La ‘ndrangheta in Lombardia è, anche, un problema per la democrazia

La ‘ndrangheta in Lombardia è, anche, un problema per la democrazia

di Sergio Vicario

La recente maxi operazione effettuata in Lombardia con l’esecuzione di 27 misure cautelari, ha riproposto all’attenzione non solo degli organi inquirenti, la gravità delle infiltrazioni della ’ndrangheta nel mondo dell’impresa e della politica nella Regione.

Tra gli arrestati, ai domiciliari, c’è Edoardo Mazza, sindaco di Seregno, comune del monzese. Avvocato civilista, 38 anni, eletto primo cittadino nel 2015 con Forza Italia, è accusato di corruzione per avere favorito un imprenditore legato alle cosche, in cambio di voti.

I ventisette indagati (21 in carcere, tre ai domiciliari e tre colpiti da misure interdittive) sono accusati, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, estorsione, detenzione e porto abusivo di armi, lesioni, danneggiamento (tutti aggravati dal metodo mafioso), associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio, abuso d’ufficio, rivelazione e utilizzazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento personale.

Nicola Gratteri, Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Catanzaro, da anni, in più di un’intervista, ha spiegato che: “La ‘ndrangheta in Lombardia è presente da 40 anni. La ‘ndrangheta non ha ideologie, non è né di destra, né di sinistra: mette a disposizione del migliore offerente il suo pacchetto di voti per dettare l`agenda negli enti locali dove mette piede. Ma la cosa nuova è, rispetto a 20 anni fa, che oggi sono i politici che vanno a casa dei capi mafia a chiedere il pacchetto di voti. Questo ci risulta dal punto di vista giudiziario in modo inoppugnabile attraverso intercettazioni ambientali che politici anche importanti sono andati a casa dei capi mafia in Calabria a chiedere i voti“.

Il core business è il controllo a livello mondiale del traffico di cocaina, da cui la ‘ndrangheta trae le risorse per operare nell’economia legale, spesso utilizzando l’intimidazione e la violenza per impadronirsi di aziende, soprattutto di costruzione, ma anche di imprese commerciali, a partire dasupermercati, bar, ristoranti e discoteche, senza disdegnare il controllo di studi professionali e farmacie.

Secondo l’Osservatorio sulla Criminalità organizzata dell’Università degli Studi di Milano, diretto dal prof. Nando dalla Chiesa, il pluridecennale insediamento della ‘ndrangheta in Lombardia, e più in generale nel Nord Italia, è, in particolare, avvenuto nei comuni minori per diversi motivi. Tra questi: “L’inesistenza o la debole presenza di presidi delle forze dell’ordine, la quale già di per sé garantisce a gruppi armati una facilità di esercizio de facto di una giurisdizione parallela. Né può essere sottovalutato il cono d’ombra protettivo steso sulle azioni dei clan dall’interesse oggettivamente ridotto assegnato alle vicende dei comuni minori dalla grande stampa e dalle stesse istituzioni politiche nazionali. Come non si può sottovalutare, nei centri minori, la facilità di accesso alle amministrazioni locali grazie alla disponibilità di un piccolo numero di preferenze, specie in contesti in cui il ricorso alla preferenza sia poco diffuso tra gli elettori. Per molte ragioni è insomma la provincia, più che il capoluogo, l’ambito ideale per le strategie di insediamento delle organizzazioni mafiose, anche se naturalmente la provincia comprende, soprattutto negli hinterland delle capitali del nord, numerosi centri di dimensioni superiori ai 30mila abitanti”.

http://www.cross.unimi.it/primo-rapporto-trimestrale-aree-settentrionali/

Mappa degli indici di densità mafiosa in Lombardia

a cura dell’Osservatorio sulla criminalità organizzata dell’Università degli Studi di Milano