La battaglia per l’EMA: Milano tradita? Sembrerebbe di sì

La battaglia per l’EMA: Milano tradita? Sembrerebbe di sì

di Sergio Vicario

L’opposizione di Milano alla decisione di assegnare, per sorteggio ma con le carte taroccate, la sede dell’Agenzia europea del farmaco (EMA) ad Amsterdam, la scorsa settimana aveva segnato un primo successo. Il Tribunale di Lussemburgo, depositario del ricorso presentato dal Comune di Milano contro la decisione di annullare e sospendere la decisione a favore di Amsterdam, aveva infatti rinviato il tutto alla competenza della Corte di giustizia europea dove è già pendente il ricorso del governo italiano.

Una decisione valutata positivamente sia dai legali del Comune che dallo stesso Sindaco Sala.

Ad uscire sconfitto, oltre all’Olanda, era stato il Consiglio europeo, l’organismo politico che rappresenta i governi dell’Unione, costituitosi in giudizio contro Milano, che chiedeva esattamente il contrario: ossia che il Tribunale sospendesse il giudizio sul ricorso del Comune in attesa che la Corte valutasse il solo ricorso italiano.

Lo stesso Consiglio che aveva dichiarato ‘manifestamente irricevibile’ il ricorso del Comune di Milano, dopo che erano emerse gravi difformità tra le offerte presentate da Amsterdam nella fase di selezione della candidature rispetto a quanto contenuto nella documentazione tenuta riservata.

Le speranze di una rimessa in discussione del sorteggio erano anche cresciute a seguito della presa di posizione del Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, che aveva duramente protestato per il mancato coinvolgimento dell’organo legislativo nella concertazione della  decisione finale, come previsto dalle regole dell’Unione.

Questa settimana, però, è arrivata la doccia fredda del via libera ad Amsterdam, seppur sotto condizione, della Commissione Ambiente del Parlamento Europeo, che è stata definitivamente approvata dal Parlamento in plenaria. Decisione, peraltro, ’guidata’ come relatore dell’eurodeputato italiano Giovanni La Via, che ha tentato di presentare le prese di posizione come una vittoria dell’Italia venendo però duramente bacchettato con una dura nota dal PPE di cui fa parte.

In una nota stampa, La Via aveva dichiarato: “Sì ad Amsterdam, ma condizionato al rispetto delle tempistiche di consegna delle sedi e nel rispetto di regole che restituiscono un ruolo di primo piano al Parlamento, nella propria funzione di colegislatore, ruolo che non è stato debitamente preso in considerazione in quanto non è stato coinvolto nella procedura che ha portato alla selezione della nuova sede dell’Agenzia per i medicinali”.

In realtà, nell’emendamento approvato si dice che: “the European Parliament insists that the procedure followed for the selection of a new location for the agencies will be revised and not used anymore in this form in the future”. Ovvero che le procedure andranno riviste e non dovranno più essere usate in questa forma nel futuro”.

Insomma, molto fumo e poco arrosto, che fa pensare che Milano sia stata sacrificata in cambio di promesse future.

Sul voto in Commissione Ambiente, tra l’altro, è da segnalare il parere favorevole anche dei parlamentari del PSE, partito dove gli italiani rappresentano il gruppo più numeroso, tanto da avere fino a poche settimane fa come capogruppo Gianni Pittella, dimessosi per partecipare alle recenti elezioni politiche nazionali, il cui impegno sul dossier, in precedenza, era comunque rimasto sotto traccia.

A buoi scappati, infine, un gruppo di europarlamentari di Forza Italia e PD ha presentato una mozione per rimettere tutto in discussione, che ha solo il valore di pararsi dalle critiche in Patria.

Il governo olandese, nel frattempo, certo del sostegno degli organi politici europei (Commissione, Consiglio e Parlamento) ha firmato il contratto con la società Dura Vermeer per costruire Palazzo Vivaldi ad Amsterdam che, entro novembre 2019, dovrà ospitare la sede definitiva dell’EMA.

Così tutto si fa molto ma molto più difficile. Sperare, come diceva il mugnaio di Potsdam, nella seconda metà del ‘700, opponendosi a un nobile, che ci sarà pure un giudice a Berlino, non costa nulla, ma lascia il tempo che trova.