L’assicuratore per la prevenzione

L’assicuratore per la prevenzione

di Francesco Bizzotto

Fiducia nel dialogo e collaborazione tra Pubblico e Privato
“Una gestione ex ante dei rischi, e non più ex post dei danni”, per “la ripresa strutturale e sostenibile”

Con la bella intervista del 1° marzo rilasciata ad Antonella Baccaro del Corriere della Sera, che riportiamo di seguito, Maria Bianca Farina, presidente dell’Ania (dal 2015) e di Poste Italiane (dal 2017), schiera l’Assicuratore con il presidente Mattarella, che ha auspicato con forza che il Paese cambi passo rispetto ai rischi e alle ricorrenti catastrofi, naturali per modo di dire: si doti di una cultura e di strumenti di Prevenzione.

Dice Farina: “L’obiettivo comune è arrivare a una gestione ex ante dei rischi, e non più ex post dei danni”. Elementare e difficilissimo. Provate a dirlo al sistema Sanitario, centrato sull’attesa (della malattia) e sul rimedio! Assicuratori sulla via di Damasco? No.

Competenti del rischio con una grande storia, che hanno maturato la lezione del matematico applicato Bruno de Finetti (1906 – 1985): la probabilità (il rischio) è grado di fiducia personale; attiva, dinamica, non statica. E io penso che fare Prevenzione meriti una fiscalità di vantaggio.

È il dato macro. Poi ci sono i temi del rapporto tra Pubblico e Privato e degli investimenti infrastrutturali per stare al mondo, ripartire con l’innovazione, la qualità e il lavoro. Mancano le risorse? L’Assicuratore – investitore istituzionale da 800 miliardi – mette una chip di 15 miliardi. E non è generosità. L’Europa con Solvency II gli chiede di fare “investimenti prospettici” (gestire in grande i rischi). Perché stare in attesa e assicurare, riserva dolori e obbliga a volare basso. Già Ulrich Beck lo aveva detto: “Le modalità di calcolo del rischio (…) collassano.” (La società del rischio, Carocci ‘00, p. 29).

L’offerta è storica, al di là delle concorrenze interne (Poste pensa di vendere anche polizze Danni e RCA). Perché rinuncia alla autoreferenzialità (statistica) e propone la collaborazione tra Pubblico e Privato. I piani si vanno intrecciando: mentre autonomia con responsabilità/imprenditività resta la plateale incompetenza della PA (con eccezioni: non a caso l’IVASS, Istituto per la vigilanza sulle Assicurazioni), visione e sostenibilità stanno andando al cuore dell’attività privata. E una buona Polizza 4.0 ne può essere garante. Per inciso: a monte della PA ci sono i Partiti che devono darsi regole, a termini di Costituzione, e possono organizzarsi per recuperare competenza che – come il rischio – è relazionale: mettere l’orecchio a terra, comprendere e con-vincere (fare sintesi creative, sorprendenti).

Molti gli spunti offerti da Maria Bianca Farina. Mi piace immaginare che, quando parla di infrastrutture immateriali, si riferisca al Lavoro. Cosa potrebbe voler dire Assicurare (investire e garantire) il Lavoro? Forse, contribuire a ridefinirlo e promuoverlo, a non starne mai fuori, costretti o neet o attaccati a un posto che non piace. Promuovere è più di proteggere e distribuire (l’ossessione della sinistra alla Piketty e Cacciari); è liberare, dare ali; fare produttività e giustizia. Allora diventano sostenibili le dovute (nel tempo dei robot) tutele economiche nella difficoltà (nel “sinistro”).

In generale – poiché libertà è rischio e responsabilità, se no è noia e violenza – servono polizze, strumenti di solidarietà impersonale, scelta, su misura e pagata. E per il Lavoro? Serve un’Istituzione ad hoc: potenti Agenzie pubbliche partecipate, dialogiche, orientate ad anticipare i problemi e, appunto, assicurate (qualcuno interessato a non avere “sinistri”; che non guadagni sui disoccupati, detta fuori dai denti). Per contribuire al nuovo, creare ponti: tra le attività di mercato e quelle di servizio alla PA (ad esempio nelle scuole); tra le imprese innovative e le mille terre del sociale, fino alla miniera del Volontariato delle competenze, per professionisti e neoimprese. A Milano e a Monza Brianza c’è già il prototipo, l’Agenzia Formazione Orientamento Lavoro (AFOL).

 

Insomma, con Hans Jonas:

…“Io credo […] alla forza inventiva dell’uomo e alla sua scaltrezza vitale, alla sua capacità di vedere, progettare, dominarsi, fare e seguire leggi. Egli inventerà anche degli strumenti contro ciò che proviene da lui medesimo.” Sull’orlo dell’abisso, G. Einaudi, ’00, p. 44