La Catalogna vista da Milano

La Catalogna vista da Milano

di Carlo Tognoli

Fare politica significa (oltre alla indispensabile conoscenza della storia) valutare le conseguenze delle cose  che si scrivono e degli atti che si compiono.

Non mi pare che Rajoy e Puigdemont abbiano assimilato questo semplice insegnamento.

Sono entrati in un ‘cul de sac’ che finora non ha determinato violenze, ma che può essere foriero di scontri non solo verbali.

Per la verità oggi i dirigenti catalani hanno indossato i panni delle vittime e ciò ha giocato in parte a loro favore, ma il vittimismo non può risolvere i problemi.

La via d’uscita dalla situazione attuale potrebbe essere quella di un passo indietro di entrambi i contendenti.

Il governo spagnolo potrebbe dichiararsi disponibile a concedere una ulteriore autonomia alla Catalogna (sulla linea del compromesso Zapatero del 2006, fatto saltare con i ricorsi avanzati dai Popolari) e il governo catalano dovrebbe dichiararsi pronto a discutere anche senza rinunciare prioritariamente all’indipendenza.

Sarebbe necessario fissare un periodo di neutralizzazione anche per raffreddare il clima, prima che diventi incandescente.

Il governo spagnolo avrebbe il tempo di spiegare quali sarebbero le pesanti conseguenze economiche dell’indipendenza che ricadrebbero sui cittadini della regione. Questi, allo stato delle loro conoscenze, pensano di diventare più ricchi, mentre  dovrebbero sostenere un peso fiscale considerevole per finanziare i servizi oggi resi dallo stato.

Su questa strada, forse, Madrid potrebbe accettare una mediazione europea (o di uno stato della Comunità, come la Francia, che ha in casa gli ‘occitani’).

Naturalmente non dipende da noi milanesi l’evoluzione di questa vicenda spagnola (prevedibile già dopo il referendum consultivo del 2014) che si è aperta dopo la chiusura di quella basca che costò centinaia di morti.

Le elezioni per il parlamento catalano, fissate per il 21 dicembre prossimo, possono essere occasione di confronto e anche di scontro politico civile se non verranno vissute come ‘giudizio divino’.

Comunque vadano andrebbero considerate come punto di partenza per una trattativa, non come l’inizio della guerra.

I socialisti, che sostengono con spirito di sacrificio il governo madrileno, potrebbero assumere la veste dei pacificatori.

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