I tre scenari davanti a Sergio Mattarella

I tre scenari davanti a Sergio Mattarella

Elezioni (4)

di Stefano Ceccanti (tratto da Democratica)

Focus

Quando il verdetto elettorale non è chiaro, si aprono spazi molto ampi all’iniziativa del Capo dello Stato

Com’è noto l’articolo 92 della Costituzione è molto laconico sulla formazione del Governo. Si occupa solo della nomina da parte del Presidente della Repubblica. L’articolo 93 tratta del giuramento, con cui il Governo diventa operativo e infine il 94 pone un vincolo di dieci giorni per la fiducia da parte di entrambe le Camere. Tutto il resto è oggetto di consuetudini, convenzioni e prassi.

Evidentemente se, specie a inizio legislatura, il risultato è chiaro, il ruolo del Presidente è notarile. Così accadeva in gran parte della cosiddetta Prima Repubblica quando il sistema era stabilizzato dall’alternatività tra Dc e Pci e nella cosiddetta Seconda a causa del nuovo bipolarismo incentivato dalle leggi elettorali selettive varate dal 1993.

Se invece il verdetto non è chiaro, si aprono spazi molto ampi all’iniziativa del Presidente che può esercitarla in proprio o tramite dei mediatori. Si può trattare di incarichi esplorativi di solito affidati a personalità con cariche istituzionali, ossia i Presidenti delle Camere, o a cosiddetti “preincarichi” affidati a esponenti politici. In ogni caso alla fine del percorso occorre avere una maggioranza in Parlamento.

Le elezioni non hanno dato un responso chiaro. A questo punto si aprono tre scenari.

Il primo è quello di un governo con una maggioranza diversa da quella presentata agli elettori. Siccome però tutti e tre gli schieramenti si sono presentati come radicalmente alternativi, chi cambiasse posizione dovrebbe giustificarlo ai propri iscritti ed elettori. Merkel non aveva chiarito quale coalizione volesse e quindi è passata attraverso i normali organi di partito. Invece la Spd che aveva escluso l’accordo con la Merkel ha dovuto poi coerentemente indire un referendum tra i propri iscritti.

Il secondo è il governo di tutti, una formula emergenziale transitoria evocata specie per cambiare la legge elettorale. Tuttavia con tre poli e due camere che danno la fiducia nessuna legge elettorale può dare un esito chiaro. Il Governo dovrebbe durare più a lungo perché si dovrebbe prevedere anche una riforma costituzionale relativa al bicameralismo e alla forma di governo. Il terzo è il governo di nessuno, ovvero un esecutivo tecnico che tuttavia avrebbe bisogno di una base politica di appoggio: con il che si ricade in realtà in uno dei sue scenari precedenti.

Al termine una riflessione sintetica: se non si vuole alimentare l’antipolitica bisogna coinvolgere i cittadini nelle scelte. Il modo migliore è quello di un sistema elettorale ma anche necessariamente costituzionale che individui chiaramente un vincitore. Se esso non c’è e sono necessarie alleanze originariamente non previste o addirittura escluse è comunque necessario ottenere una nuova legittimazione da iscritti e/o elettori. Non solo in Germania. Tanto più per un partito che si chiama Democratico.