Il Rinascimento economico africano e i paradigmi endogeni: la questione immigrazione

Il Rinascimento economico africano e i paradigmi endogeni: la questione immigrazione

Convegno: 24 Febbraio 2018 – Ore 9.30 a Palazzo Marino – Milano

 di Otto Bitjoka

La mondializzazione del pensiero della modernità è intrinsecamente nell’antropologia africana, basta riflettere sui codici numerici dogon (vecchio popolo del Mali) o sulla matematica dei frattali usata per lo sviluppo nell’industria dell’economia numerica dove comanda solo l’algoritmo. Essa trova la sua genesi nella nostra madre terra, ma gli africani non ne hanno la cosciente consapevolezza. Anche l’intelligenza della complessità del mio popolo ha sempre dato cittadinanza alla terziarietà inclusiva e cioè l’UBUNTU: “io esisto non come singolo, ma in quanto comunità”.

Da questi fondamentali deve sorgere il nostro rinascimento economico e in questa direzione si muovono per davvero le prime linee in difesa della nostra sovranità. Basta dunque con il complesso d’inferiorità, serve una vera critica della ragion negra. Ci deve essere ben chiaro: la natura ha orrore del vuoto e il rischio è che quell’eventuale vuoto venga riempito perennemente dagli altri e a noi toccherebbe come sempre l’eterno piagnisteo e la commiserazione. Dunque urge preparare la nostra propria agenda ma serve la capacità di federarci e il coraggio d’occupare gli spazi di libertà.

Attendere che siano gli altri a produrre sviluppo è una illusione, la pseudo filantropia con i suoi doni non sono più bene apprezzati. L’ultimo è il Chinagate, che ha dimostrato che i doni cinesi agli amici africani sono delle polpette avvelenate. Stavolta però presi con le mani nel sacco per l’operazione di cyber spionaggio portata avanti dal 2012 al 2017. Il palazzo di Addis Abeba, dove ha sede l’Unione africana, era stato, infatti, un dono infarcito di cimici. Il sistema informatico offerto dalla Cina serviva solo per una gigantesca operazione di trasferimenti di dati sensibili e confidenziali dall’ Unione Afriacana verso Shangai in Cina. Il cosiddetto soft power cinese in Africa e il suo sistema relazionale con vari stati è ormai a nudo.

Qualcuno dovrebbe assumersi la responsabilità e pagare il prezzo di questo delitto, malgrado il basso profilo dei dirigenti africani sulla questione. L’avanzata cinese in Africa era basata sulle illecite attività di grande orecchio declinabile in un insider per poi trarre un vantaggio competitivo nei confronti di altri player.

Tutto ciò conferma che nessun avvoltoio può creare sviluppo in Africa. E’, però, curioso che la stampa e i media Italiani non ne parlino, malgrado Gentiloni vada millantando che il Bel Paese è il terzo player europeo in Africa, senza dire che gli appalti sono inversamente proporzionali ai contributi che ogni Paese dell’Unione eroga.

Agli africani presenti in Italia dico basta parlare male della nostra terra, basta criticarla, avanti con proposte per un vero cambiamento autocentrato. Chiediamoci cosa facciamo noi per aiutare questa nobile causa, invece d’impietosire con storielle tese sempre e comunque a mendicare, vendendo inconsapevolmente la dignità di un intero popolo. A questi leaderini egotici incapaci di federarsi ma montati come panna da immigrazionisti velleitari che fondano le loro fortune sulle disgrazie di questi medesimi africani , chiedo: vogliamo mettere insieme le nostre energie positive e creative per diventare protagonisti, magari auto-educarci a amare e sacrificarci per il rinascimento della nostra terra? Questa è l’unica via possibile, chi ama l’Africa e gli africani deve essere divulgatore di questo verbo senza se e senza ma.

Non aspettarsi dagli altri ciò che non potresti fare per te stesso: risvegliamo l’orgoglio e il senso di dignità caratteristico della nostra africanità. Saliamo sul treno della storia da protagonisti: le nostre presenze, le vostre idee contano per il futuro e il presente del nostro Continente. Il nostro entusiasmo, la nostra determinazione sono l’energia che può dare forza motrice alla locomotiva Africa.
Mai più oggetto del dibattito o strumento di propaganda politica elettorale in Italia ma soggetto della storia!  Vi aspettiamo tutti il 24 febbraio alle 9.30 a Palazzo Marino – Piazza della Scala – Milano

Locandina ufficiale dell’evento: