Serve un Presidente 4.0, ovvero Giorgio Gori

Serve un Presidente 4.0, ovvero Giorgio Gori

di Stefano Golfari
Lista Gori Presidente – Collegio Milano e Provincia

Mentre la Lega perdeva tempo perseguitando i kebabbari e le massaggiatrici cinesi, il mondo cambiava davvero. Siamo alla Rivoluzione industriale 4.0 e siamo in grave ritardo, in Lombardia. Un brutto guaio che esalta, nella consueta confusione, i meriti di chi ha saputo anticipare da sè, portarsi avanti, correre con le sue gambe. Ma è il gioco di squadra che interessa tutti, quello dove anche le gambe meno muscolose vincono la partita grazie a schemi intelligenti, pensati da un Mister con la testa fina… quello dov’è?

La testa che l’Italia ha si chiama Lombardia. La politica regionale deve utilizzarla, seriamente, per creare cultura del Futuro, formazione al Futuro, apertura al Futuro, curiosità per il Futuro… quindi deve smetterla di rincorrere le piccole beghe da cortile che servono soltanto a raccogliere manciate di voti facili (e inutili), e soprattutto deve smetterla di fare da megafono a chi parla di disastro, di invasione, di crisi perenne, di Tramonto dell’ occidente, diluvio universale e 7 piaghe d’Egitto.

Ci dia, invece, Regione Lombardia un presidente che ne parla, che ne sa parlare, che ne ha fatta e che ne vuole fare, di innovazione 4.0. E meglio!

Il nostro primato di “Eccellenza”, troppo celebrato a parole, è a rischio: accumuliamo divario di crescita negativo rispetto al gruppo di testa delle regioni europee, nel 2015 stavamo al 41esimo posto fra le aree con maggiore PIL pro capite Ue, lontani dai primi, e abbiamo grossi, evidenti problemi sul piano della formazione e del percorso scolastico che occorre far svoltare, subito, se no anche il futuro peggiora.

Siamo, comunque, ancora ben piantati a terra e abbiamo spalle molto larghe: ma appunto questa forza, il 21,9 del PIL, ci deve consentire con sincerità e trasparenza di mettere in fila, verso il futuro, tutti i riscontri buoni e i riscontri cattivi. Dobbiamo, gentilmente, fregarcene di quello che serve alla propaganda politica di chi vorrebbe farsi acclamare Premier da 60 milioni di incazzati.

No, dentro la nostra testa pensante ci devono stare i 4 milioni e 232 mila lavoratori lombardi che attendono il via libera alla ri-partenza in un mondo nuovo: e 4 milioni e 232 mila lavoratori sono tanti, il Veneto ne ha 2 milioni, il Lazio 2,3. E’ la massa critica lombarda che deve fare la differenza, facendosi forte dei dati positivi che arrivano dalle sue imprese (2016: 112 miliardi di export, PIL +1,3, +0,4 rispetto al PIL pre-crisi del 2007) ma non spacciando i dati delle imprese come politica regionale.

No, la politica deve fare le sue cose: a ciascuno il suo mestiere. E il mestiere del politico lo ho rivisto in Città metropolitana, a un convegno della serie INTERCITY 4.0, dove Franco D’Alfonso faceva da interlocutore al dibattito che vedeva protagoniste le piccole e medie imprese, condotto brillantemente da Giovanni Anselmi di Laboratorio Industry 4.0 e realizzato con il contributo di Stefano Valvason, direttore generale API.

Quale il punto? Detto in sintesi brutale la Rivoluzione 4.0 è rivoluzione digitale, informatica, web e quindi ha bisogno di infrastrutture digitali, informatiche, web. Ora, le poche grandi aziende che ci sono rimaste quando hanno una qualsiasi esigenza se la comprano, e fanno bene. Ma le tante, tantissime piccole e medie aziende stanno sulla rete che la politica pensa, i governi creano e che gli enti locali migliorano o peggiorano.

Nel corso dell’incontro a cui ho partecipato è stato fatto un esempio di vita lavorativa concreta: una piccola azienda smart (mi pare fosse di Arluno) ha perso 400.000 di commessa perché il concorrente lituano è riuscito a inviare via web la risposta al corposo bando di gara in meno di 2 ore, mentre il lombardo, attaccato con il PC alla ADSL, ce ne ha messe più di 7. Ciao ciao.

Parlando con Franco D’Alfonso (che ora dal Comune di Milano e dalla Città metropolitana prova a a far arrivare i Civici in Senato, candidato al collegio 2) è venuta fuori una storia sorprendente, una di quelle che soltanto a Milano sono possibili: alcuni dipendenti della ex-Provincia hanno studiato e messo in pratica, avvalendosi di collaborazioni specialistiche di altissimo livello, la posa di un anello di fibra ottica intorno alla città, sfruttando le condotte fognarie delle acque nere. Un colpo di genio che ha consentito di realizzare un’opera di importanza strategica fondamentale a colpi di 3 chilometri al giorno e per un costo totale davvero contenuto. Benissimo! Ma che ne facciamo?

Qui c’è il link con la politica 4.0, quella che capisce come aggredire questa opportunità sia una priorità assoluta per il fitto mondo delle piccole e medie aziende del milanese e dell’interland. Bisogna però, prima, non aver distrutto completamente la speranza nel progresso: chi consiglia ai piccoli di difendersi alzando i Dazi, alzando i muri, chi promette che conquisterà spazi di mercato per gli italiani “picchiando i pugni sul tavolo”… è meglio lasciarlo fuori dalla porta. Vada a giocare, se ha voglia di far casino.

Noi dobbiamo tornare a quell’idea di Stato che portava i pali dell’elettricità a Morterone e Pedesina, i più piccoli comuni della Valsassina e della Valtellina dove a nessuna azienda privata era conveniente arrivare. Lo stesso dobbiamo fare domani (stasera!) con la banda larga e le aziende della provincia di Milano: fibra ottica, o wireless 4G (o qualsiasi altra ampia diavoleria, non sono un tecnico…) ma per tutti.

Se l’approccio smart del manager Sala che ha  trascinato Milano sul tetto del mondo si interfaccerà al programma di Giorgio Gori su lavoro, innovazione, formazione, ricerca e sviluppo (   leggi qui) che è costruito attorno alle problematiche della Rivoluzione industriale 4.0, allora sì che la triangolazione Milano-Interland-Regione potrebbe trasformarsi in punta di lancia scagliata dritta all’obiettivo: il futuro. Il passato lasciamolo ai gamberi.

P.S.: avrei linkato volentieri anche il programma di Fontana, ma non l’ho trovato. Sul sito Fontanapresidente.it  (leggi qui) solo un elenco di promesse fatte a slogan, poche righe su innovazione e sviluppo. In prima pagina, invece, la “Moratoria sull’invio in Lombardia dei richiedenti asilo” che Fontana governatore vorrebbe chiedere a Salvini Premier. Ok, sono di parte (sono candidato anch’io, nella Lista civica Gori Presidente su Milano), ma c’è una certa differenza…

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