Imparare da Milano…. anche come gestire meglio il bilancio

Imparare da Milano…. anche come gestire meglio il bilancio

di Franco D’Alfonso

In principio fu la “Curva di Laffer”, l’algoritmo che l’economista californiano scarabocchiò, secondo la leggenda, su un tovagliolo di ristorante convincendo il presidente Reagan a sviluppare una politica di riduzione delle tasse. Laffer aveva indicato un livello di equilibrio fra tasse e spesa pubblica definito “ottimale” molto inferiore  all’equilibrio teorizzato da Keynes senza peraltro peritarsi di dare alcuna spiegazione teorica o pratica sul perché tale aliquota fosse il 27 e non il 44 o il 15 per cento.

Il fatto che il “liberista” Reagan avesse realizzato in realtà una politica di investimenti pubblici nell’industria bellica  a livelli mai raggiunti nella storia e che il debito pubblico fosse esploso  anziché essere azzerato come i monetaristi dell’epoca pretendevano non ha frenato l’irrompere di epigoni di Reagan e Laffer nei governi e nelle università di tutto il mondo. Mettendo, così, le basi alle sciagurate politiche liberiste che solo oggi vengono rimesse in discussione.  E sono arrivati in università Reinhart  e Rogoff, come Alesina e Giavazzi, che hanno ispirato la politica della UE con una tabella excel taroccata scoperta da uno studente, mentre in politica abbiamo Berlusconi e Trump.

Le promesse elettorali attuali  di “Nonno Felice” Berlusconi  costerebbero 300 miliardi alle casse dello Stato senza nessuna ipotesi credibile su come trovare le necessarie coperture.

Con l’abolizione indiscriminata dell’ Ici – Imu  il centrodestra ha già realizzato una operazione di taglio di 8 miliardi di euro di tasse senza copertura che ha innestato la crisi di tutti i Comuni e degli enti locali . Infatti non solo non ha tagliato 8 miliardi  di spese ai Ministeri, ma le ha incrementate di 32 (ultimo governo Berlusconi)  portandoci alla crisi dello “spread” della quale sarebbe bene non dimenticarsi.

Adesso propone la “flat tax”, che nemmeno Laffer aveva il coraggio di sostenere, che costerebbe 63 miliardi di euro all’anno, pari a 3,7% di Pil. Trump, per  seguire l’esempio invocato dal centrodestra, ha tagliato le tasse ai ricchi per una somma pari allo 0,7 % del Pil e non riesce a dimostrare di aver trovato le coperture.  Per coprire le promesse del “mago Silvio” si dovrebbe incrementare il Pil dell’ 8% (non dello 0,8%..)  ed allo stesso tempo trovare 200 miliardi di evasione fiscale (e non i 40 di cui straparla Brunetta) .

Questa politica non è solo impossibile, è  di nuovo la pianificazione della bancarotta  sull’orlo della quale il centrodestra ci aveva già portato nel 2010.

La risposta del centrosinistra non può essere quella che purtroppo si è tentata in questi anni (tagliamo di più noi..) ma quella pragmatica e riformista realizzata, per esempio, dal centro-sinistra milanese.  Dal 2011 ad oggi ha fatto solo cose credibili e certificate: ha ereditato un bilancio dalla giunta Moratti che aveva un buco di 172 miliardi, coperto in maniera posticcia da cessioni irrealizzabili e irrealizzate di pezzi del patrimonio, unito ad un debito di 4,2 miliardi, lo ha riportato in pareggio stabile da sette anni (caso unico tra le grandi città), ha ridotto il debito di quasi 1 miliardo ed ha aumentato qualità e quantità dei servizi.

Come milanesi in Parlamento proporremo  solo misure  mirate, credibili, efficaci e con coperture certe e non fantasiose.

La prima proposta praticabile riguarda  il diverso utilizzo di  10 miliardi di euro attualmente distribuiti a pioggia alle aziende  attraverso interventi singoli inferiori ai 200 euro, totalmente privi di utilità per le aziende stesse.

Si possono usare questi 10 miliardi per ridurre il costo del lavoro (contributi pagati allo Stato) di  8 miliardi su un totale di 160/170 attuali ( – 5% )  mentre gli altri 2 miliardi possono andare  ad incrementare gli assegni familiari  attualmente intorno ai 5 miliardi ( + 30 % almeno) .

Un intervento semplice, equo , che sposta il peso delle tasse dal lavoro alle rendite e non danneggia nessuno.  E’ il metodo di lavoro ambrosiano, riformista, municipalista.