Ai giovani non interessa la democrazia

Ai giovani non interessa la democrazia

di Giacomo D’Alfonso

L’Italia non è un paese stabilmente ancorato a tradizioni democratiche, la Repubblica ha solo 71 anni e la sua storia non brilla per robustezza e solidità: dal 1946 al 1992 il nostro sistema è stata una “democrazia bloccata” dagli accordi di Yalta e dall’anomalia comunista, dopodichè tra il 1989 e il 1992 i protagonisti e i creatori del sistema democratico furono inghiottiti e travolti dalla storia o dalle inchiesta e dal 1994 ad oggi partitelli principeschi o bande armate di scopo hanno fatto il bello e il cattivo tempo destabilizzando come non mai il sistema

Il peggior errore che possa fare un cittadino è, quindi, considerare la democrazia come qualcosa di scontato e robusto. A maggior ragione dovrebbero farlo quei cittadini che si definiscono antifascisti e democratici e a maggior ragione dovrebbe farlo un partito che si definisce democratico.

Oggi in Italia tra l’assalto delle forze antisistema, l’incapacità della classe dirigente e la crescente sfiducia nelle istituzioni, la democrazia è in pericolo.

La nostra non è l’unica ad esserlo, perché è proprio tutto il mondo delle democrazie occidentali che va nella direzione opposta alla devozione per la democrazia. Secondo un recente studio apparso su Journal of Democracy, solo il 30% dei millennials statunitensi considera il sistema democratico come un fattore essenziale per vivere appieno la propria vita, mentre i più anziani (il 72% dei pre 1946) lo considerano un elemento fondamentale. In tutto il mondo hanno fatto la loro prepotente (ri)comparsa interpreti di spinte radicali e antidemocratiche, seppur con sfumature diverse. E’ un fenomeno che tocca tutti i paesi; in paesi come Ungheria, Biellorussia, Ucraina, Polonia, Filippine e Turchia queste sono forze predominanti e in Francia, Germania, Spagna, Olanda, Italia e Grecia hanno numeri molto elevati.

In tutto il mondo occidentale esiste quindi un fenomeno di disaffezione alla democrazia, che interessa soprattutto le più giovani generazioni. Nell’ambiente accademico statunitense, viene raccontata una storiella di due pesci rossi giovani a cui viene domandato come sia l’acqua da un pesce più vecchio in arrivo dalla direzione opposta alla loro, i giovani pesci sbigottiti esclamano “cosa diavolo è l’acqua?”; la novella  ci suggerisce che probabilmente una causa del problema è che i giovani considerando la democrazia come qualcosa di scontato – così come l’acqua per i due pesci – essa non è di nessun interesse, non è oggetto di attenzione, di studio e di cura. La storiella rappresenta anche la soluzione al problema: la domanda del pesce più anziano spinge i più giovani a porsi degli interrogativi.

Insomma, serve che le vecchie generazioni educhino le nuove alla democrazia
Se però nel Nuovo Mondo si incomincia a prendere maggiore coscienza di un ‘deconsolidamento della democrazia’, in Europa questo si scontra con la versione che vuole i giovani europeisti, belli e democratici tenuti sotto scacco da anziani immobilisti e ladri di futuro; addirittura dopo i primi dati sul referendum Brexit tra facebook e articoli di giornale, soprattutto in Italia (sic), si leggevano strane proposte di voto ponderato per età o addirittura sistemi di votazioni “riservate” a giovani e meno giovani. Una analisi successiva e più attenta sul tema, ha poi dimostrato che i giovani non sono affatto democratici e europeista ma, caso mai, solo belli; perché sono stati proprio loro sono i primi ad avere ignorato in massa l’evento democratico della Brexit. Allo stesso modo in Francia il bello, democratico e europeista Macron ha preso solo il 21% dei consensi degli elettori compresi tra il 18 e i 30 anni, ovviamente di quelli che sono andati a votare, perché circa il 30% di loro è proprio rimasto a casa.

In Italia la situazione non è che sia più incoraggiante (giovani che votano forze antisistema e radicali di destra, alto tasso di astensionismo ecc.), ma le reazioni della società e della classe dirigente sono state, se possibile, ancora più cieche rispetto a quelle del resto dell’Europa. E’, ad esempio, dal mondo accademico nostrano che è stata lanciata la proposta del voto ponderato per età ed è qui che la retorica dello scontro fra generazioni di vecchi arcigni e ruba stipendi trova maggiori sostenitori tra i politicanti.

Forse dovremmo affrontare il problema rendendoci conto che nel mondo i giovani non sono schiacciati dal peso di società sempre più vecchie che tengono in ostaggio il loro futuro. E’ che i millenials non utilizzano più i mezzi per “scegliere” in modo collettivo, sono privi di una qualsiasi educazione democratica, sono disaffezionati a questi strumenti e quindi non partecipano alla vita della propria comunità. Non è questa una questione da affrontare per qualsiasi forza che si definisca democratica? E visto che negli ultimi trent’anni tutto si è fatto, fuorché dedicarsi all’educazione politica e democratica di noi giovani, non sarebbe il momento di farlo?

Diversamente si può continuare su questa linea e consegnare schiere di ventenni e trentenni a tutti i nemici della democrazia.

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