Milano città aperta

Milano città aperta

di Antonio Santangelo

Le modalità che hanno portato alla scelta del Direttore di Human Technopole sono la conferma che la città guarda al futuro, adotta approcci aperti verso il mondo esterno, indica il giusto modo di stare in Europa e di costruire una società aperta e consapevole

Nel pieno di una campagna elettorale piena di incognite, un segnale indica la giusta direzione per far crescere il Paese. Ancora una volta è Milano a indicarla.

La settimana scorsa il Comitato di Coordinamento dello Human Technopole ha individuato il direttore del progetto, lo scozzese Iain Mattaj, attualmente direttore dell’European Molecular Biology Laboratory di Heidelberg.

Vale la pena di sottolineare la procedura scelta per individuare il direttore del progetto. Il Comitato di Coordinamento ha incaricato della ricerca un comitato ad hoc. Il Search Committee era composto da 7 esperti Mairtin Chalfie, Columbia University, New York, USA; Piero Carninci, Riken, Yokohama, Kanagawa, Giappone; Monica Duca-Widmer, Università della Svizzera Italiana, Lugano, Svizzera; Natasha Azzopardi-Muscat, Mater Dei Hospital, Msida, Malta; Pierluigi Nicotera, German Center for Neurodegenerative Diseases, Bonn, Germania; Stefan Catsicas, King Abdullah University of Science & Technology (KAUST) Thuwal, Arabia Saudita; Alberto Tesi, Università degli Studi di Firenze, Firenze.

I prossimi passaggi comportano un confronto tra il comitato e il futuro direttore sulla finalizzazione dell’incarico e l’approvazione dello statuto della Fondazione del tecnolopo con decreto del Consiglio dei ministri.

Il viaggio che porterà alla creazione di un centro di eccellenza sulle scienze della vita è cominciato più di due anni fa con l’individuazione dell’area Expo come sede. Al tecnopolo dovrebbero aggiungersi le facoltà scientifiche della Statale con annesso campus e vi è già l’interesse di aziende farmaceutiche.

E’ importante che si sia arrivati a questo punto, e come ci si è arrivati. Il progetto riutilizzerà aree pubbliche intorno alle quali si sono sollevate infinite polemiche sulle possibili speculazioni edilizie, collusioni con i poteri forti, e complotti annessi. Dal successo dell’Expo si passerà così a un potenziale successo su una delle aree di maggior competitività in campo scientifico, importante almeno quanto avere la sede dell’EMA a Milano.

E’ anche importante il metodo scelto per l’individuazione del direttore: un comitato scientifico a numero chiuso, composto da un pool internazionale di eminenti scienziati: una procedura trasparente per la scelta.

Ora aspettiamo l’intervento di qualche difensore dell’italianità che si opporrà alla scelta di un papa straniero, così come sciaguratamente è stato fatto per un museo italiano, incuranti del provincialismo della motivazione, per cui la cultura (e la scienza) può essere lottizzata per diritto di nascita.

E’ invece importante riaffermare il carattere di Milano come città internazionale, aperta verso l’esterno, favorevole all’attrazione dei talenti e alla loro circolazione, propensa allo scambio e al ritorno, per patrimonializzare la conoscenza nei molti modi possibili.

E forse in questo modo sarà possibile far circolare un po’ di conoscenza scientifica anche tra i cittadini meno avvertiti, anche fra quelle migliaia di milanesi che ancora non hanno compreso l’utilità, e il senso civico, della scelta di vaccinare i loro figli.