L’esperto Federico Gusmeroli: “Le fusioni tra Comuni hanno successo se i cittadini vi trovano risposte concrete”

L’esperto Federico Gusmeroli: “Le fusioni tra Comuni hanno successo se i cittadini vi trovano risposte concrete”

di Paolo Valsecchi

Quando due o più Comuni provano a immaginare di dare vita a una fusione per riorganizzare la struttura amministrativa, mettere in campo sinergie e realizzare economie di scala, ci si scontra inevitabilmente con le paure dei cittadini. Il timore degli abitanti dei piccoli comuni è quello di scomparire, di diventare periferia, di perdere centralità e servizi, di vedere cancellata la propria identità. Come si possono affrontare queste paure? Come si coinvolgono i cittadini? Come si può costruire un confronto a 360° con le comunità interessate? Ne abbiamo parlato con Federico Gusmeroli, consulente di “C.O. Gruppo srl”, società di ricercatori che opera da 25 anni a fianco di amministrazioni pubbliche locali e nazionali, ordini professionali e imprese private, per supportarli in processi di innovazione, miglioramento delle performance e dei servizi. In tema di fusioni di Comuni, Gusmeroli si occupa degli studi di fattibilità, dell’accompagnamento e dell’informazione ai cittadini: dagli incontri pubblici alla gestione dei social network.

Dottor Gusmeroli, avete seguito numerose ipotesi di fusione in diverse Regioni d’Italia: Valsamoggia (BO), Gambettola e Longiano (FC), Gordona e Menarola (SO) per citarne alcune. Quali sono le tappe del percorso “ideale” che porta alla fusione di 2 o più comuni?

!Si parte da uno studio di fattibilità che analizzi la realtà demografica, l’organizzazione delle macchine comunali, i bilanci, i trasferimenti statali, gli ipotetici contributi derivanti dalla fusione. E’ un lavoro lungo e necessario, ma da solo non basta. I cittadini non hanno idea di come funzionino i bilanci degli enti locali, faticano persino a dare un ordine di grandezza quando gli viene chiesto a quanto ammonta, secondo loro, il bilancio annuale del proprio Comune. Per questo non basta raccontare loro come funziona una fusione e quali sono i vantaggi nei trasferimenti economici. Si devono piuttosto dare risposte concrete”.

Ad esempio?

Occorre spiegare quale è precisamente il percorso che si intende intraprendere. Durante i numerosi incontri pubblici che abbiamo svolto nelle varie comunità di cui ci siamo occupati, ci sono sempre state fatte domande molto precise: dove potrò rifare la carta d’identità? Dove troverò l’ufficio tecnico? Quanto rimarrà aperto al pubblico ed in che sede? Nessuno vuole i salti nel buio, men che meno gli abitanti dei piccoli comuni che temono di venire “divorati” dal grande”.

A questo proposito, voi avete seguito anche la fusione, realizzata nel 2015, tra Gordona (1900 abitanti) e il minuscolo comune di Menarola (uno dei più piccoli d’Italia, contava soltanto 46 residenti) in provincia di Sondrio. Come è stata vissuta?

“E’ stato un lavoro molto interessante sia perché è stata la prima fusione per incorporazione realizzata sia perché i cittadini sono stati molto coinvolti durante tutto il percorso. E’ stato stipulato anche un patto scritto nel quale ci si impegnava a fare in modo che per 10 anni una parte del contributo statale previsto (60.000 euro sul totale di 180.000) fosse destinata per azioni sul territorio di Menarola, il Comune più piccolo. E’ stato un passaggio politicamente molto importante. Alla fine la fusione è stata approvata da entrambe le comunità a larghissima maggioranza”.

Quale è stato il segreto per arrivare a questo risultato?

“Torno a dire che è fondamentale la narrazione che viene fatta verso i cittadini. Non basta realizzare un buono studio di fattibilità (che pure è necessario): servono incontri pubblici, confronti, incontri con gruppi ristretti di cittadini dedicati a tematiche specifiche, bisogna portare l’esperienza diretta di quei Comuni che hanno già sperimentato la fusione e così via. La parola d’ordine deve essere coinvolgimento, puntiamo molto sulla predisposizione di percorsi partecipati.
Questo è fondamentale quando si affronta il tema dell’identità e la paura dei piccoli Comuni di scomparire: bisogna riuscire a spiegare che i confini sentimentali non dipendono da quelli amministrativi, raccontando ad esempio che i confini amministrativi hanno subito una continua modifica nel corso del tempo, per rispondere alle varie esigenze delle comunità”.

Il tema delle fusioni è sempre più al centro del dibattito pubblico. Numerosi comuni stanno aprendo un confronto in merito, come quello che ha preso il via a Lecco. Come è cambiato l’approccio in questi anni?

“Mi sembra che vi sia una maggiore predisposizione nel valutare e nel tentare ipotesi di fusione. Ma devo ammettere che è anche aumentata l’aggressività di chi si oppone a questi progetti. Spesso più che ad un confronto assistiamo ad un vero e proprio scontro”.

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