Milano smart?

Milano smart?

di Antonio Santangelo

Bruce Sterling non è certo un luddista e nemmeno un analfabeta tecnologico, anzi. Oltre a essere stato un protagonista  della “cyberpunk generation”, insieme a William Gibson, è uno dei più attenti osservatori dell’evoluzione della società digitale. Grande visionario sul futuro, che invita a leggere imparando dalla storia passata, Sterling ha sempre guardato con ottimismo alla rete e al suo sviluppo. Sorprende, allora, l’amaro tono usato in un articolo per l’Atlantic, riportato dall’Internazionale, a proposito di Smart City. In esso Sterling sottolinea il divario tra il sogno di democrazia dei primi tempi della rete, piattaforme aperte per la collaborazione e scambio paritario di dati, e la realtà odierna. Descrive le città come luoghi caratterizzati da un controllo ossessivo attraverso telecamere onnipresenti e “walled garden” ben protetti in cui ci aggiriamo fornendo dati e informazioni ai giganti del web, senza alcun controllo sui nostri dati.

Così anche le città rischiano di diventare campus degli over the top, in cui testiamo i loro servizi con i nostri comportamenti. Ecco allora che:

(…)le città del futuro non saranno intelligenti, ben progettate, efficienti, pulite, giuste, verdi, sostenibili, sicure, sane, economiche o resilienti. Né avranno alti ideali di libertà, uguaglianza o fratellanza. La smart city del futuro sarà internet, il cloud, e un sacco di altri gadget messi in campo dalle amministrazioni comunali, per lo più con lo scopo di rendere le città più attraenti per il capitale. Quando questo sarà fatto bene, aumenterà l’influenza delle città più attente e ambiziose, facendo apparire i sindaci più degni di essere eletti. Quando sarà fatto male, somiglierà molto alle logore carcasse delle precedenti ondate d’innovazione urbana, come ferrovie, linee elettriche, autostrade e oleodotti. Ci saranno anche effetti collaterali e contraccolpi negativi che neanche il più saggio degli urbanisti potrebbe prevedere.

Non è difficile leggere in trasparenza le ragioni di tanto pessimismo, è intuibile come questa evoluzione sia collegata al caso Cambridge Analytica e ai “buchi” di Facebook. Ma l’articolo di Sterling coinvolge nella delusione tutti i big della rete. Internet si è trasformata da regno della libertà e dell’espressione dell’individuo a giardino recintato gestito dalle grandi corporation.

Tanto pessimismo ci dà qualcosa su cui riflettere con attenzione quanto pensiamo al modello di città che desideriamo. Accanto ai molti tentativi e alle molte esperienze di rendere intelligenti le città attraverso l’uso delle tecnologie, occorre porre molta attenzione all’impatto sulla società di queste trasformazioni. Ce lo impone la constatazione della nostra incapacità, come società occidentali, di tenere il passo con la velocità di sviluppo delle tecnologie che crea ansie sulla disoccupazione.

E’ allora importate, nel riflettere sul modello Milano, abbinare al tema dell’innovazione tecnologica che identifica la città smart con quello dell’innovazione sociale. L’analisi degli effetti che la prima ha sulle condizioni, ma anche sugli atteggiamenti e la cultura di ampi strati della popolazione, aiuta a definire la governance.

Il Pubblico deve osservare con attenzione i fenomeni e tentare di interpretarli, anche a rischio di dover cambiare gli interventi se si dimostrano sbagliati o limitati. Da tropo tempo, ad esempio, non c’è un atteggiamento chiaro sulle piattaforme di condivisione (Uber, AirBnb) e sul loro impatto sugli interessi consolidati, tassisti e albergatori. Altrove (Amsterdam) hanno coinvolto le piattaforme nella trasformazione della città, individuando regole e vantaggi per i cittadini.

In questo percorso è decisivo coinvolgerli, i cittadini, utilizzando le tecnologie per farli partecipi delle decisioni e come strumento di ascolto. Da questo punto di vista l’iniziativa del bilancio partecipato, avviato e riproposto dal Comune, è sicuramente positiva. Altrettanto positiva è la nascita, accanto alle iniziative e ai centri di coworking e di incubazione delle startup, l’avvio di un distretto di innovazione sociale a No-Lo (a nord di Loreto, a nordest della Centrale) dove i centri di aggregazione sono focalizzati anche sui bisogni degli anziani.

Nessun rifiuto delle tecnologie, allora, né l’anarchismo romantico di Sterling, ma la consapevolezza che gran parte dei problemi delle città nascono dai comportamenti, anche sbagliati, dei cittadini. Ascolto e condivisione sono indispensabili per una governance smart.