Parliamo di Crisi? Riscoprendo la fiducia

Parliamo di Crisi? Riscoprendo la fiducia

“Ogni essere umano esiste in relazione agli altri esseri umani e ad un ambiente che lo accoglie perché…”

di Maria Grazia Guida

Certamente la dimensione quantitativa della crisi è sotto gli occhi di tutti, .E vorrei però attraversare il dato quantitativo e arrivare a riflessioni più profonde, anche a fronte della domanda che si facciamo spesso. Dove la crisi va a colpire in maniera maggiore ?

L’osservatorio di Casa della carità ci fa rispecchiare in tante biografie umane attraversate da questa situazione: anziani sempre più soli e fragili, bambini sempre più poveri e fragili, in particolare quelli migranti. Il tutto aggravato dalla frantumazione dei legami familiari e spesso dalla mancanza di lavoro.

Il tempo della crisi diventa anche un tempo che si può chiamare il tempo di patologia. Si diventa un po’ tutti spettatori di questa malattia che sembra riguardare la finanza, l’economia, la società nel suo complesso, le donne e gli uomini del nostro tempo. Non si riesce a riportare alla sua dignità e capacità di crescita di coscienza la questione etica, antropologica.

Questa egemonia superficiale di grande impatto emotivo rischia di portare, di trascinare con sé dimensioni di scontro, di ideologia razzista, di caduta pesante del tema della solidarietà, di  una mentalità di controllo sociale che è profondamente distruttrice di qualsiasi dignità. Anche la vicenda che riguarda il problema migratorio, al di là delle operazioni di carattere di controllo, preoccupa soprattutto per il vissuto emotivo che si vuole produrre e che rischia di diventare egemone. Buttata fuori, allontanata da sé la paura, entra sempre l’incapacità di fare i conti con i limiti (vedi reazioni sconsiderate alle proposte del nuovo ministro all’immigrazione (?).

L’etica alla formazione della coscienza civile chiede oggi più che mai che crescano dei luoghi apparentemente fuori dal contesto propagandato, dove si possa però custodire, ripensare, qualificare domande etiche serie, far crescere quell’etica della responsabilità che è alla base anche del nostro discorso che stiamo sviluppando attorno al tema della cittadinanza e al tema  dell’avere cura di tutti.

Consapevoli come siamo che i tempi dei cambiamenti in questa fase sono anche velocissimi, è sempre più urgente prepararsi costruendo competenze e responsabilità. Accanto agli aspetti strettamente economici anche aspetti di carattere sociale, psicologico, di costume che determinano e che vengono a sua volta influenzati dal clima anche emotivo che sta crescendo non solo in Italia, ma anche in Europa.

Bisogna riprendere e condividere un pensare raccolto, riscoprendo anche la dimensione della fiducia. La fiducia, anche dal punto di vista economico, è un fattore propulsivo, come sottolinea  Amartya Sen, pensatore lucido.

Per far crescere la fiducia in una crisi dilaniante e di riduzione di risorse, però, è importante non innescare un processo depressivo forte. La crisi è un elemento patogeno, genera chiusure, egoismo, durezza nei rapporti, arroccamenti. Lo vedono tutti, anche per l’inasprimento della situazione economica appesantita, che si sviluppa anche sul territorio nel delicato terreno della convivenza fra diversi, rendendo più problematica e difficile anche la gestione del problema immigrazione. La crisi può anche indirizzare verso la solidarietà, la responsabilità e la sobrietà. diverse, ma generano anche contraddizioni enormi. E un ambito al cui interno si confrontano opposte paure: quella del migrante che vive lo sconcerto dell’arrivo in una terra incognita e quella del residente che vive le nuove presenze come invasione e in intrusione.

Nell’immaginario collettivo convivono, e sono come giustapposte, la figura dell’immigrato necessario è quella del immigrati invisibile. ed inasprisce gli animi. E l’immigrato, all’interno della classica dinamica del conflitto fra poveri verrà visto, ancor più, come elemento di perturbazione della pace sociale, come un ladro di lavoro, come un competitore delle parti più deboli della nostra società nella spartizione di risorse d’opportunità di vita, che appaiono realmente e sono in via di restringimento e che sembrano riportate, in taluni casi, anche ad una concorrenza reale sul mercato del lavoro povero, in cui tutti accettano tutto e si adattano a mestieri diversi. È chiaro allora che il tema centrale diventa, di natura culturale, è tornare a guardare il mondo con più fiducia.

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