Oltre la separazione tra architetto e urbanista (Le Corbusier): favorire la vita di relazione e attiva; evitare l’isolamento; ritrovare lo spazio, la compatibilità, la Terra.

Oltre la separazione tra architetto e urbanista (Le Corbusier): favorire la vita di relazione e attiva; evitare l’isolamento; ritrovare lo spazio, la compatibilità, la Terra.

di Francesco Bizzotto

CARS – Case di Autonomia, Relazioni e Servizi

L’idea del co-housing avanza anche in Italia. In Nord Europa va forte, da noi piano.

Case ricche di servizi e utilità, di spazi comuni per attività diverse. Per garantire insieme i due aspetti chiave dell’abitare: autonomia – cifra del cittadino europeo – e relazioni, in sé guaritrici, utili e di mercato (offerta e domanda sono trasparenti, alla pari, e i costi si riducono).

La casa è un bel rischio da gestire: ricca e complessa, può realizzarci al massimo, grazie a una certa impostazione e alla tecnologia; può anche lasciarci in grosse difficoltà e procurare danni spaventosi (a noi e agli altri), per scelte e comportamenti poco riflessivi, e se insiste sull’isolamento. Oltre a portare con sé un crescente sovraccarico – mal sopportato tanto dai fragili anziani quanto dai giovani giramondo – ha conseguenze di stress, ansia e depressione, che favoriscono malattie, infine mentali.

La casa ricca di relazioni e servizi è la base per gestire questi rischi. Prepara il futuro (a esempio con spazi di co-working per il lavoro

agile, da casa) e genera safety (la sicurezza attiva, che rende abili, previene i danni e ha costi contenuti, per Zygmunt Bauman). Ed è attorno all’idea di casa che possiamo ripensare l’urbano (le città collegate) e cercare l’equilibrio ambientale tra spazi edificati e liberi (da recuperare), civili e commerciali, verdi e coltivati (da far rinascere). Si può fare alla grande se si supera il tabù dell’altezza, che pure ha i suoi rischi. Milano ne è prova.

La casa centrata sull’attivarsi degli interessati riduce alla metà rischi e costi; consente molte economie di gestione e nel rapporto con i servizi esterni: sono questi a organizzarsi e spostarsi, non il cittadino. Vale anche per la PA e per la Sanità. Il problema è: chi sostiene la nuova idea di casa e città? Vedo cinque attori importanti:

  1. La Politica e le Istituzioni, che devono orientare la soluzione dei problemi, attivare gli interessi e ridurre i rischi; anticipare, prefigurare il futuro. Possono anche non mettere risorse. La prima risorsa (e rischio) è infatti il giusto indirizzo nel medio – lungo termine;
  2. Le Università, l’associazionismo, le Istituzioni culturali e artistiche: parlare, immaginare;
  3. Architetti e Ingegneri, Urbanisti, Costruttori: superino le divisioni, creino, innovino;
  4. L’Assicuratore con le sue tutele nei rischi, in particolare di Non – autosufficienza (polizza Long Term Care), e con i suoi investimenti “prospettici”, voluti dall’Europa (Solvency II) e dall’IVASS. È un soggetto di mercato che ha interesse economico alla Prevenzione, a una prospettiva di riduzione di danni e costi. Il suo ruolo è strategico;
  5. La finanza innovativa, tra cui le Fondazioni bancarie (il presidente della Fondazione Cariplo Giuseppe Guzzetti è alfiere dell’abitare smart) e il crowdfunding (sistema di micro finanziamento dal basso – crowd = folla – che premia progetti visionari).

La casa è un nodo vitale. Sbagliare ci costerebbe troppo. Serve un’impostazione che attivi gli interessati e unisca i protagonisti (pubblici e privati); che anticipi il futuro. E poi, possiamo oggi lasciare ai figli il compito di gestire le cure necessarie alla nostra 4° età?

N.B. L’Unité d’Habitation (detta anche Cité Radieuse), è un edificio civile realizzato a Marsiglia tra il ‘47 e il ‘52 dall’architetto Le Corbusier (1887 – 1965): la casa va inserita nel contesto in modo armonioso, non separato; «una gamma di misure armoniose per soddisfare la dimensione umana».

Le sue innovazioni più significative:

  • Servizi nella casa utili al collettivo: lavanderia, biblioteca, albergo, ristorante, spazi per uffici e attività.
  • Il tetto abitabile, noto anche come “tetto giardino”. Può diventare un giardino pensile o essere adibito a funzioni complementari e ricreative: ospitare locali ad uso comune come la

palestra, una piscina, l’asilo nido, un solarium, un auditorium all’aperto e un percorso ginnico per l’attività sportiva.

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