Un Sì per contrastare la strumentalità e l’incoerenza autonomista di Maroni

Un Sì per contrastare la strumentalità e l’incoerenza autonomista di Maroni

di Walter Andreazza

Siamo a poche settimane dalla scadenza referendaria lombarda del prossimo 22 ottobre.

Per chi subisce l’inefficienza di Trenord, per chi è costretto a rivolgersi a prestazioni a pagamento per vedere accolta in tempi non biblici la richiesta di verificare il proprio stato di salute, per chi è logorato dalle attese, lontane dalle civili sopportazioni, negli androni dei pronto soccorso dei nostri ospedali, per i giovani lombardi che si trovano, loro malgrado, in cima alle classifiche della disoccupazione, per….., per……, nulla importa cosa voglia significare questa chiamata alle urne, essendo tutto questo considerato l’ennesimo esercizio della classe “politica politicante”, messo in atto solo per giustificarne la sua presenza, considerata ormai molti, inutile se non addirittura dannosa.

C’è da dire che le due forze politiche che più stanno battagliando su questo referendum, Lega e PD in parte, con i loro approcci, ce la stanno proprio mettendo tutta per accentuare ancor di più questo divario tra il mondo reale e questo modo di fare politica.

Su un fronte, il Governatore Maroni dopo aver occupato l’occupabile in termini di potere e visibilità, tanto da far arrabbiare il suo capopopolo Salvini e ben conscio della mediocrità che ha espresso il suo governatorato, sia rispetto al mantenimento delle funamboliche promesse elettorali  (macroregione del nord, ristorno del 75 % del gettito fiscale, ed altre amenità simili), sia rispetto all’efficacia delle poche azioni strutturali messe in campo, è impegnato alacremente nell’alzare una cortina fumogena per nascondere i deludenti risultati di questo quinquennio, tanto da far rimpiangere, per alcuni, le precedenti gestioni formigoniane (sob!).

Purtroppo quello che invece più sorprende è l’atteggiamento ondivago del PD che, con i suoi Sindaci, capitanati da Giorgio Gori, si schiera per un Si senza se e senza ma, mentre dall’altro con i suoi “top players” politici regionali, declinati sui vari territori, invita addirittura, dopo aver abbandonato le moderazioni iniziali, a disertare le urne.

Per un partito che si vanta, a ragione, di essere la vera opposizione in Italia alla deriva del populismo più bieco, questo comportamento lascia quantomeno perplessi. Le argomentazioni addotte, oltre che essere di contrapposizione nella forma non tanto nella sostanza, puntano su argomenti tutti veri: inutile, costoso, propagandistico; ma lasciano il tema dell’autonomia ai margini del dibattito concedendo un vantaggio di straordinaria efficacia comunicativa alla Lega, che con questi slogan ha abbagliato e continua ad abbagliare l’elettorato non solo di fede. Tutto ciò, altresì, contribuisce a relegare il dibattito su temi semplicistici dove il populismo ed il pressapochismo da bar la fa da padrone e dove la Lega è da sempre maestra.

Prova ne è che in un recente dibattito sviluppatosi in occasione della chiamata a Busto Arsizio dei Sindaci Lombardi a sostegno del SI, il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, ha letteralmente annichilito la platea e tutto l’establishment del centro destra, presente in massa con Maroni in testa, allorquando entrando nel merito del tema referendario, così come viene declinato nel titolo V della Costituzione, che si ricorda modificato su iniziativa del centro sinistra nel 2001, ha elencato le materie e le convincenti motivazioni che devono spingere i lombardi a richiedere al Governo centrale l’autonomia di intervento, per rendere le azioni rivolte all’ambiente, alla ricerca, alla istruzione ed al lavoro più efficaci ed economiche rispetto a quelle adottate in modalità standard per tutto il Paese.

Questo approccio ha consentito di andare oltre togliendo qualsiasi alibi e mettendo in evidenza i disturbi dissociativi di cui soffre Maroni, allorquando nel 2008 con il ruolo di Ministro dello Stato Centrale, rispediva al mittente la richiesta di autonomia presentata da Formigoni,  rispetto alla posizione  che ora assume da Governatore della Lombardia nel richiederla; oppure di mantenere un comportamento onesto e veritiero con i cittadini lombardi quando vengono indicate le materie sulle quali richiedere autonomia, che non potranno mai essere tutte; quando viene sbandierata la possibilità di raggiungere un’autonomia a statuto speciale, impossibile se non con una riforma costituzionale; oppure sulle risorse che miracolosamente verrebbero rese disponibili per i lombardi, si va dai 27 ai 56 mld, pura fantascienza!!

L’imbarazzo della sala, al 95% filo governativa lombarda, è stato più che palpabile, tale: da spingere, l’Assessore Fava nella replica, a giustificare e difendere l’autonomia sprecona siciliana oltre che essere palesemente poco convincente nel contrapporsi politicamente al sindaco di Bergamo; da costringere il prof. Stefano Galli, ideologo ed estensore del quesito, a diffondere un comunicato stampa, post convegno, laddove con un linguaggio da azzeccagarbugli, cercava di avvalorare le strampalate tesi autonomiste illustrate nella mattinata e sbugiardate dallo stesso Gori.

Questo accadimento, non solo simbolico, ha oltremodo rafforzato il convincimento che noi, dell’associazione Movimenti Civici Lombardia, avevamo espresso in tempi non sospetti già il 25 marzo scorso a Milano, in occasione della presentazione ufficiale del nostro Movimento. Nell’illustrazione del nostro Manifesto, Franco D’Alfonso, aveva chiaramente manifestato il nostro orientamento senza alcuna incertezza a sostegno del SI, per non lasciare in mani improprie questa bandiera, simbolo fondante del Civismo, che pone al centro le esigenze delle comunità in cui opera, refrattario ai condizionamenti contro i quali è purtroppo costretto a combattere, per garantire il fine vero del proprio agire in politica.

Con orgoglio e soddisfazione oltre che con un insperato ottimismo ci ritroviamo ora a fianco di Gori e di tantissimi Sindaci del PD a sostenere questa battaglia di verità e nello stesso tempo di orgoglio lombardo, pulito da quel tono di verde che da troppo tempo sta usurpato il vero colore del vessillo della nostra Regione e che nella  continuità di questa straordinaria azione si possa finalmente dare una svolta vera al governo della nostra Lombardia.

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