Il Comune di Milano difenda l’autonomia di AMSA

Il Comune di Milano difenda l’autonomia di AMSA

di Emmanuel Conte

Gli intollerabili accadimenti dell’ultimo Consiglio Comunale, oltre a profanare Palazzo Marino con il saluto fascista, hanno anche impedito il giusto dibattito sulla mozione relativa all’autonomia di AMSA.

Con tale mozione il Consiglio Comunale ha impegnato, con voto unanime, Sindaco e Giunta: a salvaguardare l’autonomia organizzativa di AMSA; a ripristinare la figura del direttore all’interno dell’organizzazione; a valorizzare il peso all’interno della governance della A2A ambiente.

Si tratta di  una scelta di particolare valore politico ed amministrativo che si propone di rinnovare l’indirizzo del Comune  ad A2A, partecipata al 25%, nella gestione della propria controllata AMSA, azienda che si è occupata storicamente della gestione del ciclo dei rifiuti urbani e dello spazzamento della città.

Negli anni, l’utility di Milano e Brescia (A2A) si è contraddistinta per la sua capacità di interpretare, con successo, i mutamenti del  mercato di riferimento portando, anche in AMSA, una efficienza gestionale ed economica di alto livello. Tuttavia, il nuovo piano di ristrutturazione della propria struttura organizzativa   sembra non tener conto della peculiare funzione svolta dalla sua controllata e della differenza con le altre attività svolte dal gruppo.

Giova ricordare che AMSA ricopre un ruolo centrale e strategico per Milano e ha garantito storicamente un contributo alla qualità della vita e alla pulizia della città, come ha  dimostrato, determinandone il successo, anche in occasione di EXPO. Un’eccellenza riconosciuta da tutti, tanto che lo scorso settembre il Sindaco di New York, Bill De Blasio, ha inviato una delegazione per studiare il “modello AMSA”.

Appare, perciò, non completamente comprensibile che A2A abbia avviato, nell’ultimo piano di ristrutturazione, un percorso di assorbimento delle principali funzioni societarie di AMSA: dopo aver assorbito le funzioni di finanza, amministrazione, controllo ed altre ha disposto recentemente, provocando una meditata reazione dei sindacati, anche il trasferimento della finzione risorse umane.

Pur comprendendo, quindi, i presupposti di razionalizzazione e di economia di scala, appare evidente come vadano temperati in considerazione del fatto che AMSA svolge un servizio di interesse pubblico, che non può essere piegato sic et simpliciter alle rigidità delle regole di mercato.

La gestione delle risorse umane non può ubbidire a un modello rigido, deve essere finalizzata alla specificità dei compiti svolti e degli obiettivi. Invero, l’asset principale di AMSA è rappresentato dall’esperienza e dal senso di appartenenza dei suoi 3200 dipendenti: un complesso di esperienza che merita di essere preservato e tutelato garantendone l’autonomia in maniera organica.

Si rendono perciò necessarie nuove regole di ingaggio (documento di intesa) del Comune sia con la partecipata  A2A per gli indirizzi generali sia con Amsa, della quale è il principale cliente. Ciò è particolarmente rilevante anche nella prospettiva di estendere la competenza dell Amsa a tutto territorio della città metropolitana.