Basta con l’accanimento terapeutico sulla Città Metropolitana

Basta con l’accanimento terapeutico sulla Città Metropolitana

di Franco D’Alfonso

Anche quest’anno siamo riusciti a scrivere il numero “zero” nella casella del deficit di previsione  del 2017 della Città Metropolitana di Milano. Soprattutto, abbiamo potuto mantenere in servizio, come annunciato dal Sindaco Beppe Sala qualche decina di precari presenti  da oltre dieci anni e far ripartire le procedure di bando per i lavori di manutenzione su scuole e strade, finanziate da anni e bloccate dai meccanismi delle varie finanziarie.

Lo “schwarz null” mi ha fatto sentire per un giorno come un piccolo Schauble, ma il ritorno allo stato di Paperino è stato pressocchè immediato.

Come delegato al bilancio dovrei essere infatti contento del risultato ed in parte effettivamente lo sono per i lavoratori che non hanno perso il posto di lavoro, per il servizio ai cittadini che prosegue almeno al livello minimo cui si è ridotto, per la collaborazione e la fiducia di dirigenti e lavoratori tutti della Città Metropolitana senza i quali non sarebbe stato nemmeno immaginabile riuscirvi.

Ma non posso non vedere come l’obiettivo minimo centrato corra il serio rischio di restare, come altri, fine a se stesso ed inutile al fine di dare prospettiva politica ed istituzionale ad un nuovo ente che tutti blaterano essere “fondamentale” e nessuno, tranne quanti vivendoci all’interno sono presi da Sindrome di Stoccolma, invece considera realmente rilevante.

Nessuno, a partire dal Governo per proseguire con la Regione, i partiti politici (tutti, destra, sinistra, centro, alternativi, senza distinzione) e perfino i Comuni non solo non hanno provato, fino ad ora, a dare seguito politico alle parole dette per lo più in favore di taccuini e telecamere, ma si sono bellamente adoperati per spartirsene le poche spoglie rimaste . Competenze su strade, trasporti, disabili ed altro ancora sono state prima  private dei fondi (il sistema di controllo del Governo ha certificato che Milano ha ricevuto circa 50 milioni di risorse in meno rispetto al necessario per le funzioni fondamentali delegate), messe a rischio di disservizio verso i cittadini in maniera totalmente inaccettabile ed infine “assorbite” graziosamente da chi, come la Regione Lombardia, è stata tra i protagonisti principali dello strangolamento progressivo della ex Provincia tagliando e ritardando in maniera irresponsabile il trasferimento dei fondi, come nel caso eclatante dei trasporti, pretendendo addirittura di essere riconosciuta come “salvatore del servizio”.

E’ del tutto evidente che non ha più alcun senso continuare a magnificare un futuro ruolo della Città metropolitana di Milano in mancanza di una volontà politica reale a sostenerla. Questa volontà, è bene dirlo con estrema chiarezza, non esiste nel centrodestra, leghista o forzista che sia, avendo una cultura di governo di occupazione del potere che li porta ad essere federalisti o centralisti come liberisti o statalisti a seconda di quale posizione di governo abbiano acquisito: nel nostro caso, il tutto si traduce in un centralismo della Regione Lombardia che sta facendo terra bruciata non solo delle povere Province, ma anche dei Comuni, dei Parchi, delle società di servizio, i cui amministratori sono ridotti ormai da anni a fare anticamera in qualche piano dell’inquietante Palazzo Formigoni in attesa di incontrare qualche onnipotente assessore regionale, sperando che sia almeno della propria provincia per avere qualche speranza di essere ascoltati..

Ma, spiace dirlo ma è così, la responsabilità specifica maggiore nell’occasione è da attribuire al centrosinistra: i governi Renzi e Gentiloni hanno partorito la legge Delrio, diretta responsabile del fallimento della Città Metropolitana.

Ma va anche detto, ad onor del vero, che non è mai emerso qualcosa che somigliasse ad un movimento politico di sostegno alle autonomie locali governate dal centrosinistra stesso. La “linea” è continuata ad essere quella del non disturbare il manovratore, cercando di “tenere tranquilli” amministratori locali e sindaci appellandosi ad un senso di responsabilità che è sempre a senso unico.

E non è un caso che l’iniziativa dei movimenti civici, fatta propria dal Sindaco di Bergamo e candidato alla Regione Giorgio Gori, per una scelta di tipo federalista da rivendicare anche in occasione del prossimo referendum del 22 ottobre, abbia mandato nel totale pallone il Partito Democratico in Lombardia: diviso fra il riflesso pavloviano di dire il contrario dell’avversario e l’iniziativa dei Civici e dei Sindaci Pd per scoprire il bluff leghista e rivendicare poteri più che denari, ha deciso come da tradizione di non decidere.

La Città Metropolitana intesa come ente non è però più un terreno utile di confronto. Proprio per non immiserire ulteriormente il dibattito sulla Città Metropolitana reale, che non solo esiste ma sta assumendo forma ed importanza crescente, è bene che si tolga di mezzo l’orpello della finzione della ex Provincia ribattezzata e subito dopo abbandonata. E’ bene che si abroghi la legge Delrio, che la Provincia di Milano ritorni a chiamarsi come prima e che sia omologata alle altre (quindi basta finzione di Sindaco metropolitano), seguendone l’inevitabile riforma che verrà partorita per tutte le altre cento che, contrariamente a quanto previsto da quella legge, non sono state abolite.

Il tempo di un ente di governo della Città Metropolitana  forse verrà, ma non è più il nostro.

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