Tari e Telecamere in difetto di funzionamento, di chi la responsabilità?

Tari e Telecamere in difetto di funzionamento, di chi la responsabilità?

di Beppe Merlo

Le due diverse responsabilità: quelle della politica e quelle delle strutture manageriali pubbliche, sono gli aspetti vitali della ‘governance’, se non funziona una, ne risente l’altra. Purtroppo nella quotidianità dell’informazione, si preferisce addossare alla prima anche quelle della seconda; così si privilegia, a discapito della verità, l’audience per l’indignazione; come pretende il decalogo della così detta ‘repubblica giudiziaria’.

Nella ‘repubblica giudiziaria’ l’equazione è giustizia uguale a politica, un teorema che Annalisa Chirico, sviluppa nel suo saggio: ‘Fino a prova contraria’, dall’esplicito sottotitolo ‘tra gogna e impunità, l’Italia della giustizia sommaria’. Alcuni recenti fatti che riguardano il comune di Milano, evidenziano la mancanza di approfondimenti per la ricerca di responsabilità alquanto macroscopiche, che mandano pericolosi segnali  di rischio non corrispondenza tra le ambizioni politiche della città e la capacità del suo management pubblico. di saperle assecondarle.

Una prima vicenda, riguarda l’applicazione della TARI, la tassa per il servizio di raccolta rifiuti, che pur resa un po’ complessa dal legislatore, ha finito per mettere alla prova le capacità interpretative del management comunale, per lo più di formazione giuridica, per una sua applicazione coerente. La legge non consentiva  arbitrii nella definizione valore complessivo da ripartire, che non poteva eccedere, il costo del servizio, ma solo la sua ripartizione ad ogni singolo cittadino.  La dirigenza milanese ne ha prodotto una sua fantasiosa applicazione, così come peraltro una minoranza di altri comuni. L’applicazione è oggi contestata dal legislatore, e la cui correzione, impone alla politica di trovare un rimedio che comunque sia, apparirà come impopolare, mentre per la dirigenza l’unico  impatto, è  quello di dover fare i ricalcoli.

Sono fatti generati dai manager, nella precedente amministrazione, ma la speculazione politica, puntando sull’ignoranza degli elettori, ne fa un uso speculativo, anche se la responsabilità è da scriversi alla sola dirigenza pubblica.

Analogo è il caso delle telecamere di sicurezza, per le quali appare tralasciata l’esigenza di un loro sistematico monitoraggio dello stato di efficienza, soprattutto nei siti urbani più a rischio, il parco di Villa Litta e il bosco della droga di Rogoredo.

Anche in questo caso è più semplice fare intendere eventuali omissioni di responsabilità della politica piuttosto che puntare il dito sull’eventuali inefficienze del processo manageriale e sulle responsabilità di strutture, atte a privilegiare il non fare per non rischiare.

Due casi, che, nella particolarità degli eventi, appaiono come i più eclatanti, non sono certo i soli nella quotidianità milanese, che impattano sulla comunità, che subiscono direttamente, non solo molti singoli cittadini, ma anche le nove municipalità territoriali nel loro operare quotidiano.

E’ giunto il momento, di domandarsi se le ambizioni di un’amministrazione orientata al futuro possano prescindere da un’adeguata managerialità, caratterizzata dalla volontà andare ben oltre il ‘compitino analogico’ della prescrizione burocratica? Se non si pone rimedio, le colpe del management finiranno per continuare a ricadere sulla politica.

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