L’autonomismo federalista è anche il mezzo per contrastare i movimenti di estrema destra in Lombardia

L’autonomismo federalista è anche il mezzo per contrastare i movimenti di estrema destra in Lombardia

di Luciano Pilotti

Movimenti di estrema destra in Lombardia (e non solo) sono cresciuti in modo geometrico, come ben illustrato in dettagliati articoli sulla stampa con sigle nuove ma riconducibili ai marchi ombrello di  Forza Nuova e Casa Pound (Skinheads Brescia, Blocco Studentesco, Lotta Studentesca).

Una diffusione tanto più inquietante quanto più diffusa dal centro cittadino alle valli con relative azioni note di engagement: dalla diffusione di pacchi alimentari alle ronde notturne, dalla propaganda anti-immigrati alla demolizione delle elite (salvandone alcune: le loro!), fino agli attacchi alla stampa libera e al “negazionismo”.

Diffusione che richiede di essere compresa a fondo e non sottovalutata. Perché Weimar nacque in condizioni assimilabili – in parte – alla situazione attuale. Tra queste: uscita difficile da una crisi economica e  istituzionale profonda (quella del 2008 come il tremendo ’29), crisi delle élite democratiche, nazionalismo profondo, livelli di disoccupazione preoccupanti, diseguaglianze diffuse.

Condizioni che si autoalimentano (ora come allora) saldandosi dentro una crescente disaffezione politica, populismi radicali nei linguaggi delle elite, crisi dei ceti medi, povertà dilagante, istruzione limitata. Ma anche con differenze (allora) non banali: Globalizzazione controllata dai confini nazionali, assenza di istituzioni internazionali robuste, terrorismo di matrice religiosa sconosciuto, assenza di internet, istruzione molto limitata se non inesistente.

Tuttavia l’aspetto oggi forse più preoccupante – dopo la dura crisi biblica dal 2008 – è la saldatura tra critiche alle elite politico-economiche, povertà diffusa, disoccupazione giovanile, intolleranza verso immigrati e diversi, il tutto mescolato nella marmellata senza memoria di un web delle post(quasi)-verità con schegge che toccano frammenti di criminalità e gli stessi canali del consenso.

Dunque alla politica si chiede tolleranza zero verso neo-fascismi emergenti insinuati nelle crepe democratiche e, dall’altra, forte attenzione alle periferie, alla  gestione dell’integrazione con progetti sostenibili e credibili, fino ad una politica della casa attenta ai bisogni di base, ad una sanità efficiente e rigorosa, alla riduzione delle diseguaglianze guardando ai giovani. Insomma traguardando alle qualità inclusive della crescita. Certo con una forte azione di formazione e informazione nelle scuole per un “salto culturale” contro tutte le discriminazioni e le distruzioni di civiltà condotte dai totalitarismi: (fascismo, nazismo, sovietismo) che portarono alla crisi del 1929 e vi si alimentarono.

Mostrando le conquiste europee del dopoguerra  di pace  e prosperità ma anche le ormai necessarie e non più rinviabili riforme federaliste contro risorgenti nazionalismi anti-europei identitari,  xenofobi, antisemiti” innestati dalla doppia crisi: del liberalismo  democratico e ora della socialdemocrazia.

Segnalando che le democrazie nazionali sono inidonee alla modernità attuale fatta di libertà, eguaglianza e solidarietà dentro avanzati statuti federali che ridisegnino un nuovo “patto sociale” per una società dell’accesso inclusivo, della conoscenza e innovazione condivise. Cosi come necessario è l’aggiornamento del perimetro – non più conflittuale e alternativo – tra stato e mercato per modelli capitalistici partecipativi e inclusivi per assorbire gli enormi investimenti rischiosi di medio-lungo termine che sono davanti a noi (salute, digitale, istruzione, mobilità, energia).

L’instabilità politica che ci attende dopo le elezioni, che sarà accresciuta da una profonda – e non nuova – disaffezione politica al voto (oltre che – forse – dall’”incompetenza al potere”), richiederebbe strumenti di partecipazione e coinvolgimento delle comunità, riassegnando risorse e poteri ai territori per intervenire sulle situazioni più critiche, ponendo ascolto ai bisogni dei più deboli, dei giovani, delle donne.

Verso comunità resilienti rivolte ad un europeismo aggiornato, dalla sicurezza, al fisco, alla scuola!