Giorgio Gori a fianco dei Medici di famiglia in polemica con l’Assessore Gallera – MuMe
Giorgio Gori a fianco dei Medici di famiglia in polemica con l’Assessore Gallera

Giorgio Gori a fianco dei Medici di famiglia in polemica con l’Assessore Gallera

di Redazione

Tra l’Assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera, e i Medici di Medicina Generale non corre, da un po’ di tempo a questa parte, buon sangue. Tutto ha inizio con la mancata adesione della maggioranza dei medici di famiglia alla riforma per la gestione della cronicità. Riforma che penalizza il loro ruolo a favore di strutture per lo più private  che si prenderanno in carico gli oltre 3,5 milioni di malati cornici della regione. Una riforma fortemente contestata dai sindacati di categoria con alla testa lo SNAMI, il cui segretario regionale è anche presidente dell’Ordine dei Medici di Milano, recentemente rieletto nonostante l’anatema lanciatogli dall’Assessore alla vigilia delle votazioni.

A buttare altra benzina sul fuoco un’ulteriore uscita a mezzo stampa dell’Assessore in cui si sosteneva che lo straordinario afflusso ai pronto soccorso ospedalieri a seguito del picco di influenza  fosse colpa  dei medici di medicina generale, perché da scansafatiche non farebbero tutte le necessarie visite a domicilio dei pazienti influenzati.

Alle scontate prese di posizione dei sindacati, si è aggiunta la dichiarazione critica del candidato del centrosinistra alla presidenza della regione Lombardia, Giorgio Gori, che su facebook ha scritto: “No, assessore Gallera, la colpa dell’affollamento dei pronto soccorso in periodo di influenza non è dei medici di base, come lei ingenerosamente sostiene. L’influenza è particolarmente diffusa, ma questi problemi ci saranno sempre finché verranno gestiti con la miope logica dell’emergenza. Ancora una volta la risposta giusta è nello sviluppo di strutture ambulatoriali nel territorio, aperte 12 ore al giorno 7 giorni su 7, perché non tutto si deve fare negli ospedali. E soprattutto nell’estendere la vaccinazione di adulti ed anziani: prevenzione che conviene, perché 1 euro speso in vaccini per gli adulti ne fa risparmiare 18 di costi per il sistema. Come mai allora la Lombardia è quart’ultima in Italia per copertura?”

In un altro post, Gori ha allargato il suo sostegno, ribadendo “che i protagonisti della presa in carico della cronicità debbano essere i medici di famiglia, primi responsabili della salute dei propri assistiti”.

E ha aggiunto: “L’obiettivo è la presa in carico globale della singola persona con un piano individualizzato per il suo bisogno di cura. Invece la proposta del centro destra lombardo ha enormi limiti, tra i quali l’incertezza sul sistema di tariffazione, cambiato in corso d’opera e ancor oggi grave incognita che può minare la sostenibilità generale del sistema; nonché l’adesione limitata, a macchia di leopardo, dei medici di medicina generale che, se non affrontato, decreterà il fallimento dell’intero progetto. Così la rivoluzione positiva per i malati cronici, che dovrebbe garantire le cure meglio rispondenti ai bisogni individuali di salute, rischia di rivelarsi solo una lettera recapitata a casa e l’ennesima promessa non mantenuta.

Noi proponiamo di rivedere radicalmente il progetto di presa in carico regionale, attraverso misure quali: – l’affidamento al medico di medicina generale del ruolo strategico di “gestore” del modello, responsabile primo della salute di tutti i suoi pazienti con una o due patologie croniche (escludendo i 150mila cittadini con tre o più patologie che già oggi sono di fatto in carico alle Aziende sanitarie o alle RSA);

– l’incentivazione delle cooperative dei medici ‘gestori’, anche tramite l’offerta di servizi gratuiti (infermiere, servizio segreteria)”.

In proposito riteniamo che già esista una positiva esperienza lombarda, nata nel 2011 e tuttora attiva, da adottare come modello, estendendola su tutti i territori e per tutte le patologie: si tratta del modello organizzativo di presa in carico dei malati cronici che prevede un piano di cura individualizzato, e gestito dal medico di base per assicurare la continuità del percorso assistenziale extra-ospedaliero del paziente (anche tramite servizi di telemedicina). Seppure sperimentato in soli cinque territori della regione, questo modello detto CREG (Cronic Related Group) ha registrato una adesione apprezzabile dei medici di base e dei pazienti coinvolti, con risultati positivi in termini di esiti di salute e sostenibilità economica”.

Insomma, si può fare meglio!