Milano discuta meglio di come occuparsi della cosa pubblica

Milano discuta meglio di come occuparsi della cosa pubblica

di Francesco Bizzotto

Milano discuta meglio di come occuparsi della cosa pubblica e degli sbocchi istituzionali. Intendo Milano Città Metropolitana e in specie la città dei mille centri e dalle molte brutture, che brulica d’attività e inventiva, che esporta e ancora vede i bambini giocare all’aperto: Periferie e Contado (i Comuni della Provincia), l’altra metà di Milano, largamente usata e trascurata. Un potenziale spaziale e creativo essenziale per essere porta d’Europa.

La Politica è esangue e “le burocrazie, amministrative e giudiziarie, spadroneggiano”, lamenta Angelo Panebianco (Corriere, 07.02). Che prosegue: “I politici o sono al loro servizio o sono troppo deboli per tenerle a bada. Lasciate a se stesse (…) ci preparano un futuro di autarchia e di declino.” Chiaro. E il rimedio? Non può consistere nell’abbassare, nel tarpare, nel ridurre le burocrazie (men che meno il giornalismo) ma nell’alzare e qualificare la Politica e i suoi attori. È il far Politica che deve conquistare autorevolezza: orientare, motivare le relazioni e gli sviluppi, usare la leva fiscale, rischiare il consenso.

Vedo in particolare due livelli d’iniziativa istituzionale, due infrastrutture sociali stabili, riparate, rispettate da tutti: la governance del territorio e la cura del disagio sociale (promuovere il capitale umano, attivarlo; pareggiare le chance, i poteri in campo; fare giustizia). Su questi due terreni la Politica deve avanzare idee e risposte nuove.

1° La governance. Il Comune di Milano sembra non vedere il problema. Per questo la Città Metropolitana è nelle secche. Non per mancanza di soldi. E qui è decisiva l’iniziativa di Periferie e Contado. I progetti dedicati alle Periferie sono un bene che ripropone la questione: le periferie della vecchia Milano ne devono essere protagoniste con propri organi amministrativi (Municipi a pieno titolo). E il Contado, i Comuni della cerchia? Non si muoverà foglia nella creazione della Milano Metropolitana (senza la quale non si quaglia) finché non ci si capirà sul terreno dei poteri, delle competenze e delle decisioni. Questa dinamica può essere di tipo concorrenziale (positivo): i Comuni del Nord Milano, a esempio, possono porre la questione (offrirsi) anche alla bella realtà di Monza e Brianza, che già nel nome dice di una logica di rete territoriale. Forse la costruzione di Milano Metropoli passa per fasi diverse di aggregazione e rapporti di forza.

2° La giustizia sociale. La giustizia è sempre più un valore anche economico: i giovani, le donne, i precari, i neet e i molti spaesati sono miniere di risorse; possono fiorire ad arte, se aiutati. La narrazione della destra qui non esiste, mentre quella della vecchia sinistra è rinsecchita: centralista, assistenzialista, rivendicativa, inservibile. Ma la questione rimane. Esempio: il Governo ha introdotto il Reddito d’inclusione e subito Ferruccio De Bortoli (Corriere, 20.01) puntualizza: Qui “l’accompagnamento è fondamentale. La povertà si vince quando le persone sono messe in condizione di non chiedere più, di ritornare a essere, nel limite del possibile, orgogliosamente indipendenti. Ecco perché l’accompagnamento – che crea responsabilità e stimola l’orgoglio del riscatto – è persino più importante del sostegno al reddito”.

Giusto e tagliato a pennello anche per quell’altra primaria questione di giustizia che riguarda il lavoro: le Politiche attive. Di competenza regionale, non decollano. Dal 2015 c’è l’Agenzia nazionale ANPAL ma le Agenzie pubbliche locali sono fragili e non se ne parla. Così, quando c’è da aiutare i poveri si accampa l’accompagnamento, quando c’è da accompagnare i giovani si tace. Questa Milano brilla ma non va.