto da Scout”.

 

D: E’ certamente una nobile e bella prerogativa, ma i risultati elettorali sembrano ricondurla nell’alveo delle “utopie”. Pur riscontrando il raddoppio delle sue preferenze rispetto alle comunali del 2016, non sussiste il rischio che rimaniate circoscritti in un’enclave elitaria “milanocentrica”?

R: “Legittima considerazione. E’ su questo che intenderò sviluppare il mio vero campo d’azione e la mia sfida di mandato. Sul fronte dell’opposizione, in un sistema elettorale che prefigura il premio di maggioranza, quale è quello lombardo, l’incidenza sulle scelte su chi governa, potrebbe risultare relativa, anche se non rinuncerò certo ad esprimere le mie opinioni e mettere a disposizione i miei contributi. Renderò prioritario invece lo sforzo per essere e divenire sempre di più, punto di riferimento e voce all’interno del Consiglio Regionale delle esperienze civiche che agiscono quotidianamente nei tessuti sociali delle nostre comunità lombarde. Questo è l’obiettivo che ci prefiggiamo. Uso il plurale perché so di non essere sola, come dicevo prima, con me ci sono i mondi civici milanesi ed in parte quelli metropolitani che, come ha ben evidenziato,  mi hanno permesso di essere la più votata nella Lista Gori della provincia di Milano, ma soprattutto di raddoppiare i voti di preferenza rispetto a quelli che avevo ottenuto alle comunali del 2016. Lo sforzo sarà da concentrare in via prioritaria al di fuori dell’Area Metropolitana. Esperienze di civismo strutturate esistono già in altre provincie, Bergamo, Lecco, Mantova su tutte; in altri territori: Varese, Monza, Cremona esistono tentativi in itinere; altrove, pur in presenza di tante positive esperienze, non risultano essere presenti ambiti di coordinamento”.

 

D: Mi permetta ancora di dire “tutto molto bello”,  ma già dopo la sconfitta del 2013 con Ambrosoli ci sentimmo dire che sareste ripartiti organizzando una sorta di “rete civica regionale”. Mi sorge spontanea la domanda:” Il movimento del civismo è organizzabile o per sua natura  non può che rimanere confinato nelle tematiche comunitarie?”

R: “Se il Civismo sia riconducibile o meno ad un soggetto politico organizzabile non mi è dato a sapere. Ritengo che le variabili e le sfaccettature di questo genuino e spontaneo movimento che nasce veramente dal basso, siano molteplici e soprattutto per sua natura sia improbabile, se non addirittura impossibile, riuscire ad incanalarlo in organi e/o organismi rigidi. Altra cosa invece è cercare di costruire una diffusa consapevolezza della straordinaria forza sociale che le tante espressioni del movimentismo locale sono in grado di esprimere e irrorare nella singola comunità ed anche in contesti più ampi. Questo modo di “far politica” se da un lato si pone come elemento di supporto critico al classico mondo dei partiti, dall’altro è in grado di  affermare, con la propria azione e testimonianza quotidiana, che è possibile affrontare le grandi criticità che abbiamo di fronte: lavoro, ambiente, povertà, disuguaglianze. Tutto ciò senza usare le scorciatoie demagogiche e populiste urlate sui social e nelle TV, ma sforzandosi  di realizzare analisi obiettive, al fine di  costruire proposte ad ampio respiro, fondate su ideali e valori che tendano a considerare le grandi e rapide trasformazioni sociali in corso. Un’opportunità per impostare un modello di società inclusiva e solidale, rivolta verso uno sviluppo sostenibile che pone al centro il benessere dell’uomo nell’ambiente che lo circonda. Questo modo di agire che potrebbe apparire altisonante e solo manualistico, il movimentismo civico lo affronta già negli innumerevoli comitati locali che nascono spontanei su temi di ogni genere, che nel tempo prendono corpo ed in molti casi concorrono al governo delle singole comunità. Il mio compito in questi cinque anni sarà quello di dare cittadinanza e dignità politica a tutte queste donne e questi uomini impegnati nella nostra Regione per il bene comune. I nostri sforzi e il nostro impegno non devono essere presi in considerazione solamente in campagna elettorale, a sostegno di questo o di quell’altro schieramento politico, per poi essere accantonati il giorno dopo le elezioni, ma devono diventare centrali e vitali per consentire di riavvicinare le tante persone che sono lontane e disgustate dalla politica, considerandola, a causa della sua degenerazione, non un impegno sociale ma un modo come un altro per acquisire potere fine a stesso”.