Regione Lombardia. Al via la trattativa con il Governo per l’autonomia

Regione Lombardia. Al via la trattativa con il Governo per l’autonomia

di Corrado Valsecchi
Movimenti Civici Lombardia

Con 67 voti favorevoli, 4 contrari e 1 astenuto, il Consiglio Regionale della Lombardia, martedì 7.11 aveva approvato la risoluzione sulla base della quale il Presidente Roberto Maroni, a partire da giovedì 9.11, assieme al presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, ha avviato la trattativa con il Governo per definire il federalismo differenziato previsto dall’art. 116 della Costituzione.

Avevano votato a favore i partiti che sostengono la coalizione di centrodestra, PD, Patto civico e il Movimento 5 Stelle. Ad astenersi era stata Chiara Cremonesi, esponente del gruppo Insieme, vicina a Campo Progressista, mentre i quattro voti contrari erano arrivati da Massimo D’Avolio e Onorio Rosati (Movimento Democratici Progressisti), Corrado Tomasi (PD) e Maria Teresa Baldini (Fuxia People).

La Regione Lombardia, sostenuta dal risultato del referendum per l’autonomia del 22 Ottobre, a cui aveva partecipato circa il 40% degli elettori lombardi, in base alla risoluzione approvata, chiederà al Governo più autonomia su tutte e ventitré le materie che la Costituzione (all’articolo 117) assegna con “competenza concorrente” fra Stato e Regioni.

Ovvero sulle materie in cui lo Stato detta le linee generali, mentre alle Regioni compete l’organizzazione attuativa. L’articolo 116, però, prevede che le Regioni possano entrare in trattativa con lo Stato centrale proprio per riorganizzare questa divisione di competenze.

L’eventuale intesa dovrà poi diventate legge approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti.

Da segnalare che dalla risoluzione è del tutto scomparsa la richiesta di trattare sul cosiddetto ‘residuo fiscale’, ovvero la differenza fra quanto fiscalmente dalla Regione va a Roma e quanto effettivamente ritorna in Regione, che era stata la bandiera della campagna elettorale di Roberto Maroni e della Lega (ex) Nord. A conferma della strumentalità insita nel referendum voluto dal Presidente.

E’ stato detto giustamente detto che l’apertura della trattativa con il Governo non necessitava di mettere in campo una verifica elettorale costata diverse decine di milioni di euro, stante le prerogative previste dall’art. 116. Tuttavia non vi è dubbio che il risultato elettorale rafforza politicamente la posizione della Regione.

Un successo che però è anche merito della posizione assunta in prima battuta dai Civici lombardi, a cui è seguita la posizione dei Sindaci di centrosinistra dei capoluoghi lombardi che hanno firmato un documento impegnativo a favore del Si al referendum,  contribuendo a un risultato che avrebbe potuto avere un altro epilogo dal punto di vista della partecipazione popolare.

I Civici lombardi hanno sempre sostenuto l’esigenza di rivisitare i temi legati alle maggiori competenze regionali e avviare un serio confronto tra Enti Locali, Regione e Governo Centrale.

Due sono adesso le questioni più rilevanti su cui va mantenuta l’attenzione dei cittadini: la concretizzazione delle priorità indicate nella risoluzione, soprattutto quelle del riassetto istituzionale e dell’autonomia nell’utilizzo delle risorse disponibili, e le autonomie di poteri che verranno riconosciute agli enti locali territoriali, in primo luogo Comuni e Città Metropolitana di Milano, in una logica di vero federalismo.

Esito quest’ultimo non scontato vista la propensione al centralismo regionale di Maroni & Co.

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