Non bisogna aver paura, mai, nel difendere i principi di civiltà e convivenza civile – MuMe
Non bisogna aver paura, mai, nel difendere i principi di civiltà e convivenza civile

Non bisogna aver paura, mai, nel difendere i principi di civiltà e convivenza civile

di Franco D’Alfonso
Candidato al Collegio uninominale Milano 2 per il Senato

La guerra civile americana ebbe il suo culmine con la battaglia di Gettysburg , le tre sanguinose giornate  che al prezzo di  quasi centomila tra morti e feriti segnarono la svolta definitiva della  Guerra di Secessione , determinando la vittoria del Nord unionista.

Soli quattro mesi dopo il Presidente Lincoln, a guerra ancora in corso, inaugurava il Cimitero dei caduti pronunciando un memorabile discorso affermando che a Gettysburg nessun soldato, dell’Unione o della Confederazione, del nord o del sud, era morto invano. Da quel giorno del novembre 1863 per 75 anni , fino al novembre 1938, tutti gli anni finché rimase in vita un combattente delle giornate di Gettysburg, il presidente americano – ultimo fu Roosevelt – ritornava in questa località della Pennsilvanya  a ricordare a tutti i suoi compatrioti il valore dell’ Unità repubblicana .

La grande lezione di un popolo niente affatto pacifista, di governanti che pagarono la fedeltà ai principi come Lincoln, il cui assassinio fu architettato proprio dopo il “Discorso” citato,  è che la memoria condivisa è il riconoscimento delle ragioni di tutti e la pietà e la dignità dei caduti, non il prolungamento all’infinito del conflitto oppure una nuova stesura della storia nei momenti ufficiali, né tantomeno l’annullamento delle differenze ed il valore delle stesse.

Lo scorso 10  febbraio sono andato alla commemorazione delle foibe a Milano, una manifestazione civica che l’amministrazione Pisapia ha reso parte ordinaria e non divisiva della memoria della città, come riconosciuto da tutte le associazioni dell’esodo giuliano-dalmata.
Nel pomeriggio sono andato alla manifestazione antifascista ed antirazzista convocata in seguito ai fatti di Macerata.

Quando sono in ballo la verità e la giustizia non è possibile lasciare, per qualsiasi motivo, piazza e parola ai faziosi e, peggio, ai violenti . Il ritorno dei fantasmi del passato, dell’intolleranza, del razzismo e del fascismo sono segnali che non possono essere minimizzati o ignorati, le situazioni devono essere affrontate con la dignità ed il rispetto che si deve a chi è stato vittima di violenza e la fermezza dei principi di civiltà e del diritto che si deve opporre anche al più brutale ed insensato protagonista, come l’ex candidato e membro del servizio d’ordine della Lega autore della tentata strage di Macerata.

Non essere andati in piazza a Macerata è stato un errore che ha lasciato voce ai violenti che hanno ignobilmente contrapposto le due tragedie con slogan inascoltabili e si è dato argomento a fascisti e razzisti per riprendere parola e continuare il loro ignobile lavoro.
La grande tradizione della sinistra italiana ci insegna che non bisogna aver paura, mai, nel difendere i principi di civiltà e convivenza civile.