Sinistra a terra

Sinistra a terra

di Francesco Bizzotto

La Sinistra è a terra. Condizione ideale per ripararsi e rifornirsi. Vedo 4 nodi. (1°) il lavoro, il core business. Il Jobs act senza forti Istituzioni locali per le Politiche attive, crea ingorghi di precarietà. Qui, giocato il primo tempo, pare finita la partita. Così, regolato un po’ di lavoro nero, cresciuta l’occupazione, diminuita di 2/3 la conflittualità, abbiamo fatto la flessibilità: chi non si piega all’impresa, in un modo o nell’altro salta, se ne va, come è giusto se ci sono condizioni di rispetto e reciprocità, di tutela e mobilità. Se il lavoro non mi soddisfa, voglio crescere e non c’è spazio, m’impegno e non m’intendo, uno Stato serio mi aiuta per tempo a formarmi, cambiare, rischiare. Obiettivo: il miglior lavoratore con il miglior imprenditore. È l’ABC di quel che si deve fare. Giocare anche il secondo tempo.

Diciamolo: l’impresa di suo, non ama la concorrenza, anche quella del Capitale umano, indispensabile per innovare.

Ma, è fragile la rappresentanza politica (2°), concepita alla vecchia e meritoria maniera: tutelare e proteggere deboli ed esclusi. E attendere che lo siano. Con il profluvio che sappiamo di ragioni e racconti, tutti veri e difensivi, negativi. La loro speranza? Che vada io al potere, a governare.

Sappiamo che non è così, e che i lavoratori hanno più bisogno di promozione che di protezione (copyright Marco Bentivogli), più di partecipazione che di distribuzione; e l’impresa più di risorse collaborative che di manodopera tipo merce. Così, alla Sinistra sono mancati (in positivo): l’emancipazione del lavoro (responsabile, utile allo sviluppo delle forze produttive); il conflitto (di merito, costruttivo); la società (dialogica e fondata su reti e autonomie). Ha mitizzato (sterilizzato) l’uguaglianza e pensa ancora che la Democrazia debba sfociare in qualche forma di comunitarismo o Socialismo. Il filosofo Franco Volpi ebbe a dire il contrario: dalle idee socialiste protettive (e quindi centraliste) alla Democrazia radicata, aperta, plurale.

Se non è la Politica a impostare il futuro, sgomitiamo, arranchiamo e ci facciamo male. Così, la Sinistra ha più responsabilità dell’impresa e dei sindacati. E gli altri Partiti? C’è un problema. Il sistema dei Partiti (3°) non è in regola e non è all’altezza della Politica che serve. I Partiti decidono e s’immischiano nella PA, senza il “concorrere con metodo democratico” previsto dall’art. 49 della Costituzione: vita interna, obbligo di bilancio, contendibilità vera, responsabilità amministrativa. Finiscono per fare i tram delle carriere. Non ci siamo. Caricano di rischi il Paese e non ne rispondono. È contrario al D.lgs. 231/01. Devono fare il DVR (Documento di valutazione dei rischi). Con un’aggravante: l’organizzazione interna è spesso inconsistente. Finite le narrazioni (prospettive definite a tavolino), dove e come attingono alle competenze per governare?

Infine, rispetto alle scelte di Governo, il problema è di decisioni e progetti, certo non di risorse (4°). I soldi per fare le cose ci sono e un po’ si perdono in rivoli di spreco e (dicunt) corruzione. Non penso a Sicilia e dintorni e nemmeno alle burocrazie ministeriali. Non mi permetto. Con Sabino Cassese, dico che possiamo tagliare i rami bassi della PA.

Milano ha uno sproposito di 134 Comuni (uno ogni tre chilometri in linea d’aria!) e dice di non poter realizzare la Città Metropolitana perché non ha risorse. Sala proponga a Fontana un progetto visionario che renda la Lombardia leader in Europa: infrastrutture innovative per il trasporto di merci e persone, il riassetto idrogeologico e la vivibilità ambientale; per gestire e rendere belli e sostenibili i rischi in cui siamo. Così non va. E le risorse? Proponga di aggregare i Municipi, a partire da Milano: da 134 a 20/30; per vedere bene i problemi, lavorare in gruppo e trasparenza (senza licenziare), rilanciare l’utilità e il ruolo della PA e risparmiare un miliardo l’anno (Politecnico). Si guardi attorno: a questo miliardo se ne aggiungeranno molti altri. Non vada a Roma con il cappello in mano. Lanci un Crowdfunding (investi su Milano e la Lombardia). Che segnale ai cittadini e ai mercati!