10.000 posti di lavoro valgono la salute di una città di 200.000 abitanti?

10.000 posti di lavoro valgono la salute di una città di 200.000 abitanti?

di Claudio Bellavita

10.000 posti di lavoro valgono la salute di una città di 200.000 abitanti?

Mi pare che questo sia il problema che si sta affrontando in Puglia: il governo e il sindacato han trovato un accordo con un potenziale investitore nelle locali acciaierie, il Comune e la Regione sono convinti che questo accordo non tuteli abbastanza la salute della popolazione.

I precedenti sono che a Taranto l’inquinamento da acciaierie sta uccidendo da tempo, e che gli ultimi proprietari degli impianti, i Riva, si sono fregati i soldi pubblici per ridurre l’inquinamento e non hanno fatto niente.

A questo punto forse è il caso di dare un’occhiata a cosa è successo nei paesi dell’occidente avanzato: ci sono ancora acciaierie nei paesi dove abbondano le miniere di ferro e di carbone, che in Italia non esistono? A me pare che stiano chiudendo tutte: a Pittsburg e in Lussemburgo ne sono certo, vorrei sapere cosa succede a Essen e nelle analoghe città della Francia.

Ma ho l’impressione che il costo di produzione dell’acciaio con una metodologia che escluda l’inquinamento sia insostenibile rispetto a quello che si sostiene nei paesi del terzo mondo, dove dell’inquinamento non si curano troppo e comunque i lavoratori sono sottopagati.

Certo, ci sono i costi di trasporto, ma , se non  si passa dalle autostrade italiane, sono di scarso rilievo. E comunque in Italia dobbiamo importare il ferro e il carbone, forse ci conviene importare l’acciaio già fatto, di cui, tra l’altro, con le nuove tecnologie si sta riducendo il consumo.

Insomma, l’unico vantaggio che può avere l’eventuale investitore di Taranto sta nella possibilità di continuare a corrompere chi deve controllare gli effetti delle sue tecniche produttive sull’ambiente. Ma in un paese che non ha miniere nè di ferro nè di carbone e ha un alto indice di corruzione diffusa,  bisogna aggiungere ai costi di produzione per l’imprenditore i contributi che riceve dallo Stato per ridurre l’inquinamento e i costi sanitari che lo stato deve sostenere perché l’inquinamento continua. Insomma, per mantenere 10.000 metallurgici a Taranto dobbiamo anche mantenerci 10.000 sanitari e parasanitari per curare le popolazioni intossicate, nonché i successori dell’avida famiglia Riva. Certo , il tutto fa 20.000 posti di lavoro, ma alla fine il nostro acciaio non è concorrenziale con quello che si produce in India.

Se sbaglio, correggetemi..

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