Afrocrazia

Afrocrazia

di Otto Bitjoka

Per una vera sovranità del Continente nero

L’Africa è sotto attacco. E’ in atto una massiccia campagna di destabilizzazione senza precedenti nei Paesi del golfo di Guinea. L’unica colpa è di avere un sottosuolo ricco che fa gola all’imperialismo e che a tutti i costi se ne vuole impossessare. E’ questo il vero cancro dell’umanità che invade anche il corpo politico e non solo, producendo un impazzimento genetico imprevedibile. Il puparo è perennemente in cerca di garanti per i propri interessi.

La partita è pesantissima, il gioco è a somma zero. I giovani patrioti africani sono chiamati a essere vigili nel comprendere la battaglia geopolitica del momento e portare a termine la propria missione generazionale e cioè la consapevolezza del proprio ruolo nella lotta contro le missioni civilizzatrici e predatrici.

Se occidentali e africani vogliono capirsi, è necessario che uomini Africani di grande cultura si facciano carico di produrre e divulgare senza troppo reticenza un nuovo linguaggio, una semantica nuova con delle parole intorno al quale elaborare dei concetti capaci di produrre un immaginario collettivo potente.

Esaltare e legittimare l’AFROCRAZIA sarebbe un’operazione culturale a effetto, dove poter declinare al meglio una visione olistica della propria sovranità. Non bastano i dati genetici e i vari ritrovamenti archeologici a fare convergere l’origine dell’uomo moderno verso un’unica data e un‘unica localizzazione, cioè l’Africa subsahariana 200.000 anni fa.

Dunque la questione non è la ricerca di una supremazia nera.  Ma un’elaborazione teorico culturale specifica per dare senso all’intelligenza della complessità africana. Cosa giusta ed utile per la nostra dignità e non solo. Questo approccio assumerebbe una dimensione ben più elevata della nostra contemporanea consapevolezza. Ecco allora che la negritudine e la tigritudine rimarranno solo tra le nostre umanità classiche.

Gli africani sentono la necessita di armarsi di una consapevolezza che trovi cittadinanza nei soggetti, in questo non vi è nessun ombra di dubbio, a mio avviso. Avendo, però, presente che l’universalismo imperversa finanche nel linguaggio e nei concetti. Se si considera quanto tiene banco la nozione di pensiero unico, penso che non si possa prescindere dal partire da nuovi paradigmi, volti a farci “pensare da noi stessi e per noi stessi”

La presa di coscienza del sé africano, non è in contrapposizione con altre “crazie “ ma come capacità di “riassumere“ il proprio contributo nel mondo (riassumere nel doppio significato di condensare e rendere comprensibile, e di recuperare).

Chi arriva per primo a comprendere il proprio ruolo come contributo agli altri diventa la guida per tutti quelli che ancora non ci arrivano. Abbiamo bisogno di una pulsione necessaria all’evoluzione umana. La demo (popolo)  crazia ( potere) è un tentativo di rendere il potere utile a tutti. Ma occorre riconoscere che la democrazia, come tutte le organizzazioni umane, entra in conflitto anche con se stessa. Soprattutto in Africa.