Riflessioni “sul non aver commesso il fatto”

Riflessioni “sul non aver commesso il fatto”

di Antonio Barbato

In questi giorni sono stato audito dalla Commissione Antimafia del Comune di Milano, in ordine agli eventi che mi hanno, mio malgrado, coinvolto quest’estate. Ho depositato un memoriale ed ho risposto a molte domande che mi hanno rivolto i Consiglieri presenti. su questa vicenda però non mi esprimo, in attesa dei passi che la Commissione intenderà fare.

Mi permetto invece di fare alcune riflessioni di carattere generale sul ruolo di un dirigente apicale che, in questi ultimi sei anni, con due amministrazioni che si sono avvicendate, ha contribuito, prima da Commissario capo, poi da Dirigente di Polizia locale, da Vice comandante e, infine, da Comandante della Polizia locale di Milano, al buon andamento delle attività operative in città, alla riuscita dei grandi eventi come Expo, Asem, semestre europeo, finale di Champions league, visita Santo Padre, alla realizzazione numerosi progetti in campo locale, nazionale, internazionale (per i quali ha ricevuto numerosi riconoscimenti tra cui l’Ambrogino d’oro e l’Onore al merito della Repubblica), all’organizzazione dei primi servizi antiterrorismo che hanno coinvolto anche la Polizia locale di Milano in occasione di eventi e concerti in piazza, che senza colpo ferire, dalla sera alla mattina, ha perso il proprio incarico “per non aver commesso il fatto”!

Trentacinque anni di lavoro intenso per dare lustro alla città di Milano che nel 1967 mi ha accolto come orfano nel leggendario collegio de “I Martinitt”. una vita spesa a “restituire” alla città l’amore che mi ha donato, tutti passati a fare il ghisa, cancellati da una campagna mediatica feroce, come purtroppo è accaduto a molte persone in questo nostro meraviglioso e contraddittorio Paese.

Una campagna mediatica però che nel mio caso ha avuto successo solo perché non vi è stata, da parte di chi poteva farlo, la volontà di sedarla, chiuderla, ricondurla negli ambiti in cui era giusto riporla, difendendo l’operato di chi quotidianamente e con dedizione cerca di compiere il proprio dovere.  E’ stato più semplice cancellare la vita di una persona, la sua storia, la sua dignità personale.

In un Paese, dove anche nel Parlamento siedono persone condannate per reati gravi, a perdere il posto di lavoro oggi è un testimone. una storia emblematica che vale la pena di analizzare perché fino ad ora maggiormente colpiti dalle gogne mediatiche sono stati quelli sottoposti a indagini, quelli che hanno ricevuto avvisi di garanzia, coloro che sono stati rinviati a giudizio, ma mai persone che erano state sentite come testimoni!

Un salto di qualità che dovrebbe far riflettere chiunque, anche se in un Paese normale tutti dovrebbero avere la “garanzia” appunto di essere tutelati anche quando vengono chiamati a rispondere di fatti di rilevanza penale.

In un Paese normale quando accade una cosa come quella accaduta al sottoscritto, ci dovrebbe essere qualcuno che si domanda “come si può rimediare a questa ingiustizia?”.