Lo strano caso della Città Metropolitana di Milano

Lo strano caso della Città Metropolitana di Milano

di Franco D’Alfonso

Sono stati in molti a telefonarmi stupiti dopo aver visto un servizio televisivo nel quale ero inquadrato  alla destra del presidente Maroni al centro del tavolo delle trattative sull’autonomia ex art 116. Lo stupore aumentava quando spiegavo che mi trovavo lì in rappresentanza della Città Metropolitana di Milano per esprimere direttamente un proprio punto di vista: ma come, non era in fallimento, negletta, dimenticata da tutti?

Il “miracolo” del passaggio dalla serie B delle istituzioni ad almeno una buona serie A-2 è stato reso possibile dalla richiesta-pretesa del sindaco Beppe Sala di essere presente come Città Metropolitana a quel tavolo e dalla strategia messa in atto da Roberto Maroni dopo l’esito del referendum, che lo ha portato ad abbandonare gli slogan sui fantasmiliardi di euro di tasse da trattenere e a non seguire le velleità veneto-catalaniste del collega di partito Zaia.

Maroni ha messo in campo una alleanza istituzionale con l’Emilia Romagna guidata dal presidente della conferenza Stato Regioni, il pd Bonacina e ha  intavolato,  con un interessato sottosegretario Gianclaudio Bressa, una trattativa vera, con l’obiettivo di chiudere un accordo prima dello scioglimento del Parlamento. L’effetto di questa scelta è che si è passati dalle dichiarazioni propagandistiche all’elaborazione di una strategia negoziale vera e propria, con confronto su modalità e priorità, riuscendo a fare in tre settimane più passi in avanti di quanti non se ne fossero vanificati in tre anni.

Nella definizione delle priorità il punto di vista di Città Metropolitana era (è)  che si debbano privilegiare il riordino istituzionale interno alla Regione e la questione della finanza pubblica e fiscalità locale.

Il presidente Maroni ha intuito che la Cenerentola di casa, la Città  Metropolitana, stava esprimendo, con poca voce e nessun ascolto, un punto di vista che aveva ed ha molto a che fare con  l’intera operazione di riassetto e bilanciamento di competenze ed autonomia che si sta avviando e che questa potesse essere l’occasione di definire una volta per tutte il ruolo della Città Metropolitana di Milano per le sue peculiarità sia in rapporto al livello statale che a quello regionale e comunale.

L’attuale situazione ibrida, di derivazione ex Provincia, la rende sostanzialmente inutile  e l’unica alternativa attualmente sul tavolo è il ritorno alla condizione di Provincia, recuperando almeno il pregio dell’omogeneità di competenze con altre istituzioni.

Allo stesso tempo, in un processo di riordino del sistema istituzionale interno, non è nemmeno possibile ignorare la specialità del rapporto intrattenuto da Comune e Città metropolitana di Milano con Regione e Governo. Così come appare cruciale valorizzare il ruolo delle autonomie funzionali, dei corpi intermedi e della complessa rete degli attori pubblici, privati e del terzo settore che caratterizza il territorio regionale e metropolitano.

Per dare un esempio possibile dei risultati ottenibili con una azione di riordino istituzionale, procedurale ed amministrativo nel perimetro della Città Metropolitana, ricordo che la spesa corrente consolidata a dati 2015 di Città Metropolitana e dei 134 comuni che sono compresi in essa è di 5,9 miliardi di Euro, di cui 3,1 del solo Comune di Milano.

Una operazione di razionalizzazione delle procedure, di attribuzione univoca delle funzioni ad un solo livello ed altre operazioni di riorganizzazione, attualmente impedite dalla normativa vigente, porterebbe a parere dell’Università Bocconi recuperi di efficienza dell’ordine del 20-25% annuo. Basterebbe tuttavia anche solo un recupero dell’1% (realizzabile con interventi tutt’altro che “invasivi” su uno o due processi amministrativi già individuati) per realizzare un recupero di spesa di 59 milioni di Euro all’anno per cinque anni, vale a dire circa 300 milioni di Euro a (basso) regime. Una disponibilità di spesa corrente a questo livello farebbe impallidire il ricordo di tutti i “tesoretti” veri o presunti che  popolano da anni i sogni di qualsiasi amministratore locale..

Avuta la parola al tavolo, ho espresso subito un primo obiettivo concreto che è stato fatto proprio anche dall’assessore regionale al bilancio Massimo Garavaglia: la Regione deve essere il garante dei “saldi” degli equilibri economici generali di tutta la Lombardia, avendo piena autonomia nella gestione finanziaria di tutta la  fiscalità locale.

In estrema sintesi ho proposto  un congelamento di fatto ai valori del 2017 di contribuzione ai vari fondi di solidarietà ed un progressivo allineamento ai fabbisogni standard per il funzionamento dei fondi di perequazione e solidarietà. Ma la richiesta principale ed immediata è diventata l’agibilità normativa per l’avvio di programmi di efficientamento del sistema e la possibilità di “capitalizzare” in proprio il recupero di produttività sul territorio.

Sarà stato il fatto che non si chiedevano risorse aggiuntive ad un Governo impegnato in una finanziaria pre-elezioni, ma l’ampio sorriso del sottosegretario Bressa che accompagnava le parole “su questo possiamo lavorare subito” mi ha fatto sperare, almeno per un attimo, che forse  non faremo la figura del Benevento di turno capitato per caso in serie A.

Leave a Reply

Your email address will not be published.