Centri per l’impiego: il costo del rinnovamento

Centri per l’impiego: il costo del rinnovamento

di Francesco Giubileo da lavoce.info 

Per funzionare, il reddito di cittadinanza ha bisogno di centri per l’impiego efficienti, in grado di proporre seri percorsi di inserimento al lavoro. Le risorse necessarie potrebbero essere inferiori al previsto, purché siano costanti nel tempo.

Professionisti nei Cpi

Un elemento fondamentale per l’introduzione del reddito di cittadinanza in Italia sono i centri per l’impiego (Cpi), che dovranno prendere in carico il disoccupato e proporgli un percorso di ricollocazione o inserimento al lavoro.

In base alla proposta del Movimento 5 stelle, l’investimento in queste strutture sarebbe di almeno 2 miliardi di euro. Tuttavia, c’è da chiedersi se siano sufficienti a erogare servizi in grado di realizzare la “condizionalità” tra reddito di cittadinanza e partecipazione attiva al mercato del lavoro come sostengono i promotori dello strumento.

L’analisi e il confronto con una serie di enti accreditati ai servizi per l’impiego permettono di configurare, in maniera approssimativa, un modello “idealtipico” di risorse necessarie per garantire all’interno dei centri per l’impiego quelle competenze volte a erogare servizi per l’impiego, di base e specialistici.

Innanzitutto, sarà necessario coinvolgere nell’attività di tutti i centri per l’impiego esperti in politiche attive del lavoro, in primo luogo laureati in materie esplicitamente coerenti con i loro compiti (oggi diverse università offrono master specializzati proprio per addetti ai servizi pubblici per l’impiego). Lo scopo è definire un percorso specialistico individuale (successivo al bilancio di competenza) basato su una qualità nettamente migliore (scouting aziendale di gruppo con attività iniziale di affiancamento) di quella odierna (nella maggior parte dei casi si tratta di un percorso standard, erogato in poche ore assieme alla dichiarazione di disponibilità al lavoro).

In secondo luogo, sono necessari psicologi del lavoro per realizzare attività di bilancio di competenza individuali e di gruppo e attività motivazionali al reinserimento al lavoro con una consolidata conoscenza del mercato del lavoro. Per entrambe le figure è d’obbligo un costante confronto con gli osservatori del mercato del lavoro territoriali, attraverso seminari interni o riunioni dell’intero staff.

Un’altra figura fondamentale è l’esperto in auto-impiego/auto-imprenditorialità, preferibilmente un professionista abilitato alla consulenza del lavoro (perché le domande di carattere fiscale e la sostenibilità finanziaria del business plan sono le principali richieste degli utenti).

Ma forse il ruolo più rilevante e importante è quello dell’agente commerciale: se si vogliono intercettare le richieste delle aziende servono professionisti capaci di interagire con loro. Ne basta uno per territorio, ma è fondamentale che collabori con gli amministratori locali (grazie ai sindaci si arriva prima all’azienda). I soli dipendenti dei Cpi, anche i più volenterosi, rischiano di non riuscire nel compito nel lungo periodo, perché si tratta di un’attività complessa, che richiede una elevata flessibilità oraria e mobilità nel territorio.
Per agevolare il lavoro di questi professionisti sono necessari due strumenti: le fiere del lavoro, ovvero momenti di incontro tra domanda e offerta di lavoro, da organizzare periodicamente nei territori. Anche se realizzata in convenzione con gli enti locali, è un’attività che ha un costo di gestione e organizzazione non indifferente. Il secondo strumento è l’attività di marketing e comunicazione sui social network per far conoscere i servizi realizzati dai Cpi, le offerte di lavoro e per intercettare i curriculum: qui il costo consiste nell’acquisto degli AdWordspubblicazione degli annunci o promozione delle fiere del lavoro sui social network. Tutte le risorse e attività saranno controllate da un gestionale (prodotto da Anpal) che ne verificherà il corretto funzionamento (si tratta di un modello più complesso di quello oggi presente per le Did-Online).

I costi

Quanto costerebbe la “macchina” così predisposta? Supponendo un costo lordo medio analogo a quanto previsto da diversi attori (Cpi, Apl, enti non-profit), si può fornire una stima intorno ai 300 milioni di euro (si supponga anche di potenziare i Cpi con altre 44 unità operative distribuite a seconda del rapporto addetti/disponibili al lavoro).


Fonte: Nostre elaborazioni.

Rimane fuori dal conteggio la figura del direttore dei centri per l’impiego. Sarebbe tuttavia opportuno che i nuovi dirigenti avessero un percorso accademico coerente con i servizi al lavoro e le politiche attive del lavoro, privilegiando magari professionisti provenienti dal mondo delle agenzie private (quindi con una visione più centrata al servizio clienti e il lato commerciale) invece di funzionari con competenze di carattere puramente amministrativo della pubblica amministrazione.

Inoltre, è bene sottolineare che il costo del personale va coperto con risorse nazionali, non provenienti dai fondi comunitari. In altri termini, stiamo parlando di risorse costanti e non una-tantum, che si aggiungono ai circa 600 milioni di euro annui già destinati ai Cpi. Quanto al personale, va assunto tramite concorso pubblico nazionale adottando i criteri dell’Agenzia del lavoro di Trento: prova per titoli, scritta, pratica e orale, con un componente della commissione esterno alla struttura.

In definitiva, con meno della metà dei 2 miliardi previsti dal Movimento 5 stelle si possono rilanciare i Cpi, a patto che le fonti di finanziamento siano garantite nel tempo. Si tratta di una “stima di massima” al ribasso, che non esclude la possibilità di utilizzare l’altro miliardo o altre risorse ancora per ampliamento dei locali, materiale di lavoro per i nuovi assunti, investimenti infrastrutturali, laboratori di simulazione per i disoccupati, materiale informativo o ulteriori costi di funzionamento. Ovviamente, il rilancio dei servizi pubblici per l’impiego non garantisce la certezza di un’offerta congrua di lavoro a ogni beneficiario del reddito di cittadinanza.