I trentasei Giusti del nostro tempo

I trentasei Giusti del nostro tempo

di Gabriele Nissim

Possiamo dare molte interpretazioni all’idea della Cabala dei 36 Giusti nascosti che appaiono in ogni generazione e tengono in mano le sorti del mondo. Secondo questa tradizione nessuno sa dove sono e loro stessi sarebbero quasi inconsapevoli del loro ruolo. In ogni caso, compiute le loro azioni, ritornerebbero al loro anonimato. Dio si affiderebbe a loro per evitare la fine dell’umanità.

Jorge Luis Borges ci invita a scoprire, in una splendida poesia del 1981, quelle persone che con degli atti normali si comportano in modo dignitoso nella loro vita. Così ci racconta di chi è contento di coltivare il suo giardino con lo spirito di Voltaire, di chi gradisce che sulla terra ci sia musica, di chi accarezza un animale addormentato, di chi preferisce che abbiano ragione gli altri, o persino giunge a giustificare un male che gli hanno fatto gli altri. Borges così ci fa comprendere che il mondo si tiene in piedi non per le azioni di santi ed eroi, ma per l’opera quotidiana di persone comuni.

Moshe Bejski, l’artefice del Giardino dei Giusti di Gerusalemme, mi raccontava invece che era molto deluso quando i salvati della Shoah tenevano nascosto il valore delle azioni dei loro salvatori, e che li redarguiva quando si dimenticavano di esprimere pubblicamente un sentimento di gratitudine.

Per lui era inconcepibile che la società non riconoscesse chi si era distinto con atti di coraggio nei momenti bui dell’umanità.

Egli aveva intuito una contraddizione nella pretesa che i Giusti dovessero rimanere nascosti – come suggeriscono Marco Aurelio nei Ricordi e San Matteo nei Vangeli, perché inconsapevoli di quanto di buono avevano fatto, o perché il bene compiuto dovrebbe bastare a se stesso e portare la felicità a un essere umano.

Era persino una colpa se un uomo Giusto ricercava della riconoscenza.

“Guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa presso il Padre vostro che è nei cieli”, ci ammonisce Matteo.

Moshe Bejski la pensava diversamente. Se non si dà valore all’azione di un uomo Giusto lo si lascia solo nella sua fragilità. È la nostra gratitudine che gli dà forza e lo aiuta a comportarsi in un certo modo. Così quando lo si riconosce in pubblico e si racconta la sua storia si crea un meccanismo di emulazione collettiva. Nulla è peggio della solitudine per un uomo di buona volontà. La nostra ingratitudine spezza in lui il gusto di operare per il Bene.

Ecco la nostra responsabilità.

Ma come interpretare l’idea della Cabala nel mondo di oggi, in occasione della prima Giornata dei Giusti dell’Umanità, votata a dicembre dal Parlamento italiano, che fa propria la ricorrenza del 6 marzo già istituita nel 2012 dal Parlamento europeo? Di solito si pensa che gli uomini Giusti manifestino la loro presenza soltanto nelle situazioni estreme, quando il male si è consumato nelle dittature e nei totalitarismi e leggi ingiuste con un grande consenso portano alla persecuzione degli esseri umani. In questi casi, come durante la Shoah o il genocidio armeno, chi ha soccorso degli esseri umani ha tenuto accesa la dignità umana nell’ambito delle loro possibilità, senza però cambiare il corso degli avvenimenti.

Dobbiamo invece riflettere sugli uomini Giusti che sono capaci di prevenire il Male, quando è al momento della sua genesi, quando la storia potrebbe prendere una direzione sbagliata, ma ci sono ancora tutte le condizioni per impedire una catastrofe. Pensiamo per esempio alla saggezza di Nelson Mandela che con il suo invito alla conciliazione evitò una guerra fratricida dopo la fine dell’apartheid in Sud Africa; a Stanislav Petrov in Unione Sovietica che impedì una guerra nucleare con gli Stati Uniti dopo un falso allarme seguito al lancio di un missile americano; a Vaclav Havel che gestì la separazione pacifica di cechi e slovacchi dopo il 1989.

Fortunatamente oggi in Europa e in Italia, dopo la Seconda guerra mondiale e la caduta del Muro di Berlino continuiamo a vivere, seppur tra mille contraddizioni, in un tempo di pace con istituzioni democratiche.
Ci sono però troppi segnali di una possibile degenerazione nel linguaggio pubblico, nei comportamenti delle persone, nella crescita dei nazionalismi, nelle manifestazioni di odio.
È forse la prima volta in cui tutto sembra improvvisamente in bilico. La gente avverte la paura di un futuro incerto, mentre la cultura del nemico si presenta nella dialettica politica e nei confronti delle minoranze. Sembra in pericolo l’idea di dialogo e di condivisione.

Una grande serie, Babylon Berlin, trasmessa dalla televisione tedesca ci mostra come la degenerazione della Repubblica di Weimar portò poi alla nascita del nazismo nel 1933. Corruzione, odio, fanatismi di piazza, antisemitismo, nazionalismo, furono il terreno su cui nacque l’ascesa di Hitler.

Niente si ripete in modo uguale, ma vanno colti tutti i possibili segnali di una messa in discussione dei valori fondanti della democrazia e della stessa comunità europea. Ecco perché oggi è importante il comportamento dei singoli cittadini di fronte a tutte le manifestazioni di intolleranza.
Tutte le persone migliori possono, senza particolari atti di eroismo, come insegna Borges, farci salire sul treno (penso al film the Sliding doors di Peter Howitt) che ci porta sul giusto binario.

Chi risponde in modo educato, quando cresce l’odio su Facebook; chi non accetta che il vicino di casa usi parole razziste contro i migranti, presentandoli come dei sottouomini o dei nemici; chi non accetta che nelle manifestazioni per la Palestina si lancino slogan contro gli ebrei; chi condanna chi grida alle Foibe e alla vendetta politica nelle manifestazioni antifasciste; chi non accetta la rissa in politica e cerca il dialogo e la comprensione; chi non si lascia trascinare dal fascino dei nazionalismi e guarda a un Europa comune, può dare un grande contributo.

Essere Giusti e saggi oggi è molto più facile che agire in situazioni di emergenza, quando il fanatismo cambia tutte le carte e crea le condizioni della violenza politica. Forse è questa l’interpretazione più verosimile dei 36 giusti della Cabala.

Sono tutti coloro che sanno prevenire il male, quando si è ancora in tempo e lo fanno normalmente nella loro quotidianità.