Il Civismo un po’ misterioso di Giuliano Pisapia

Il Civismo un po’ misterioso di Giuliano Pisapia

di Sergio Vicario

I commentatori della politica italiana dei maggiori quotidiani nazionali, dopo aver dato ampio risalto alla rottura tra Giuliano Pisapia e la trimurti di MDP-articolo 1, Bersani, d’Alema, Speranza, hanno iniziato ad interrogarsi su che cosa farà l’ex Sindaco di Milano.

Chi, peraltro, conosce bene Pisapia sa che dietro lo stile gentile ed educato si cela una persona determinata, poco incline a farsi guidare da altri, soprattutto quando è convinto della giustezza delle sue idee.

Quasi nessun commentatore, infatti, scommette su una ricucitura a breve dello strappo, innescato da una frase ‘sfuggita’ a Vasco Errani in occasione di una festa di MDP, che riconosceva a Pisapia il ruolo di leader ma a condizione “di non continuare a rimestare l’acqua” e di dare immediatamente vita alla ‘casa della sinistra’. Ovvero di smetterla di dire che la priorità sia quella di battere le destre e i populisti, invece che il PD di Renzi.

Ad assegnare un ruolo preciso al leader di Campo Progressista è stato Stefano Folli su la Repubblica. “D’ora in poi – scrive il giornalista – il Campo progressista avrà il compito di rappresentare una certa sinistra all’interno del Pd: una sinistra ‘dei sindaci’ in teoria più moderna e dinamica di quella di Orlando, con il suo sapore di vecchio apparato un po’ fuori moda”.

Come l’abbia presa Orlando non è dato sapere, ma è poco ma sicuro che Pisapia non abbia gradito l’essere messo nel recinto renziano, anche se lui, nel suo girare per l’Italia, sul rapporto con i Sindaci di centrosinistra distinti ma non distanti dal Pd, ha costruito buona parte del suo posizionamento politico.

Un posizionamento però molto politicista che finora non si è misurato con le grandi problematiche amministrative riconducibili alla mancanza di risorse e di autonomia decisionale, con cui quotidianamente devono fare i conti i Sindaci di qualsiasi colore, in nome di un’austerità a senso unico, dura con gli enti locali ma lassista con le burocrazie statali.

Ricorre spesso, nei discorsi di Giuliano Pisapia, la parola Civismo, come componente costitutiva di Campo progressista. Gli va sicuramente riconosciuto che da Sindaco inserì nella sua Amministrazione molte persone provenienti dalle professioni, contribuendo a un significativo rinnovamento della politica cittadina anche con la decisione di avere una Giunta per metà al femminile. Tuttavia resta largamente ignota, anche per molti che continuano a guardare con simpatia al suo impegno, se e come condivida i caratteri fondanti del Civismo riconducibili al binomio: responsabilità e autonomia.

Sul referendum sull’autonomia promosso dal Presidente dalla Giunta regionale lombarda, Roberto Maroni, Pisapia ha, però, legittimamente sostenuto che si tratta di ‘una farsa’, senza però pronunciarsi sulla necessità o meno di rivendicare con altri mezzi spazi di reale autonomia su alcune precise materie.

Un tema, tuttavia, messo all’ordine del giorno dal Sindaco di Bergamo, Giorgio Gori e da altri Sindaci del Pd e Civici e ribadito in una recentissima intervista dal Sindaco di Milano Beppe Sala, i quali, oltre a indicare di votare Sì al referendum del 22 Ottobre,  rivendicano maggiori autonomie, non solo per la Regione, come parte integrante della prossima campagna elettorale per il rinnovo della Giunta e del Consiglio della Regione Lombardia.

Se il centrosinistra deve essere portatore di una cultura di governo e non di mera testimonianza identitaria, come sottolinea sempre Pisapia, almeno qui il mistero non potrà essere eluso.

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