Un’interpretazione liberale della laicità

Un’interpretazione liberale della laicità

di Giovanni Cominelli

Il discorso del Presidente francese, Emmanuel Macron, alla autorità religiose

Il discorso del Presidente francese tenuto il 4 gennaio scorso alle autorità religiose francesi ci riguarda. La novità del discorso é un’interpretazione liberale della laicità. La laicità dello Stato, dice Macron, non è l’organizzazione di “una sorta di vuoto metafisico all’intersezione di tutte le credenze”. Poiché l’individuo nutre sempre un’interrogazione esistenziale, la tentazione storica della “laicità di combattimento alla francese” – sia nella versione della destra repubblicana sia nella versione della sinistra socialista – è sempre stata quella di popolare questa zona vuota e neutra con una sorta di fede repubblicana forgiata da valori e tradizioni, erette a loro volta a credenze universali sul modello lontano del culto dell’Essere supremo dei Giacobini.

La laicità non è una nuova religione. Essa consiste nella rigorosa distinzione dell’ordine politico da quello religioso. La forza del Politico e del Religioso risiede nel fatto che le fedi non partecipano del potere politico e di conseguenza non lo legittimano. Il potere politico e le fedi si legittimano ciascuno nel proprio ordine. Lo Stato garantisce a ciascuno l’esercizio della propria fede così come il diritto a non averne nessuna. Può garantire tutte le fedi e le non-fedi, perché non prende parte a nessuna. La Repubblica semplicemente esige il rispetto delle leggi. D’altra parte, i credenti sono cittadini della Repubblica, partecipano alla vita della nazione a partire dalla propria interiorità religiosa e perciò sono anch’essi parte dello spazio pubblico e del processo democratico legislativo in quanto elettori o eletti. La laicità deve dunque tener conto della tensione che vive in ciascuno tra il suo essere credente e il suo essere cittadino.

Questi prolegomena sulla laicità aiutano a tracciare i confini di un territorio, dentro i quali si aprono confronti/scontri sui temi del vivere comune, sui quali la società civile si divide, lungo linee di faglia profonde e a volte intrecciate. Il Presidente francese ne fa un elenco: la bioetica – qui, dice Macron, il Paese è “profondément fracturé” -, l’accoglienza degli immigrati, l’insegnamento della religione – la Francia non prevede l’insegnamento religioso a scuola –, la questione islamica, resa più difficile dal fatto che l’Islam non si presenta come una Chiesa strutturata con le sue gerarchie visibili.

Si tratta di una sorta di appello dal punto di vista di un ecumenismo laico, che vede nel 2018 festeggiare il 70° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, della creazione del Consiglio ecumenico delle Chiese, dell’elezione del patriarca di Costantinopoli Athenagora, grande motore dell’ecumenismo.

Se quella di Macron è retorica, certamente è buona. Non è la soluzione dei problemi, ma delinea un quadro di consapevolezza entro il quale affrontarli. E straordinaria per la sua attualità è la citazione tratta da Jean Jaurès, il leader socialista assassinato il 31 luglio 1914 in un caffè di Parigi da Raoul Villain, un giovane nazionalista che voleva la guerra contro la Germania: “Sarebbe mortale comprimere le aspirazioni religiose dell’anima umana; da quando nell’ordine sociale l’uomo avrà realizzato la giustizia, si accorgerà che gli resterà un vuoto immenso da riempire”. E’ un vuoto che parecchi tendono a riempire con mortiferi discorsi di odio.

Sì, la riflessione politica francese ci tocca da vicino. Indica un approccio, che si dovrebbe sperimentare anche in Lombardia.

 

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