Città Metropolitana: si può continuare a giocare con le carte truccate?

Città Metropolitana: si può continuare a giocare con le carte truccate?

di Franco D’Alfonso

Il 4 agosto scorso ho potuto finalmente firmare il rendiconto 2016 della Città Metropolitana di Milano, confermando il “miracoloso” equilibrio raggiunto lo scorso anno riuscendo finalmente ad avviare l’iter per l’approvazione del bilancio preventivo 2017. Non ci si stupisca se una performance così scadente venga considerata un “grande successo” , l’anno scorso il preventivo venne approvato (non è uno scherzo) il 10 dicembre .

Come più volte spiegato, questa situazione assurda deriva da uno dei soliti “combinati disposti” prodotti dal Governo nazionale, in questo caso la legge Delrio e le leggi finanziarie degli ultimi tre anni, che hanno determinato la paradossale situazione di “federalismo rovesciato” che pretende che Città Metropolitana dia servizi come strade, scuole , ambiente etc, sviluppi progetti senza disporre di un solo euro di finanza propria e, non sembrando abbastanza al nostro illuminato legislatore nazionale, già che c’è deve restituire “costi della politica” (sic!) allo Stato per quasi 160 milioni di euro ogni anno  sui 330 che vengono  formalmente trasferiti per funzionare. Inutile ricordare quali equilibrismi di ogni tipo si devono tentare per cercare di coprire un vero e proprio buco che si determina nel bilancio il 1° gennaio di ogni anno pari al 40-60 per cento, con risultati disastrosi anche dal punto di vista formale: come risulta perfino da carte verificate dalla Presidenza del Consiglio per quest’anno, lo squilibrio di parte corrente è ancora intorno ai 32 milioni di euro.

Nel progetto di bilancio che presenterò, proporrò di coprire questo disavanzo con l’utilizzazione dell’avanzo 2016 delle sanzioni amministrative stradali non ancora utilizzate, in pratica rinviando a bilancio manutenzioni stradali che comunque non si sarebbero potute avviare perché, in assenza del bilancio preventivo, non si possono avviare le gare d’appalto, per una sorta di “comma 22” del regolamento dei marine Usa ( “chi è pazzo può essere esentato dalle missioni suicide, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni suicide non è pazzo” ) applicato alla PA italiana..

Perfino  tale operazione è una forzatura interpretativa delle leggi vigenti che ritengo giustificata dalla situazione di pre-dissesto nella quale si trova l’Ente.

L’altra operazione contabile significativa che ritengo di inserire nel progetto di bilancio 2017 è la vendita ad INVIMIT ( finanziaria pubblica) di una caserma e del Palazzo della Prefettura per un ammontare totale di € 64 milioni. Questa somma, unita al credito ex ASAM di € 142 milioni passato in capo diretto alla Regione Lombardia a seguito delle operazioni societarie concluse con la liquidazione di ASAM stessa verrà interamente destinata a bilancio alla riduzione del debito: si tratta di un intervento estremamente significativo, che ridurrà come minimo di oltre un terzo il debito dell’Ente. L’effetto di questa operazione, oltre che il rafforzamento degli equilibri patrimoniali già non critici, sarà quello di un miglioramento nei prossimi anni delle partite correnti per almeno 15-20 milioni di euro/anno, vale a dire la copertura di più di un terzo del fabbisogno per pagare gli stipendi dell’Ente !

In questo modo CM  non solo rispetterà  il termine del 30 settembre svolgendo tutti i passaggi procedurali, ancora una volta, come se….fossimo “sani”, ma terrà ancora viva la possibilità almeno tecnica di sviluppare un progetto di “nuova” Città Metropolitana,.

Ma un progetto politico di questa rilevanza è pensabile  dalla convergenza di volontà politiche locali e nazionali che fino ad ora purtroppo sono ben lontane dal manifestarsi e che, a occhio, non si materializzeranno tanto presto. E’ per questo che con il  29 settembre p.v. si concluderà la mia esperienza ed il mio impegno come Consigliere delegato al bilancio: da convinto sostenitore della Città Metropolitana, ho ormai la certezza che tutto quello che poteva essere fatto stando all’interno della legislazione vigente è stato fatto e continuare a giocare con le carte truccate a proprio danno non è più utile.

In questo non c’è differenza fra il “federalista” Maroni, il “sindaco d’Italia” Renzi  o le “scie in rete” di Casaleggio-Grillo, tutti nella pratica tenaci sostenitori del detto “tutto il potere al centro ed il centro è dove mi trovo io”..

La battaglia per la riforma delle istituzioni locali è totalmente politica e si deve tornare a combatterla su un terreno totalmente politico: prossimo banco di prova, le elezioni regionali lombarde, per svelare il “bluff” di chi vuole l’autonomia dei territori solo a parole.