Autonomia Sì, ma quella vera!

Autonomia Sì, ma quella vera!

di Emilio Genovesi

Il 20 ottobre sera alle 21 al Circolo Salvadanee  iniziativa del Movimento Civico Regionale chiusa da Giorgio Gori: tema “Autonomia sì, ma quella vera”.

Venerdì 20 è anche l’ultimo giorno utile di dibattito politico sui temi del referendum indetto dal Governo della Regione Lombardia prima di domenica 22, giorno del voto.

Voto scontato per il risultato con la vittoria dei sì, affermano tutti.

Si aspetta solo di capire il numero di votanti.

Come si è già avuto modo di sottolineare il Movimento Regionale Civico  non solo si è espresso per il Sì, ma ha lanciato questa campagna già parecchi mesi fa, con il chiaro obiettivo di non lasciare in mano alla Lega e Maroni la parola d’ordine dell’autonomia e allo stesso tempo  aprire un confronto tra le diverse realtà di governo amministrativo in Lombardia  per una vera riflessione sull’autonomia regionale senza lanciarsi unicamente in proclami a volte velleitari sulla gestione locale  delle risorse, ma costruendo una fattiva proposta di riattribuzione dei poteri e dei livelli di governance nei territori.

Senza questa riorganizzazione poco importa passare da un accentramento romano della gestione delle risorse ad uno di Palazzo Lombardia.

Giorgio Gori e i Sindaci delle maggiori città lombarde hanno fatto propria e rilanciato questa posizione togliendo dalle mani della Lega e di Maroni non solo una giusta parola d’ordine, ma anche un formidabile argomento di campagna elettorale.

Non c’è dubbio, come viene osservato dai dirigenti PD che scelgono l’astensionismo, che il quesito del referendum sia pleonastico e che la Regione Emilia Romagna abbia deciso di aprire simile interlocuzione col Governo anche senza votare.

La domanda che resta è: l’avrebbe fatto senza i referendum lombardo e veneto, che hanno posto il tema all’ordine del giorno? C’è da dubitarne, oltre il fatto che è comunque dubitabile una posizione che chiama all’astensione in un momento di simile distacco dei cittadini dalle forme della democrazia di cui il voto resta la più importante.

E inoltre come si può candidarsi al Governo regionale subito dopo aver rifiutato di schierarsi comunque a difesa del processo di autonomia regionale anche in Lombardia?

Sono passati ormai quasi 30 anni dalle campagne della Lega contro Roma ladrona e il momento sociale e politico in Europa è ben diverso.

La stessa identità degli stati nazionali che da 500 anni costituiscono l’Europa, prima divisa da guerre sanguinose, ora in cerca di faticosa unità è in profonda crisi.

La struttura degli stati nazione  è squassata dalla crisi finanziaria dei sistemi di welfare e attaccata anche nei fondamenti ideologici dalle ondate possenti dei migranti.

Difficile sfuggire alla semplice osservazione che il processo che ne consegue è un più forte attaccamento dei cittadini alle forme di istituzione locali, siano esse le grandi metropoli o le aree regionali omogenee, sperando di trovare in queste una salvaguardia delle antiche sicurezze.

La stesse accelerazioni delle vicende prima scozzesi e poi catalane ne sono un segnale.

Rischia quindi di essere miope sperare in nuove soluzioni di rilancio di forti protagonismi dei governi nazionali tradizionali che ormai non riescono neanche  a garantire politiche vincenti in termini di difesa o gestione dei flussi migratori.

Risposte che probabilmente si possono trovare solo in un intelligente gestione che sappia far dialogare articolazione locale con livello europeo.

Astenersi di fronte a simili domande aperte serve a poco, aprirsi alla ricerca di nuove strade, nuovi paradigmi  e nuove tavole di valori  è un processo inevitabile.

Di questo si vuole discutere il 20 sera, e questa ricerca è alla base della programma che si sta costruendo intorno alla candidatura di Giorgio Gori alla presidenza della Regione Lombardia, candidatura  che il movimento civico sostiene da tempo apertamente.

Con l’iniziativa del 20 sera si chiude una fase, quella che ha impedito alla Lega e a Maroni di costruirsi demagogicamente l’indirizzo della campagna per la rielezione, e si apre un’altra: quella di giocarsi a viso aperto di fronte ai lombardi chiamati al voto per la rielezione del Presidente per quale programma di autonomia della Regione sono pronti a schierarsi.

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