Perché la catalogna se ne vuole andare

Perché la catalogna se ne vuole andare

di Giancarlo Pagliarini (tratto da L’intraprendente)

In questi giorni la Catalonia è sulle prime pagine di tutti i giornali. Domenica 1 Ottobre in Catalonia è stata scritta una importantissima pagina di storia. Vediamo come si è arrivati al referendum, anche perché non tutti sanno che “è tutta colpa del 28 Giugno 2010”.

1) Nel 1931 era stata proclamata la Repubblica Catalana all’interno della Federazione iberica. Lo ricordo perché mi da molto fastidio leggere che i Catalani adesso vogliono la secessione perché sono ricchi e non vogliono mantenere i territori più poveri. È una sciocchezza.
2) Quella autoproclamazione preoccupò il governo provvisorio della nuova Seconda Repubblica Spagnola. Quei signori erano meno (autocensura) di Mariano Rajoy e del re Filippo VI e mandarono a Barcellona tre ministri con il compito di trovare una mediazione. Fu così che nacque la Generalitat de Catalunya, dotata forme di autonomia
3) Ometto il resto. Conclusa la Guerra civile spagnola nel 1939, la dittatura militare abrogò le istituzioni catalane, più di 200 mila andarono in esilio, il Presidente della Catalonia Lluis Companys venne giustiziato, venne perfino vietato l’uso della lingua catalana eccetera eccetera. In pratica da quel momento in Catalonia dovevi avere il permesso di Madrid anche per respirare.
4) Nel Dicembre 1978 si approva la nuova Costituzione e il regime franchista si converte in una monarchia parlamentare. Silvia Ragusa scrive su Linkiesta del 2 Ottobre 2017: “… il primo ottobre non ha a che fare solo con un referendum per l’indipendenza: la Catalogna si ribella contro un partito popolare che in quegli anni agglutinava ex dirigenti franchisti,…. In quarant’anni di democrazia, nessun politico, né del partito popolare, né del partito socialista, si è mai interrogato su alcunequestioni chiave per la democrazia spagnola: indire un referendum che tasti il polso delle preferenze attuali tra una monarchia o una repubblica; abbattere el Valle de los Caídos, dove ancora oggi giace preservato il dittatore….”
5) Lo Statuto di autonomia della Catalonia è del 1979. Ma non piace ai Catalani, non è rispettato dallo stato centrale e non identifica le caratteristiche e la diversità della Catalonia all’interno di una Spagna pluralistica
6) Elezioni del 2003: l’88% degli eletti nel parlamento della Catalonia sono a favore di un nuovo Statuto di autonomia che sostituisca quello del 1979. Zapatero si impegna a supportare il nuovo Statuto che la Catalonia dovrà presentare al Parlamento di Madrid per la sua approvazione.
7) Settembre 2005. Il parlamento Catalano approva il nuovo Statuto di autonomia con 120 voti a favore su 135 e lo presenta a Madrid. Le leggi che tanto piacciono a Mariano Rajoy e al re prevedono 1) che il documento deve essere approvato dal parlamento di Madrid e 2) che dopo dovrà essere approvato dai cittadini catalani con un referendum
8) Maggio 2006. Le due camere del Parlamento spagnolo approvano il nuovo Statuto di autonomia della Catalonia, dopo averlo significativamente modificato, riducendo le libertà e la dignità della Catalonia.
9) Giugno 2006. In Catalonia Zapatero viene criticato per non aver mantenuto le promesse fatte nel 2003 (vedi il precedente punto 6). Il testo emendato uscito dal Parlamento di Madrid viene comunque approvato dai cittadini col referendum del 18 Giugno 2006. Il re firma il testo che diventa una legge ufficiale dello stato spagnolo. In quel testo la Catalonia è riconosciuta come una “nazione” all’interno dello stato spagnolo.
10) Tutto a posto dunque? Nemmeno per sogno, perché dopo quattro anni, il 28 Giugno 2010, la corte costituzionale, con una maggioranza di 6 membri contro 4, riscrive 14 articoli dello Statuto di autonomia (approvato 4 anni prima dal Parlamento di Madrid ed approvato dai cittadini con referendum!) e reinterpreta altri 27 articoli. La parola “nazione” viene cancellata. Quello che sta succedendo in questi giorni è stato deciso da 10 signori seduti in una stanza con le porte chiuse: incredibile! Questo perché Mariano Rajoy (a mio modesto giudizio in pieno accordo col re) aveva cominciato subito, nel 2006, a raccogliere firme e a lavorare perché lo Statuto di Autonomia approvato dal parlamento di Madrid fosse “assassinato”. Ci è riuscito. Ed è riuscito anche a quadruplicare il numero degli indipendentisti Catalani.
11) Alla “Diada” dell’11 Settembre 2012 più di 1,5 milioni di cittadini protesta contro la decisione dei dieci giudici della corte costituzionale. Come reazione alla assurda decisione di “uccidere” lo Statuto di Autonomia si grida che la Catalonia sarà un prossimo stato membro dell’Unione Europea. Il governo di Madrid e il re non fanno una piega, continuano a non capire niente dei Catalani.
12) Novembre 2012. Elezioni in Catalonia. 107 membri del Parlamento su 135 , a questo punto , anche sulla base del comportamento di Madrid, sono a favore di un referendum per l’indipendenza.
13) Marzo 2013. Il Parlamento Catalano chiede al Presidente Artur Mas di negoziare col governo di Madrid lo svolgimento di un referendum per l’autodeterminazione della Catalonia. Il re non parla (e in Catalonia cominciano a chiamarlo il “desaparecido”) e da Madrid arrivano solo dei no
14) Diada dell’11 Settembre 2013: una catena umana di 400 km dal nord al sud della Catalonia chiede l’indipendenza. Da Madrid niente.
15) Gennaio 2014. Il Parlamento della Catalonia chiede formalmente al governo di Madrid di trasferire a Barcellona i poteri necessari per organizzare un referendum sulla indipendenza, come Westminster aveva appena fatto con la Scozia. Questa richiesta formale è stata ormai avanzata 18 volte. Diciotto!
16) Diada dell’11 Settembre 2014. È la Diada numero 300. Tutto era cominciato nel 1714. I discorsi ufficiali si fanno alle 17 e 14 del pomeriggio. Alla Diada partecipano 1,8 milioni di cittadini. Di tutta Europa. Con i colori giallo e rosso della magliette si forma a Barcellona una enorme V , che sta per “VOTO“. Il vertice è nella nuova piazza de las Glories e le due gambe sono lungo la Diagonal e lungo la Gran Via. Da Madrid sempre niente.
17) 19 Settembre 2014. A differenza di Londra Madrid continua a non dare il permesso. Assurdo! E allora il Parlamento Catalano decide di “consultare i cittadini”. Il 27 Settembre il Presidente Artur Mas firma il decreto per la consultazione, che avverrà il 9 Novembre
18) 29 Settembre 2014: solo due giorni dopo la firma, ecco che la corte costituzionale interviene e sospende temporaneamente anche la consultazione popolare decisa dal Parlamento CatalanoPagliarini Catalunia
19) 4 Ottobre 2014. 920 sindaci, su un totale di 947, vanno a Barcellona e chiedono di effettuare la “consultazione popolare” fissata per il 9 Novembre
20) 14 Ottobre 2014. La corte costituzionale sospende temporaneamente la “consultazione popolare”? Va bene, nessun problema, scatta il piano B. Invece di chiamarla “consultazione popolare” si decide di chiamarla ” partecipazione dei cittadini alle decisioni” , una procedura prevista dallo Statuto di Autonomia , quello decapitato dalla corte costituzionale il 28 Giugno 2010.
21) 4 Novembre 2014. Naturalmente la corte costituzionale sospende anche il referendum per la “partecipazione dei cittadini alle decisioni”. Ma di cosa hanno paura? Perché continuano a impedire ai cittadini di dire come la pensano?
22) La corte continua a bloccare tutto? Ma a Madrid non sanno di che pasta sono fatti i Catalani. In tempo reale ecco che molte organizzazioni non governativo(NGO: non governamental organizations) saltano fuori e sono loro che organizzano il referendum
23) 9 Novembre 2014. Si svolge il referendum . Votano più di 2,3 milioni di cittadini, con questi risultati: 80,76% vuole l’indipendenza. 4,54% non vuole cambiare niente. 10,07% vuole cambiare ma non necessariamente con un processo di indipendenza. Il resto sono schede nulle
24) 12 Novembre 2014. Questa volta Madrid non sta zitta. Rajoy dice che quello del 9 Novembre non era stato un voto democratico ma un atto di propaganda politica. Avevano votato in 2,3 milioni ma questa non sembra sia una informazione importante.
25) 21 Novembre 2014. Lo stato spagnolo incrimina il Presidente Mas , due dei suoi ministri e alcuni funzionari perché non hanno bloccato il referendum e per altri delitti.
26) 27 Settembre 2015. Si decide di fare nuove elezioni in Catalonia. I partiti che dichiarano di volere l’indipendenza prendono il 47,8% dei voti, e il 13,1% va a partiti a favore del principio di “autodeterminazione”. In totale 60,9%. Gli “unionisti” con Madrid raccolgono il 39,1%
27) Marzo 2017. L’ex Presidente Artur Mas viene formalmente condannato per il referendum del 9 Novembre 2014. Sono in corso altri 400 processi per gli stessi “delitti” : voler far votare i cittadini e cose del genere.
28) 22 Maggio 2017. Il Governo della Catalonia ( il Presidente Puigdemont, il vice Presidente Junqueras e il ministro degli esteri Romeva) va ancora formalmente a Madrid a chiedere di poter far parlare i cittadini. Di poterli fare votare. Nel giro di 24 ore Rajoy risponde che non ci sarà nessun referendum.
29) 9 Giugno 2017. A questo punto Carles Puigdemont, che è il Presidente della Catalonia dal 10 Gennaio 2016 , annuncia che i cittadini Catalani devono poter votare. Si svolgerà un Referendum e la domanda sarà “Vuoi che la Catalonia diventi una Repubblica indipendente?
30) Il Parlamento della Catalonia approva la legge sul referendum del 1 Ottobre 2017. È la legge numero 19/2017. Sono 34 articoli. L’articolo 1 fa riferimento ai diritti civili e politici, economici, sociali e culturali approvati dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 19 Dicembre 1966. L’articolo 4 prevede (comma 4) che, se vinceranno i “SI” “dins els dos dies següents a la proclamació dels resultats oficials per la Sindicatura Electoral, celebrarà una sessió ordinària per efectuar la declaració formal de la independència de Catalunya, concretar els seus efectes i iniciar el procés constituent”. Il comma 5 invece prevede nuove elezioni se vinceranno i “NO”. Sappiamo che hanno stravinto i “SI” e quindi probabilmente lunedì il Parlamento proclamerà formalmente l’indipendenza della Catalonia. Vedremo cosa succederà, senza dimenticare la (assurda!) sentenza della corte costituzionale del 28 Giugno 2010

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