Il destino di Milano: quello di guida e indirizzo

Il destino di Milano: quello di guida e indirizzo

di Gianni Martino
Amministratore Delegato di car2go

Non bisogna essere milanesi per amare Milano.

Io ad esempio lo sono e non lo sono. Siciliano fino al midollo, cresciuto all’ombra della Madonnina, mi trasformo in Ambrogio Brambilla ogni volta che supero gli antichi dazi della città, che imbocco viale Forlanini per una delle mie frequentissime trasferte o che varco l’ingresso di Centrale, Cadorna o Rogoredo.

Strano a dirsi ma Milano mi manca, ogni partenza di più e mi stanca, ogni ritorno di più.

Siciliano a Milano. Milanesissimo quando la lascio.

Strano destino, se non fosse che a condividerlo siamo veramente in tanti.

È forse questa l’essenza di Milano e questo è forse lo spirito dei suoi abitanti. Gente che non ne ha mai abbastanza.

Figli di una città priva di bordi, votata da sempre all’accoglienza e alla repulsione. Incrocio di tutto e crocevia d’Europa. Lo scriveva il Bonvesin otto secoli fa e vale oggi come allora.

Gente che parla senza accento, che va sempre di fretta. Ponte a campata unica verso il futuro e anello di congiunzione tra mille italie ed un solo, grandissimo, estero.

Un destino, quello di Milano, di guida e indirizzo. Un onore e un fardello che la mia città porta con orgoglio. Il destino di innovare, di creare, di sperimentare. Il fardello, anzi: la sindrome, del primo della classe.

Creatività e capacità di innovare non mancano di certo ai cittadini senza accento e tantomeno manca la velocità a chi va sempre di fretta.

Questo fa di Milano un modello da seguire, guardato con rispetto, con invidia e talvolta con risentimento da chi, abituato a sentirsi superiore, si trova costantemente superato.

Milano meglio di Berlino, di Parigi, di Londra? Perchè no. Rapida nel cambiare e nel migliorare se stessa, coglie le opportunità, le fa sue. Ne diventa modello.

L’evoluzione della mobilità urbana ne è un esempio. La rapidità con cui i milanesi pianificano, accettano e traggono beneficio dal cambiamento è emblematica. Il passaggio dell’AreaC da  esperimento a modello di riferimento. Il successo del car sharing, da stravaganza nella quale, oltre al sottoscritto, quasi nessuno credeva, a caso di studio mondiale, non sono che tessere di un mosaico ben fatto.

Un modello, quello di Milano, difficile da imitare perchè per farlo bisognerebbe forse partire da quello che la rende unica e che fa la differenza: i milanesi.

Bisognerebbe clonare loro, la loro creatività, l’inesauribile capacità di innovare, il pragmatismo e perchè no, la loro inestinguibile fretta.