Un ecosistema pubblico intelligente è indispensabile per guidare il futuro

Un ecosistema pubblico intelligente è indispensabile per guidare il futuro

di Antonio Santangelo

Diego Piacentini, incaricato dal governo di guidare il Team per la Trasformazione Digitale, ha  delineato su La Stampa del 21 dicembre la strategia di innovazione della PA, proposta al G7 dalla presidenza italiana: Innovation-7. Un gruppo di esperti (provenienti dalla società civile, università e imprese) avrà il compito di consigliare la politica sull’innovazione tecnologica indicando le traiettorie di sviluppo più congrue.

L’iniziativa nasce dalla necessità “di comprendere e guidare il futuro della trasformazione digitale, definendo politiche e sistemi pubblici in grado di adattarsi e accompagnare i mutamenti sociali ed economici”.

Piacentini è stato chiamato in Italia dal governo Renzi per mettere ordine e indirizzare lo sviluppo dei sistemi della PA centrale, e sta lavorando molto bene con un gruppo di giovani creato ad hoc, il team appunto. Emblematico che anche sul suo intervento, a tempo e gratuito, si siano sollevate obiezioni e critiche su possibili conflitti di interesse, anche dentro lo stesso PD. Ma si sa, siamo la patria del conflitto di interesse.

E’ importante riflettere sui verbi usati da Piacentini: adattarsi e accompagnare. C’è dietro un mondo che nulla ha a che fare col dirigismo statalista, convinto che la propria visione del mondo debba uniformare i processi reali. Prende invece atto delle trasformazioni che la scienza e la tecnologia inducono con i loro progressi, e che al Pubblico spetti il compito di accompagnare questi sviluppi con l’obiettivo di impedire l’aggregarsi di rendite di posizione e di costruire steccati che impediscano ai cittadini di partecipare e usufruire dei vantaggi, ma anche di impadronirsi delle innovazioni. Purtroppo i recenti interventi sulla sharing economy non vanno in questo senso, vedi i casi Huber e AirBnb: o non si interviene o si finisce per difendere rendite di posizione anacronistiche.

La ricetta di Paicentini è diversa:Una più stretta collaborazione tra istituzioni pubbliche, settore privato, università e istituzioni di ricerca sembra sempre più urgente e indispensabile per sviluppare e sostenere un ecosistema che favorisca l’innovazione e che non penalizzi il futuro”. 

Per quanto riguarda il prossimo futuro, l’attenzione va rivolta a due filoni di sviluppo: Big data e Intelligenza Artificiale. I primi non sono altro che i miliardi di dati e informazioni che i comportamenti umani generano, e la cui gran parte è creata o in possesso delle forme di governo. Si tratta di sviluppare la capacità di organizzarli in modo che siano fruibili, di comprenderne le logiche interne di generazione, di mettere in campo algoritmi che ne consentano la gestione anche in termini predittivi di futuri comportamenti. Su questo tema particolare si gioca il futuro della manifattura 4.0, e quindi del Made in Italy.
L’Intelligenza Artificiale mette a disposizione dei tecnici gli strumenti adatti a fare questo, non si riduce alla creazione di robot o computer per rendere schiavi gli uomini. Consente invece di gestire le valanghe di dati, di sviluppare algoritmi e API (Application Programming Interfaces, cioè interfacce intelligenti che consentono di creare nuovo software e nuovi servizi in modo coerente), e di creare architetture che permettono la lettura trasversale della conoscenza, senza silos compartimentati.
La premessa a tutto questo: È necessario quindi che la comprensione dell’impatto delle tecnologie diventi parte integrante delle competenze di tutti coloro che hanno una responsabilità politica e civile: leader politici, decisori istituzionali, giornalisti ed educatori.
La strada è quella giusta, e va riconosciuto a Maroni di aver avviato in Lombardia un processo virtuoso promuovendo il Foro per la ricerca e l’innovazione, cioè un gruppo di esperti di caratura internazionale per fare da coach alla politica, e una Cabina di Regia interassessorile che ha il compito di mettere a punto un programma triennale per la ricerca, l’innovazione e il trasferimento tecnologico.

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