Liliana Segre Senatrice a vita

Liliana Segre Senatrice a vita

di Franco D’Alfonso

Liliana Segre. Senatrice a vita della Repubblica Italiana, è per noi milanesi un pezzo importante della storia e dell’immagine della città. Una storia che ha durezze, colpe, pagine nere accanto a quelle belle e luminose di cui andiamo  giustamente fieri. E Liliana è lì, meravigliosamente austera, nobile ed al contempo disponibile e instancabile, a ricordarglielo.Quando si parla di lei, il sentimento più forte è la sincera, forte , profonda commozione di fronte al monumento alla vita che rappresenta. E’ quello che ho provato avendo notizia della grande decisione presa dal Presidente Mattarella in questi giorni, uguale ed altrettanto profonda rispetto a quella che provai da amministratore della città partecipando all’inaugurazione del Memoriale della Shoa al Binario 21 il 27 gennaio 2013. In quella occasione scrissi questo articolo che ripropongo oggi.

(..) Ho sentito tante volte Liliana ricordare quel freddo mattino di gennaio del 1943 , il tragitto in camion telonato attraverso la città da San Vittore alla Stazione Centrale, passando accanto ai luoghi che amava e che l’avevano vista felice, come la sua casa, ancora terribile ironia!, che si trovava proprio  in via San Vittore! Ho sentito tante volte ricordare  la solidarietà dei carcerati, l’acqua ed il cibo lanciato dalle celle  agli ebrei  che partivano verso un ignoto che non ispirava speranza, ma altrettante volte, dolorosamente, ricordare come per le strade deserte di Milano non ci fu  un gesto di pietà e di solidarietà, le finestre rimasero chiuse e non una lacrima accompagnò quello che doveva essere e tragicamente fu l’ultimo viaggio per centinaia di nostri concittadini .

L’ho sentita tante volte, questa storia,  non riuscendo mai a capire come possa essere successo, qui, a Milano, nella nostra città! Gli  ebrei milanesi erano parte della borghesia milanese, non c’è mai stato un Ghetto nemmeno metaforico, addirittura la maggior parte di ebrei e non ebrei, specialmente in età giovanile, non erano nemmeno in grado di apprezzare l’esistenza di una comunità o di una diversità anche semplicemente culturale e religiosa tra i suoi figli. Come è stato possibile giungere all’agghiacciante situazione dei compagni di scuola che separati  dalle leggi razziali del 1938, non si riconoscono più nemmeno come conoscenti  e – fatto ancora più raggelante, se possibile –  reincontrandosi nel dopoguerra,  vedono coloro che sono rimasti cercare di considerare la shoa milanese una parentesi da dimenticare e cercare di recuperare il rapporto con i propri antichi amici senza fare i conti con la colpa dell’indifferenza passata?

L’ho sentita tante volte, ma questa volta aveva per me  un significato  particolare.  Cosa è Milano, dunque? E’ quella che amo, quella che ritrovo nelle pagine scritte dal sindaco della Liberazione Antonio Greppi, che descrive come quasi per miracolo in meno di due anni rimette in piedi la Fiera, la Scala, le case bombardate, le scuole, il Vigorelli, insomma sé stessa, permettendogli di dire orgogliosamente, rivolgendosi agli ambasciatori stranieri sbalorditi di fronte alle realizzazioni post belliche: “ Abbiamo lavorato, ecco tutto” .

Ma è anche la Milano che descrive Liliana Segre, che ha un lato oscuro e terribile, quello dei sotterranei del Binario 21 nascosti e dimenticati per anni, quello dei delatori che per 5000 lire hanno venduto la vita dei propri vicini di casa e soprattutto degli indifferenti, di quelli che pensano che il bene e la salvezza individuale prevalgano su tutto il resto .

Ascoltare Liliana Segre, quest’anno, mi è servito a ritornare con i piedi per terra prima di essere vittima di un eccesso di entusiasmo e di orgoglio. Conoscere tutti i mille volti della città, ricordare  non è piacevole ma è necessario.

Milano lo può e lo deve fare , perché – è sempre il sindaco Greppi che parla –  “è una città che sa vivere oltre se stessa”, oltre i propri limiti ed i propri errori. Lo ha già fatto e lo farà ancora.