La Design Week chiude allʼinsegna dei record e pensa al design come occasione di rigenerazione urbana – MuMe
La Design Week chiude allʼinsegna dei record e pensa al design come occasione di rigenerazione urbana

La Design Week chiude allʼinsegna dei record e pensa al design come occasione di rigenerazione urbana

di Cristina Tajani
Assessore alle Politiche per il Lavoro, Attività produttive, Commercio, Moda e Design  

La Design Week appena conclusa ha fatto segnare un nuovo record per la città: tra i padiglioni di Fiera Milano a Rho i visitatori del Salone del Mobile hanno sfiorato le 435mila unità, provenienti da 188 Paesi, con un incremento del 26% sul 2017. In contemporanea il Fuorisalone con i suoi eventi, le sue installazioni, presentazioni e party ha animato la città conducendo oltre 500mila persone alla scoperta dei distretti del design, realtà che hanno ormai conquistato tutti i principali quartieri di Milano, anche quelli considerati meno attrattivi durante l’anno, con una crescita registrata praticamente in tutte le Zone, a esclusione di Lambrate che paga forse il divorzio dall’agenzia che ha seguito il progetto Ventura negli anni scorsi e che oggi sta contribuendo in maniera importante al progetto di riqualificazione della Stazione Centrale.

A confermare l’affluenza record bastano i 7,9 milioni di passeggeri che hanno viaggiato sull’intera rete metropolitana di Atm durante la settimana, 700mila in più rispetto allo scorso anno. Un’edizione straordinaria che non si è fatta mancare l’attenzione di tutti i leader politici nazionali che, nonostante l’incertezza sulle sorti del governo e del paese, hanno voluto farsi vedere e fotografare insieme agli imprenditori del made in Italy in Fiera a Milano. E chissà se chi aspira a governare il Paese ha colto la formula del successo di un settore che nonostante le difficoltà complessive del contesto, a dispetto della dimensione di impresa che rimane medio-piccola, pur soffrendo la domanda interna ancora debole, rimane competitivo a livello globale rappresentando da solo il 5% del Pil nazionale.

Nessun’altra capitale mondiale tra quelle che da tempo provano a contendere il primato a Milano ha, infatti, la capacita di coniugare la parte creativa e progettuale con un saper fare manifatturiero, artigianale e industriale, in grado di tradurre il progetto in prodotto. Questo grazie ad una relazione stretta tra maestranze e progettisti e un sistema formativo che, almeno in questo ambito, è all’altezza della situazione e che deve essere sostenuto e incentivato a procedere sulla strada della congiunzione tra creatività e manifattura.

I numeri di questa impegnativa settimana premiano anche gli sforzi dell’Amministrazione che da anni si sperimenta nel duplice compito di sostenere con interventi coerenti le filiere produttive del design e della moda, così come il programma “Manifattura Milano” dimostra, e dall’altro è responsabile della buona riuscita di un evento che mette sotto stress la città dal punto di vista organizzativo, della mobilità, della sicurezza.  Questo perché la settimana del Design non è solo l’evento fieristico promosso da Federlegno, ma è una miriade di eventi diffusi in città che siamo stati abituati a indicare con il nome di Fuorisalone.

Per anni questi due volti del successo milanese hanno proceduto separatamente,  con qualche diffidenza reciproca. E’ solo negli ultimi anni, grazie anche al ruolo giocato dal Comune sia dai tempi della Giunta Pisapia, che esiste un tavolo di coordinamento tra le cosiddette “zone” del design, gli uffici comunali e gli organizzatori del salone del Mobile.

Nell’ambito di questo lavoro di rete tra attori di natura diversa si genera un processo di apprendimento reciproco che consente costantemente di mettere in atto i necessari correttivi organizzativi nella gestione della settimana ma anche di sperimentare progetti di più lunga durata, come quelli relativi alla formazione professionale, all’insediamento manifatturiero e alla riqualificazione urbana. Proprio rispetto a quest’ultimo ambito quest’anno abbiamo pensato e approvato, in via sperimentale, l’istituzione del primo registro degli “Spazi diffusi del Design” e dell’elenco degli operatori privati disposti a donare installazioni e creazioni da collocare in maniera permanente in città, in periferia come in centro.

Un provvedimento che risponde alla reale esigenza da parte degli operatori ché le opere che caratterizzano la Design Week di aprile e la Fall Design Week di ottobre non rappresentino solo un esercizio di stile per designer e architetti, ma un’occasione concreta per ridisegnare insieme la città e l’estetica in molti dei sui elementi d’arredo urbano: dalle panchine alle piazze ma anche parchi, aree gioco e spazi comuni in genere. Ad oggi sono già molte le realtà disponibili ad ospitare le installazioni e molti i donatori: da Base in Via Bergognone, al Milano Luiss Hub in via D’Azeglio, passando per i Giardini Condivisi, mentre Federlegno ha già donato al settore verde del Comune tutte le piante utilizzate per creare l’installazione dello Studio Ratti in piazzetta Reale che presto saranno piantumate in alcuni giardini della città.

Questo solo per fare un piccolo esempio di come la collaborazione tra Amministrazione, operatori economici e progettisti possa segnare il futuro di Milano, contribuendo a riqualificare in maniera permanente intere aree di dismissione industriale nel segno del design e della ricerca, come avvenuto per la zona Tortona prima o per la zona Centrale oggi. Ricerca, design e innovazione non costituiscono solo occasione per generare “eventi”, ma rappresentano pro-cessi produttivi ed economici oltre che occasioni di crescita sociale ed evoluzione urbanistica permanente per quelle aree urbane in cui questi processi si insediano, rigenerando la città dal basso.