Ripartire da Milano, senza rinchiudersi nella ridotta – MuMe
Ripartire da Milano, senza rinchiudersi nella ridotta

Ripartire da Milano, senza rinchiudersi nella ridotta

Elezioni (2)

di Franco D’Alfonso

Non si può dire nemmeno che è stata una “bella campagna”: l’abbiamo condotta con l’annuncio dello “tsunami” in arrivo e non abbiamo potuto spostarci più di tanto.

A Milano, come nel resto d’Italia, i candidati ed i militanti del centrosinistra stavano sul campo come i reggimenti italiani in pianura prima di Caporetto: privi di indicazioni dallo Stato Maggiore che non fosse quella di “tenere la posizione”, avevano la sensazione di essere aggirati dal nemico alle spalle  che ben presto si trasformò in certezza di non poter far altro che inchiodare il nemico di fronte almeno fino al momento di essere circondati .

A Milano abbiamo tenuto la posizione fino all’ultimo: 12 punti più del dato nazionale,  4 eletti all’uninominale su 8 collegi.  Ma si è già completato l’accerchiamento: la Lombardia resta saldamente in mano al centrodestra ed i dati del Pd tornano al livello dei tempi di Occhetto spazzato via dall’allor giovane Berlusconi.

Le crepe sono visibili  anche in città: ho perso nel mio collegio al Senato per relativamente poco (10 mila voti su 450 mila aventi  diritto) “tenendo” ed anzi leggermente incrementando le posizioni delle ultime elezioni comunali, ma i 5stelle hanno quasi raddoppiato i propri voti e lo spostamento a destra ha favorito la Lega più di quanto abbia penalizzato Forza Italia. Per soprammercato nel mio caso, unico in Italia!!, i compagni di LeU sono riusciti ad essere decisivi in negativo grazie ai 12 mila voti drenati dal candidato di Bersani.

Per capirsi: nel 2013 coalizione Bersani aveva “vinto” con 36,1 contro il 31 centrodx  e il 10 5stelle, ieri 38,3 centrodx,  34,8  centrosin e 4.1 LeU (quindi + 2 nella somma), con M5stelle quasi al 20 per cento.

Il voto civico e di opinione, assolutamente decisivo per le maggioranze elettorali in Comune, completamente oscurato mediaticamente e non valorizzato politicamente, si è espresso poco e male, anche se in maniera decisiva: nei collegi vincenti il voto delle liste del Sindaco si è concentrato  sulla lista Bonino, portandola oltre il 10  per cento, a fronte di un 2- 2,5 delle zone periferiche.

Il modello Milano politico limita i danni, nonostante tutto: nonostante le scelte di Renzi sulle candidature, che ha “usato” i voti di Milano per eleggere “suoi” candidati; nonostante la legge elettorale che ammazza volutamente  le liste coalizzate; nonostante la composizione dei collegi partorita in tutta fretta dalla struttura Istat su sola base numerica e nessun rispetto per la composizione omogenea del territorio; soprattutto, nonostante la sistematica distruzione politica del valore della coalizione a vantaggio di una politicamente autistica e fattualmente chimerica ricerca di un Pd renziano puro ed autosufficiente  cui ormai non credevano più nemmeno nel bunker di Rignano..

Ma la ridotta di Milano rischia di trasformarsi in un pantano se non viene rimesso in piedi un nuovo Comando ed una nuova strategia . Continuando nella metafora di Caporetto, come l’allora Maresciallo, anche il segretario del Pd pare attribuire le colpe della sconfitta agli ufficiali ed ai soldati più che a sé stesso.

Forse è già tardi, ma se non ripartiamo da Milano e dal suo modello, non ci sarà futuro politico per il centrosinistra ma soprattutto si aprirà una frattura nel Paese e, fatto infinitamente  più grave, con l’Europa che sarà guidata dalla ritrovata stabilità e forza dell’asse  franco-tedesco.