Travolti da una valanga – MuMe
Travolti da una valanga

Travolti da una valanga

Elezioni (1)

di Emilio Genovesi

Regge l’esperienza civica milanese. Poco, ma qualcosa da cui ripartire

Mentre effettuavamo la nostra discesa con stile stando attenti ad arrotondare bene le curve  e alla posizione delle punte degli sci siamo stati travolti da una valanga.

Con questa semplice metafora commentava il risultato elettorale una persona a me vicina, renziana della prima ora.

E in effetti così è stato. Ancora una volta gli elettori italiani hanno sorpreso studiosi e commentatori, la realtà del risultato elettorale supera la fantasia esasperando le tendenze in atto pure individuate e ci consegna un quadro politico senza vincitori e con un vinto (il PD renziano).

Gli italiani sono andati a votare in buona percentuale, hanno dato un giudizio impietoso sull’operato di un governo che in fondo tutti dicevano positivo e hanno abbracciato le sirene di quelle forze che hanno presentato un programma che sfonda ogni limite di spesa pubblica, se ne frega di qualsiasi vincolo della UE, non proponendo un quadro di valori articolato se non una generica volontà antisistema in alcuni casi venata di profondo razzismo.

Lo stesso voto che un anno fa aveva difeso la costituzione e quindi si era presentato come contro un mutamento chiede oggi mutamento ad ogni costo, non importa quale, basta che sia diverso dal quadro politico della seconda e terza repubblica.

Il renzismo avendo sdoganato l’idea della rottamazione viene a sua volta pesantemente rottamato insieme ai suoi critici interni (vedere il penoso risultato di LEU).

Nel voto si riconosce pienamente l’Italia divisa in due, e la cartina del Paese che attribuisce con colori diversi ai tre schieramenti i seggi uninominali è sovrapponibile a quella dell’Italia risorgimentale del 1860, pochi giorni prima dell’impresa dei Mille. Al centrodestra le terre del Piemonte e dell’Austria, al PD lo stato pontificio (già allora terra di anarchici) e ai 5 Stelle il regno delle Due Sicilie.

Si tratta della solita anomalia italiana? In realtà se analizziamo il dato più freddamente ci rendiamo conto che si tratta di un voto fortemente in sintonia con l’Europa, ma con una originalità nostrana: noi accogliamo entrambe le tendenze europee.

L’Italia meridionale più vicina all’influenza latina ha un trend elettorale greco o spagnolo in cui il grillismo sostituisce il ruolo di Tsipras o di Podemos,mentre il Nord mitteleuropeo a trazione Lombardo, Veneto Emiliana vota come l’Ungheria, o l’Austria dove pochi mesi fa vinceva le lezioni un trentenne parafascista. E se ci spaventa il fatto che 5 Stelle più Lega salviniana superano il 50% , abbiamo già dimenticato che in Francia un anno fa Melanchon più la Le Pen pure facevano metà elettorato e il tanto osannato Macron ha prevalso solo grazie ad un astuto e agile uso della mai troppo benedetta legge elettorale di gollista memoria.

La valanga travolge anche le regioni, Zingaretti si salva non certo per particolari meriti ma per l’appoggio dei naufraghi di Leu, del fatto che i 5Stelle in Lazio sono più alti che in Lombardia e della solitaria candidatura di Pirozzi che toglie al rimontante Parisi un decisivo 4,5%.

In Lombardia un candidato perfetto e preparato come Gori in realtà non è mai stato in partita, ha proposto un ragionato confronto sul programma e su come “fare meglio” a un elettorato che voleva solo flat tax ed espulsioni di immigrati. L’election day ha ucciso ogni confronto sui contenuti locali.

Personalmente vedo nel voto dei cosìdetti populismi molta nostalgia della vecchia DC. Quanto di quel modo di governare ricordano il reddito di cittadinanza invece delle pensioni di invalidità, Grillo improvviso moroteo che dice non siamo nè di sinistra nè di destra, e le percentuali di Di Maio e Fico a Napoli così vicine a quelle di Lauro e Gava? E come mai la Sicilia che dà tutti i seggi ad Alfano è figlia della mafia e quella di oggi che vota De Maio è invece  la base del rinnovamento italiano. La mafia è improvvisamente emigrataq coi cervelli in fuga?

Così al nord l’impreditoria che ha visto con Gentiloni un po’ di luce dietro il tunnel legge nelle proposte del centrodestra sul fisco un sano ritorno ai tempi in cui una buona evasione fiscale aiutava e crede fino ad un certo punto alla faccia feroce e violenta di Salvini e Fontana, che non spaventa.

Unica isola diversa in tutto ciò Milano. Ma anche questo in tendenza europea: Milano come Londra o come Parigi o Barcellona, ma a rischio assedio con governo regionale nemico e governo nazionale assente. Altro che Ema, purtroppo.

E il civismo? Conferma ad oggi l’incapacità di concepire un ruolo nazionale, sul voto nazionale l’elettore civico sceglie tra le proposte esistenti facendo scelte a seconda del singolo contenuto prevalente: la sicurezza o l’odio antisistema etc.

Regge l’esperienza civica milanese, il lavoro di questo anno e mezzo si riconosce nel voto che porta in consiglio regionale Elisabetta Strada capogruppo di Noi Milano in Consiglio comunale. Poco, ma qualcosa da cui ripartire.

Un consiglio per Mattarella? Governo del Presidente con un solo scopo: una legge elettorale con ballottaggio che consegni un sicuro vincitore al Paese e quindi un governo. E ora che i profeti di sventure e di promesse si misurino seriamente col governo del Paese lasciando ai sacerdoti  i rosari  e imparando l’uso del congiuntivo e la geografia.