Città Studi: paure a chilometro zero

Città Studi: paure a chilometro zero

di Antonio Santangelo

In quest’epoca di migrazioni epocali c’è qualcuno che inorridisce all’idea di spostarsi di pochi chilometri. L’intelligenza artificiale sta cambiando il contesto nel quale viviamo, già dialoghiamo con un personal assistant annidato nel nostro smartphone, prossimamente daremo ordini alla lavatrice e il frigorifero ci ricorderà cosa acquistare, e ci sconvolge l’dea di prendere un mezzo pubblico per una percorrenza di mezz’ora.

Tanto ci vuole per spostarsi da Città Studi a Rho.

Che sta succendendo agli abitanti che stanno in quello spicchio di zona 3 di Milano che circonda il Politecnico, la facoltà di Agraria, la fucina dei migliori fisici (nel senso della disciplina) d’Europa?

Sono ormai settimane che gli abitanti di quella zona sono in subbuglio, manifestano, protestano, si preoccupano del loro futuro. Motivo? L’ipotesi che la quota di istituti scientifici che fanno capo alla Statale si trasferiscano in area Expo li destabilizza, fa prevedere sciagure e impoverimento di generazioni, chiusure di attività, blocco di interessi.

A nulla valgono le rassicurazioni del Politecnico, pronto a surrogare alcune attività, a niente le promesse del rettore Vago di sostituire l’assenza con altre presenze.

Il vuoto spaventa, il nuovo insospettisce. Eppure già da qualche anno è previsto che alcuni istituti della facoltà di Agraria debba spostarsi nel Parco tecnologico di Lodi, e non si erano evidenziate disperazioni, forse per via che il chilometro zero, almeno nell’alimentare, è giudicato moderno e virtuoso.

Ma allora perché un trasferimento che è destinato ad alimentare un distretto, lo Human Technopole, che promette di essere un fiore all’occhiello di livello quanto meno continentale per la città desta tanto risentimento. Per qualche panino in meno, qualche stanza in più da affidare a AirBnb invece di ospitare studenti alloctoni?

E’ vero che dopo il 4 dicembre 2016 diventa impensabile spostare anche un posto a tavola in questo Paese, ma via, da buoni esterofili dovremmo prendere esempio dagli americani, abituati a demolire interi quartieri delle città, cambiandone destinazione. E poi, in fondo, basta pensare a come è cambiata questa città tra zona Fiera e l’Isola.

A meno che non si abbia nostalgia del luna park delle Varesine